Il Tirreno

Spariscono i piccoli commercianti. Pallini: «Ma nel turismo c’è ancora un enorme potenziale da sfruttare»

Crisi e inesperienza, negozi in calo

Luca Centini
L’assessore al commercio Luca Pallini
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L’assessore al commercio Luca Pallini

Trentacinque esercizi in meno nel 2009, regge solo il franchising

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 PIOMBINO. Saracinesche che chiudono, nuove attività che subentrano. E la formula del franchising che, almeno nel centro cittadino, sembra resistere. Ma nel 2009 la crisi ha presentato il conto.  Sono 85 le attività commerciali piombinesi che hanno chiuso i battenti lo scorso anno, chiusure solo parzialmente reintegrate con l'apertura di una cinquantina di nuove attività.  Oggi i negozi di Piombino sono 736. Il dato comprende le attività alimentari e non, le farmacie, i tabacchi, fino alle officine auto. A queste si aggiungono 158 attività di bar o ristorante nell'area comunale. I dati, resi noti dall'assessorato al commercio, ci parlano di un saldo negativo di circa 35 esercizi commerciali. Un numero che, per una realtà come quella di Piombino, rappresenta una spia d'allarme da non sottovalutare.  «Il numero è importante, non ci possiamo tappare gli occhi - dice l'assessore al commercio, Luca Pallini - una riflessione è doverosa per capire quali possono essere le cause che hanno generato il saldo negativo». Il 2009 è stato un anno duro per Piombino che resta, in un modo o nell'altro, legata in modo stretto alle attività del polo siderurgico. E' probabile quindi che il prolungato calo produttivo, i mesi di cassa integrazione che hanno interessato centinaia di famiglie piombinesi abbiano prodotto una sensibile contrazione dei consumi. Una sorta di effetto a catena che avrebbe di fatto investito il tessuto commerciale, spingendo alcuni negozianti alla decisione di abbassare la saracinesca. «La crisi si è fatta sentire a Piombino come nel resto del territorio nazionale - commenta Pallini - sicuramente alcuni negozi avranno chiuso perché in sofferenza, ma non credo che questo sia l'unica lettura possibile per interpretare il saldo negativo. Le cause che spingono un negoziante a chiudere possono essere molteplici, a partire dai motivi personali. Le attività più strutturate reggono più facilmente il colpo, mentre a rischiare sono i più piccoli che, in una fase di difficoltà, pagano caro la poca esperienza e, magari, un pizzico di improvvisazione».  Preoccupazione, quindi, ma nessun allarmismo. Il quadro tracciato dall'assessore Pallini non è costituito esclusivamente da note negative. «Paradossalmente, in un momento difficile, il turismo in Val di Cornia è in crescita. E in questo settore c'è ancora molto potenziale da sfruttare - spiega - d'altro canto sono anni che il piccolo alimentare è in difficoltà, schiacciato dalla grande distribuzione. Le difficoltà in questa fase si sono acuite. Forse ciò che andrebbe sviluppato di più è il piccolo artigianato, che potrebbe distinguersi e occupare in modo proficuo specifiche nicchie di mercato».

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