Il Tirreno

Da italiano a clandestino per errore

«Se non si risolve questo problema metto una tenda davanti al Comune»

4 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Fino a dicembre era italiano. Con la sua carta d'identità in tasca, gli amici e la fidanzata piombinesi. Questi sono rimasti. Ma ora è clandestino. E tra qualche giorno, probabilmente, anche senza lavoro. Perché a Ernesto José Uceta Imenez il Comune ha tolto la cittadinanza. E ancora oggi, a distanza di quasi cinque mesi, nulla è cambiato.Il giovane dominicano, è ora prigioniero di un errore burocratico commesso 11 anni fa. Quando, dopo che la madre si è sposata con un piombinese, arrivò in Italia insieme alla sorella.  Caro il mio errore. Quando 11 anni fa il Comune dette la cittadinanza a Ernesto José Useta Jimenez e Aurelisa Elizabeth Flores Jimenez, fratello e sorella di Santo Domingo, l'impiegato dell'ufficio anagrafe commise un errore. E i due ragazzi, che oggi hanno 23 e 25 anni, si sono ritrovati con una lettera nella posta che diceva loro di andare in Comune a consegnare i documenti. Perché per quell'errore i due ragazzi non sono più cittadini italiani. Una storia, quella dei due fratelli dominicani, che parte da lontano. Da quando, nel 1989, la loro madre Juliana Ramona Jimenez arrivò in Italia. La donna ottenne la cittadinanza italiana e dopo si sposò con un piombinese. Dopo il matrimonio chiese il ricongiungimento familiare con i due figli, che avevano all'epoca 12 e 14 anni. Quando i due ragazzini arrivarono a Piombino, nel 1997, ottennero il permesso di soggiorno che fu rinnovato una prima volta nel 1999. Quel documento permetteva loro di restare in Italia fino al 2001. Pochi mesi dopo il rinnovo ottennero la cittadinanza. Fu allora che l'impiegato dell'anagrafe di Piombino commise l'errore: scrisse sui documenti che Ernesto José e Aurelisa Elizabeth erano figli di Roberto e della moglie dominicana.  Da italiano a clandestino. Ha studiato nelle scuole di Piombino, è cresciuto tra piazza Bovio e il porticciolo. Ha frequentato corsi di formazione, ha svolto diversi lavori. Ha fatto il lavapiatti in un ristorante, ha cercato di entrare alla Lucchini, con un amico voleva aprire una discoteca a Montegemoli. Ma non può nemmeno provare a chiedere i contributi per l'imprenditoria giovanile, perché non ha nemmeno più i documenti. In mano, un contratto a termine come manovale che scadrà tra pochi giorni. «Non posso nemmeno cercarmi un altro lavoro - racconta Ernesto - perché non ho più neanche la carta d'identità. Da italiano, mi sono trovato clandestino. In Comune mi hanno chiesto di fare le pratiche per chiedere il permesso di soggiorno. Ma non ci penso nemmeno, piuttosto mi metto con una tenda a dormire davanti al municipio». È arrabbiato, Ernesto. Perché è andato a scuola a Piombino, ha lavorato in mezza Italia, ha rincorso i suoi sogni. E ora che ha trovato anche la fidanzata a Piombino, che ha deciso di andare a vivere da solo, di lavorare e mantenersi, non può farlo. Perché non ha più nemmeno i documenti.  «Dopo i corsi di formazione è arrivato il lavoro - racconta il ragazzo - Ho avuto difficoltà come tutti i miei amici, ma ora che avevo anche deciso di andare a vivere da solo, che ho preso una casa in affitto, mi trovo in queste condizioni. Ovviamente, ho difficoltà maggiori rispetto ai miei amici. È più difficile trovarlo, un lavoro, e ora vivo anche con la paura di non riuscire a pagare l'affitto».  Prigioniero a Piombino. Tra qualche giorno sarà senza contratto. Con un affitto da pagare. E senza la cittadinanza. Ernesto José Uceta Jmenez, in queste condizioni, non può nemmeno uscire da Piombino. «Qua conoscono tutti questa situazione - spiega Ernesto - ma se ad esempio una sera volessi andare a Livorno, non posso farlo. Se mi fermano per un controllo cosa dico? Che ero italiano e ora non lo sono più? Che la carta d'identità me l'hanno fatta consegnare in Comune?».  Ernesto è amareggiato. Ma qualche volta ci ride anche su. «L'altro giorno è passato un ragazzo marocchino che conosco - racconta - mi ha detto che aveva il permesso di soggiorno. E mi prendeva in giro, chiamandomi clandestino».  Del caso dei due fratelli dominicani ai quali è stata chiesta indietro la cittadinanza italiana se ne sta occupando l'avvocato Monica Bartolini. «Mi ha detto che la situazione è delicata - spiega il ragazzo - ma io non posso aspettare anni. Voglio continuare a vivere, a votare come ho fatto fino ad adesso, a comportarmi come qualunque altro italiano. L'errore l'ha fatto il Comune, mica dobbiamo pagare io e mia sorella».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino