Il Tirreno

I lupi abitano nel bosco di Montioni

Francesca Lenzi
Un lupo fotografato a Montioni il 15 aprile dell’anno scorso
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Un lupo fotografato a Montioni il 15 aprile dell’anno scorso

Tanta gente all'incontro con i due biologi che li hanno studiati

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PIOMBINO. Un'indagine dedicata al lupo, per sfatare le leggende che lo riguardano e imparare a conoscere l'importanza della sua presenza in natura. Ne hanno parlato - nella saletta della biblioteca di Riotorto - davanti a un pubblico numeroso e attento (tanti anche i bambini) i due biologi Daniela Giustini e Paolo Varuzza.  Si trattava della conferenza dal titolo "I lupi di Montioni". L'incontro è stato organizzato nell'ambito della XXª edizione della Settimana della cultura scientifica, promossa dal Comune di Piombino.  Se Paolo Varuzza ha affrontato l'argomento dei lupi in modo più generale, cercando di fornire informazioni e dati sul predatore presente in gran parte dell'Italia, offrendo anche un quadro piuttosto preciso su come l'opinione pubblica abbia (poca) conoscenza su una tematica che, invece, richiederebbe un'azione concertata di conoscenza, informazione e gestione; Daniela Giustini ha parlato in modo specifico dello studio sostenuto nel parco interprovinciale di Montioni, commissionato da Circondario Val di Cornia.  Durata dal giugno 2008 a luglio 2009, l'indagine ha consegnato una visione chiara sulla presenza, e distribuzione del lupo nel territorio, nonostante gran parte del parco sia nella provincia di Grosseto, quindi fuori dalla zona di competenza affidata dall'incarico.  Il lavoro, che ha visto impegnati i due biologi, ha interessato in particolare due aspetti: conoscere la dieta e determinare la tipologia del branco, se occasionale o stabile, al fine di scoprire il più possibile di questa affascinante specie, talvolta oggetto di pregiudizi e bugie.  Per quanto riguarda l'alimentazione, lo studio ha previsto la ricerca e l'analisi delle fatte, che rappresentano nel comportamento del lupo, solo una parte degli escrementi, lasciati appositamente per marcare il territorio. In base a un lungo processo di osservazione, con percorsi mensili, a piedi o in macchina, di lavatura, essiccazione, e classificazione delle feci, gli studiosi, sono riusciti a definire la dieta dell'animale, costituita per lo più da cinghiale, e solo in piccola parte da ungulati domestici.  L'altra tecnica, utilizzata per scoprire la presenza e il carattere, o meno, riproduttivo del branco, è quella del wolf-howling, procedimento che contempla l'emissione di ululati artificiali. Mediante regolari uscite notturne, attrezzatura alla mano (emettitore, tromba per diffondere le emissioni, microfono e registratore per catturare le eventuali risposte), gli studiosi hanno trasmesso ululati singoli o, preferibilmente doppi, per stimolare la reazione del branco, secondo il concetto che valuta il vocalizzo come una delle attività più importanti nella socialità del lupo.  Grazie a tali procedure, si è riusciti a stimarne la presenza a Montioni, in prima battuta sui 6 individui adulti, e in seguito, sui 6 adulti, più 2 cuccioli, sintomo di un branco stabile, che ha presumibilmente scelto il parco come propria tana.  Tra l'altro, Giustini e Varuzza hanno mostrato al pubblico della biblioteca un documento eccezionale, una fotografia di un lupo adulto, scattata tramite foto trappola il 15 aprile 2009. Essenziale, ulteriore, prova del concreto intervento della specie sul territorio.  I biologi hanno infine affrontato anche la spinosa questione degli allevatori, talvolta vittime (ma non così spesso, come si evince dai dati sulla dieta) dei lupi.  Al di là della poca consapevolezza degli strumenti di difesa (assicurazione), solitamente è la burocrazia, eccessivamente lenta e macchinosa, a ostacolare il giusto indennizzo della perdita dei capi.

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