Il presidio
SANITÀ
In Val di Cornia calano le richiestedi risarcimento per danni causati dall'Asl
V.P.
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I numeri delle cause e i costi per avviare le transazioni (fonte Asl)Sono in calo le richieste di risarcimento a carico dell'Asl della zona Piombino Val di Cornia. Il 2009 si è chiuso con dieci sinistri registrati. Nel 2007 furono 26. L'anno dopo 14. Le domande riguardano in larghissima parte danni subiti da pazienti durante trattamenti sanitari. Più raramente extrasanitari (come le cadute accidentali, ad esempio). Quasi sempre il valore della richiesta è inferiore ai 50 mila euro
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PIOMBINO. Sono in calo le richieste di risarcimento a carico dell'Asl della zona Piombino Val di Cornia. Il 2009 si è chiuso con dieci sinistri registrati. Nel 2007 furono 26. L'anno dopo 14. Le domande riguardano in larghissima parte danni subiti da pazienti durante trattamenti sanitari. Più raramente extrasanitari (come le cadute accidentali, ad esempio). Quasi sempre il valore della richiesta è inferiore ai 50 mila euro.
Nella casistica si susseguono guai seri e meno. Come lo smarrimento delle dentiere.
«Può sembrare strano - spiegano fonti aziendali - ma è una situazione frequente. Capita che gli anziani ricoverati ripongano le protesi sotto un cuscino o sotto il materasso. E di conseguenza, quando avviene il cambio biancheria, tutto finisce in lavanderia».
Fa sorridere meno l'incisione dell'uretere durante l'intervento per asportare una cisti. O la rottura di un dente in fase di intubazione. Episodi accaduti a Villamarina.
Tra le richieste che superano il valore dei 50 mila euro, le stesse fonti indicano i postumi per lo scivolamento dovuto ad una pozzanghera e il trauma cranico provocato dalla caduta di un paziente «non autorizzato a deambulare». In questo caso i familiari hanno accusato il personale di omessa vigilanza.
L'Asl tiene ad evidenziare che si tratta di richieste, che le somme non sono state accordate e che la verifica è in corso. Sottolinea anche che, se nello scorso anno tutte le domande di indennizzo sono rimaste sotto i 50 mila euro, dipende da due elementi: la scarsa gravità del sinistro lamentato e soprattutto l'introduzione, da qualche mese, della conciliazione.
La procedura scatta per importi inferiori e negli intenti permette di chiedere rimborsi evitando l'apertura del contezioso davanti ai giudici. Tempi ragionevoli, iter semplificato e niente spese legali. Per accedere, il cittadino deve comunque pagare una tariffa fissa che varia dai 16 ai 400 euro a seconda della somma che si chiede.
L'utente che pensa di aver subito un danno, sia a carattere sanitario che extrasanitario sottostante il tetto dei 50, in prima battuta deve presentare la domanda all'ufficio legale. Se non riceve risposta entro 60 giorni o la riceve negativa, può andare da un legale o provare col conciliatore. Con una persona, cioè, individuata «per caratteristiche di neutralità, indipendenza e con esperienza in tecnica di comunicazione e mediazione». Nell'Asl 6 ne operano due. I loro nomi sono stati attinti da un albo specifico.
Il conciliatore non ha potere decisionale. Deve aiutare a trovare un accordo tra le parti. Sulla carta, il tentativo di conciliazione si conclude entro un mese dall'apertura della pratica. E se c'è intesa, il danno viene liquidato al massimo entro 60 giorni.
Se l'accordo non c'è, il cittadino può passare alle vie legali ordinarie con un procedimento civile. Quello penale, quando scatta, marcia indipendentemente.
Nella casistica si susseguono guai seri e meno. Come lo smarrimento delle dentiere.
«Può sembrare strano - spiegano fonti aziendali - ma è una situazione frequente. Capita che gli anziani ricoverati ripongano le protesi sotto un cuscino o sotto il materasso. E di conseguenza, quando avviene il cambio biancheria, tutto finisce in lavanderia».
Fa sorridere meno l'incisione dell'uretere durante l'intervento per asportare una cisti. O la rottura di un dente in fase di intubazione. Episodi accaduti a Villamarina.
Tra le richieste che superano il valore dei 50 mila euro, le stesse fonti indicano i postumi per lo scivolamento dovuto ad una pozzanghera e il trauma cranico provocato dalla caduta di un paziente «non autorizzato a deambulare». In questo caso i familiari hanno accusato il personale di omessa vigilanza.
L'Asl tiene ad evidenziare che si tratta di richieste, che le somme non sono state accordate e che la verifica è in corso. Sottolinea anche che, se nello scorso anno tutte le domande di indennizzo sono rimaste sotto i 50 mila euro, dipende da due elementi: la scarsa gravità del sinistro lamentato e soprattutto l'introduzione, da qualche mese, della conciliazione.
La procedura scatta per importi inferiori e negli intenti permette di chiedere rimborsi evitando l'apertura del contezioso davanti ai giudici. Tempi ragionevoli, iter semplificato e niente spese legali. Per accedere, il cittadino deve comunque pagare una tariffa fissa che varia dai 16 ai 400 euro a seconda della somma che si chiede.
L'utente che pensa di aver subito un danno, sia a carattere sanitario che extrasanitario sottostante il tetto dei 50, in prima battuta deve presentare la domanda all'ufficio legale. Se non riceve risposta entro 60 giorni o la riceve negativa, può andare da un legale o provare col conciliatore. Con una persona, cioè, individuata «per caratteristiche di neutralità, indipendenza e con esperienza in tecnica di comunicazione e mediazione». Nell'Asl 6 ne operano due. I loro nomi sono stati attinti da un albo specifico.
Il conciliatore non ha potere decisionale. Deve aiutare a trovare un accordo tra le parti. Sulla carta, il tentativo di conciliazione si conclude entro un mese dall'apertura della pratica. E se c'è intesa, il danno viene liquidato al massimo entro 60 giorni.
Se l'accordo non c'è, il cittadino può passare alle vie legali ordinarie con un procedimento civile. Quello penale, quando scatta, marcia indipendentemente.
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