Il Tirreno

Portoferraio Piano del Parco

Parco, ecco cosa si potrà fare

Valentina Landucci
Parco, ecco cosa si potrà fare

Dieci anni di confronto, studi, trattative. Un percorso lunghissimo che con ogni probabilità si concluderà il 22 dicembre con l'approvazione definitiva del Piano del Parco da parte del consiglio regionale. Manca solo il parere della commissione ambiente atteso per mercoledì

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PORTOFERRAIO. Dieci anni di confronto, studi, trattative. Un percorso lunghissimo che con ogni probabilità si concluderà il 22 dicembre con l'approvazione definitiva del Piano del Parco da parte del consiglio regionale. Manca solo il parere della commissione ambiente atteso per mercoledì.

Un piano finalmente operativo, attraverso il quale andare a "sboccare" gli interventi previsti nelle zone protette dell'Elba, e in minima parte anche di Pianosa. Una serie di norme rigorose che, come primo effetto, avranno quello di imporre alle amministrazioni locali l'obbligo di adeguarsi alle previsioni del Parco.
Pianosa. Per la maggior pare inserita in zona di riserva "orientata" (nessuna nuova costruzione e solo interventi di conservazione ambientale) o integrale, per l'isola il Piano prevede residue possibilità d'intervento in ambito agricolo (la parte centrale dell'isola inserita in zona C), compreso il recupero - nell'ambito di uno specifico progetto di riqualificazione - delle strutture carcerarie e dell'abitato e la realizzazione di strutture di foresteria e ricettive a basso carico.

Zona A. Ne fanno parte il Monte Capanne, gli isolotti minori, praticamente tutta l'isola di Montecristo. E'ammessa solo una fruizione naturalistica e comunque contingentata.
Zona B. Sono le zone di parco "fruibile" e rappresentano la maggior parte delle aree protette: il Monte Calamita, il Volterraio, un'ampia fascia intorno al monte Capanne, la zona umida di Mola, ma anche le dune di Lacona. Un'area dove sarà tassativamente vietato costruire, ampliare costruzioni esistenti, o trasformare il territorio (anche attraverso la coltivazione delle aree incolte). Ammesse invece le attività agricole tradizionali, interventi fino alla ristrutturazione edilizia per il patrimonio edilizio agricolo esistente.
Zona C. Si tratta delle aree a vocazione agricola come ad esempio l'area alle spalle di Enfola e Viticcio, o la zona delle Ripalte e in parte di Lacona. Qui il Parco intende riportare l'agricoltura di qualità, compatibile con la protezione ambientale, consentendo interventi di riqualificazione sia agricola che del patrimonio edilizio (anche con ampliamenti ma solo a scopo igienico sanitario).

Zona D. Ne fanno parte gli abitati di Marciana, Poggio e Sant'Ilario, nonché le ex miniere di Rio Marina, Capoliveri e Porto Azzurro, ma anche porzioni di territorio alle spalle delle spiagge di Sansone, Viticcio e Biodola. Un'area di sviluppo, con possibilità anche edificatorie, a cominciare dagli ecoalberghi, dove sostanzialmente valgono le previsioni urbanistiche dei Comuni.

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