Il Tirreno

PIOMBINO

Consigli di quartiere, le nomine ai partiti

Una seduta del consiglio comunale
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Una seduta del consiglio comunale

Aspra polemica in Consiglio sulle modifiche allo statuto comunale - approvate solo dalla maggioranza (Pd, Idv e SeL) - che riguardavano, in modo particolare, l'introduzione dei consigli di quartiere al posto delle Circoscrizioni, cancellate di fatto con la legge finanziaria dell'ultimo governo Prodi per i Comuni con popolazione inferiore ai 100mila abitanti.

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PIOMBINO. Aspra polemica in Consiglio sulle modifiche allo statuto comunale - approvate solo dalla maggioranza (Pd, Idv e SeL) - che riguardavano, in modo particolare, l'introduzione dei consigli di quartiere al posto delle Circoscrizioni, cancellate di fatto con la legge finanziaria dell'ultimo governo Prodi per i Comuni con popolazione inferiore ai 100mila abitanti.

La proposta della giunta, presentata dall'assessore al decentramento Sergio Giorgi, prevedeva l'introduzione dei consigli di quartiere come esclusivi organi di partecipazione e non di governo. Così è stata inserita anche una modifica dell'articolo 45 del vecchio statuto che prevedeva l'elezione diretta dei consigli di Circoscrizione, sostituita con una composizione determinata dai rappresentanti dei partiti e delle liste presenti in Consiglio, in proporzione percentuale ai voti ottenuti in ciascun quartiere. Lo stesso assessore ha precisato di avere già consegnato ai responsabili dei partiti lo schema con quale dovrebbero essere attribuiti i consiglieri.

L'opposizione, con Luigi Coppola dell'Udc, Torrino Checcoli del Prc e Giampiero Amerini del Polo di centrodestra, ha vivacemente espresso la sua contrarietà alla nomina dei consiglieri da parte dei partiti, riproponendo invece l'elezione diretta.

La contestazione del Pdl, con il capogruppo Federico Pazzaglia, si è invece concentrata sulla modifica dello statuto che riguardava i revisori dei conti. La proposta della giunta prevedeva infatti un unico collegio per il Comune e la società Patrimoniale, mentre il Pdl ne avrebbe voluti due nettamente separati.

La proposta del Pdl non è stata raccolta nell'intervento sindaco Anselmi, che ha in buona sostanza sostenuto che non c'è nessuna separazione tra l'amministrazione comunale e la Patrimoniale. Il sindaco ha anche ricordato che la decisione di eliminare le Circoscrizioni non era stata a suo tempo condivisa dalla giunta, anche considerando che il costo complessivo del loro funzionamento si limitava a 37mila euro all'anno: «Una cifra da non mettere certo in crisi il bilancio». Tuttavia Anselmi ha anche sottolineato il ruolo di promozione della partecipazione dei quartieri, raccomandando che nel regolamento «sia evitato di conferire competenze che possano rallentare le pratiche dei cittadini».

Ma il dibattito si acceso soprattutto quando si è trattato di passare al voto sulle modifiche statuarie, con due opzioni suggerite dal segretario comunale: voto su singolo articolo o voto in blocco sugli emendamenti. La maggioranza ha scelto compatta la strada del voto in blocco.
Duro lo scontro durante le dichiarazioni di voto. «Smontiamola sul fatto che democrazia voglia dire votare - ha sostenuto il capogruppo del Pd Claudio Capuano - Da nessuna parte della storia umana il concetto di democrazia si è tradotto in votare. Democrazia vuol dire la forza del popolo e partecipazione e i quartieri sono strumento di partecipazione». Dai banchi dell'opposizione altrettanto vigorosa la reazione dell'Udc Coppola, che ha accusato la giunta di far prevalere la forza dei numeri anziché discutere sulle idee e ricercare soluzioni condivise.

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