Il Tirreno

Piombino

Sconto di 10 milioniper le bonificheCade l'alibi Dalmine

Giorgio Pasquinucci
I lavoratori della Dalmine in corteo contro la chiusura
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I lavoratori della Dalmine in corteo contro la chiusura

La vertenza Dalmine potrebbe essere ad un punto di svolta. Il ministero dell'Ambiente - secondo quanto dichiarato ieri mattina il sindaco Gianni Anselmi - è infatti disponibile ad abbattere di 10 milioni gli oneri che l'azienda dovrebbe pagare per le bonifiche e la messa in sicurezza della falda

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PIOMBINO. La vertenza Dalmine potrebbe essere ad un punto di svolta. Il ministero dell'Ambiente - secondo quanto dichiarato ieri mattina il sindaco Gianni Anselmi - è infatti disponibile ad abbattere di 10 milioni gli oneri che l'azienda dovrebbe pagare per le bonifiche e la messa in sicurezza della falda. Un fatto che metterebbe la Dalmine di fronte alle proprie responsabilità rispetto al piano dei tagli che prevede la chiusura del tubificio piombinese.
La disponibilità, caldeggiata dall'amministrazione comunale, è emersa nel corso di alcuni contanti che lo stesso sindaco ha avuto col ministero. «Non ho potuto darne notizia nel corso del consiglio comunale sulla Dalmine - spiega Anselmi - perché la notizia non era ancora del tutto certa».
Alla vigilia dell'incontro che si svolgerà domani tra le Regioni e il ministro dello Sviluppo economico Scajola (al quale parteciperà lo stesso Anselmi invitato dall'assessore regionale Simoncini), la proposta ha acquistato però consistenza. Anselmi ne spiega anche i particolari.
La Dalmine, sulla base dell'ipotesi di transazione prevista nell'accordo di programma firmato nel dicembre del 2008, avrebbe dovuto pagare 9,5 milioni per le bonifiche delle discariche, 9,5 milioni per il danno ambientale e 7,5 per il progetto di messa in sicurezza della falda (Mise).
Nel contempo - come è noto - era in corso una trattativa tra Dalmine e Demanio per il rinnovo delle concessioni dei terreni che, secondo gli stessi dirigenti, sta giungendo ad una soluzione soddisfacente. L'accordo che sta per essere firmato prevede il rinnovo della concessione per 6 anni più 6, ma anche la restituzione di circa il 50% dei terreni occupati dall'industria. L'area assegnata al tubificio passerà infatti da 77 a 33 ettari, liberando l'intera fascia tra i capannoni e la Geodetica. Ed è proprio sulla base del ridimensionamento delle aree che il ministero è disponibile a rivedere i costi delle bonifiche.
Come? «Il conteggio del danno ambientale - spiega il sindaco - scenderebbe da 9,5 a 4 milioni. E' stata anche concordata una riduzione del contributo Dalmine al progetto Mise, che passerebbe da 7,5 milioni a 2,9 milioni di euro. Rimarrebbero i 9,5 milioni per la bonifica delle discariche che però l'azienda si è dichiarata disponibile a sostenere».
«Questo - precisa ancora Anselmi - calcolando i costi del Mise sulla base dello studio attuale, senza dunque tener conto del suo ridimensionamento, come abbiamo chiesto insieme a Regione e Provincia. Inoltre i 4 milioni che a questo punto Dalmine dovrebbe pagare per il danno ambientale potrebbero essere ulteriormente compensati da investimenti che abbiano una rilevanza ambientale, mentre i 2,9 richiesti per il Mise poterebbero ridursi in presenza di autonomi interventi fatti a protezione della falda idrica».
«A questo punto possiamo dire di aver fatto tutto il possibile e che sono i privati a dover ora mettere in campo le proprie idee con la massima chiarezza», sostiene Anselmi. Qualche accenno polemico anche sulla questione delle infrastrutture: «Ci siamo battuti in questi anni per difendere il patrimonio industriale ed approvare una serie di atti urbanistici che vanno in questa direzione e in quella del risanamento. Stiamo lavorando per il primo banchinamento del porto, la rimodulazione dell'accordo di Bagnoli e la 398. Non si può certo dire che il Comune è stato fermo».
Un messaggio chiaro anche ai dirigenti Tenaris-Dalmine. «La proposta del ministero mi sembra compatibile con le possibilità dell'azienda, inserita in un Gruppo solido. Se accetta, la vicenda si può concludere e iniziare a parlare di prospettive industriali».

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