Il presidio
CAMPO NELL'ELBA
«Resterai sempre nei nostri cuori»
Valentina Landucci
◗
Luca Tiberto, la piccola vittima dell’incidente di lunedì pomeriggio a CampoAppeso al cancello della scuola media Giusti, ieri mattina, c'era un cartoncino bristol bianco. Con le matite colorate Sara e Giulia hanno scritto «Resterai nei nostri cuori». Sono due compagne di classe di Luca Tiberto. Un piccolo gesto, il segnale del grande sconcerto che la notizia della morte del piccolo ha provocato in tutta la città
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CAMPO NELL'ELBA. Appeso al cancello della scuola media Giusti, ieri mattina, c'era un cartoncino bristol bianco. Con le matite colorate Sara e Giulia hanno scritto «Resterai nei nostri cuori». Sono due compagne di classe di Luca Tiberto. Un piccolo gesto, il segnale del grande sconcerto che la notizia della morte del piccolo ha provocato in tutta la città.
Il corpo di Luca è ancora a disposizione dell'autorità giudiziaria che comunque non ha disposto l'autopsia. Forse oggi si saprà quando si terranno i funerali.
Per quel giorno il sindaco di Campo, Vanno Segnini, in accordo con tutta la giunta, ha deciso di indire il lutto cittadino: i negozi resteranno chiusi e tutta Campo prenderà parte alla cerimonia di addio al piccolo. Una scelta legata non solo al fatto che il papà di Luca, Yuri Tiberto, è un consigliere comunale. L'intera famiglia Tiberto è da anni un punto di riferimento per la comunità campese, e troppo grande è il dolore per la perdita di una vita appena sbocciata.
Da lunedì pomeriggio l'intera città ha perso il sorriso e ieri mattina, nei bar, nelle panetterie, al supermercato, non si parlava d'altro. Un sussurro rispettoso, pieno di incredulità.
«Povero piccolo... ma lo porteranno qui in chiesa?». Si domanda un'anziana davanti alla parrocchia. «Ma come ha fatto?» chiede una giovane mamma con le buste della spesa in mano all'uscita del supermercato. «Uno stupido gioco» le risponde l'amica.
Un gioco o forse una sfida quella di Luca. Il voler dimostrare di essere bravo a saltare dal terrazzo. Un gioco che aveva già fatto, ma dal balcone del primo piano dell'hotel di famiglia, il Marina 2 a La Foce. Un gioco fatale di cui non ha saputo valutare le conseguenze.
Ieri mattina, subito dopo la prima campanella, il preside dell'istituto comprensivo di Campo, Ivo Gentili, dove Luca frequentava la prima media, ha voluto incontrare i suoi ragazzi. «Li ho convocati tutti in aula magna - racconta - non mi era preparato un discorso ma ho voluto far capire quanto fossimo scossi dall'accaduto. Negli occhi di tutti ho letto tristezza, dolore e sconcerto». Una tragedia assurda e incomprensibile per Gentili che per primo, insieme ai ragazzi e al personale della scuola, ha chiesto il lutto cittadino. «Dai nostri studenti - continua - è venuta anche un'altra richiesta spontanea che abbiamo subito accolto. A Luca piaceva giocare a calcio, ogni anno lo ricorderemo con un torneo di calcetto». Un bambino intelligente, così lo descrivono il preside e le insegnanti. «Portato per le scienze - raccontano - ma con una mente aperta a tutto. Nelle attività scolastiche era sempre il primo ad avere una parola di incoraggiamento per gli altri, era intraprendente, sveglio. E soprattutto lo caratterizzava un atteggiamento da bambino più grande, sempre molto razionale, quasi come un adulto». Cosa che forse rende ancora più inspiegabile il gesto che lo ha ucciso, l'assurda volontà di dimostrare qualcosa al fratello più grande, Francesco, con un salto nel vuoto da sei metri e mezzo d'altezza.
Il corpo di Luca è ancora a disposizione dell'autorità giudiziaria che comunque non ha disposto l'autopsia. Forse oggi si saprà quando si terranno i funerali.
Per quel giorno il sindaco di Campo, Vanno Segnini, in accordo con tutta la giunta, ha deciso di indire il lutto cittadino: i negozi resteranno chiusi e tutta Campo prenderà parte alla cerimonia di addio al piccolo. Una scelta legata non solo al fatto che il papà di Luca, Yuri Tiberto, è un consigliere comunale. L'intera famiglia Tiberto è da anni un punto di riferimento per la comunità campese, e troppo grande è il dolore per la perdita di una vita appena sbocciata.
Da lunedì pomeriggio l'intera città ha perso il sorriso e ieri mattina, nei bar, nelle panetterie, al supermercato, non si parlava d'altro. Un sussurro rispettoso, pieno di incredulità.
«Povero piccolo... ma lo porteranno qui in chiesa?». Si domanda un'anziana davanti alla parrocchia. «Ma come ha fatto?» chiede una giovane mamma con le buste della spesa in mano all'uscita del supermercato. «Uno stupido gioco» le risponde l'amica.
Un gioco o forse una sfida quella di Luca. Il voler dimostrare di essere bravo a saltare dal terrazzo. Un gioco che aveva già fatto, ma dal balcone del primo piano dell'hotel di famiglia, il Marina 2 a La Foce. Un gioco fatale di cui non ha saputo valutare le conseguenze.
Ieri mattina, subito dopo la prima campanella, il preside dell'istituto comprensivo di Campo, Ivo Gentili, dove Luca frequentava la prima media, ha voluto incontrare i suoi ragazzi. «Li ho convocati tutti in aula magna - racconta - non mi era preparato un discorso ma ho voluto far capire quanto fossimo scossi dall'accaduto. Negli occhi di tutti ho letto tristezza, dolore e sconcerto». Una tragedia assurda e incomprensibile per Gentili che per primo, insieme ai ragazzi e al personale della scuola, ha chiesto il lutto cittadino. «Dai nostri studenti - continua - è venuta anche un'altra richiesta spontanea che abbiamo subito accolto. A Luca piaceva giocare a calcio, ogni anno lo ricorderemo con un torneo di calcetto». Un bambino intelligente, così lo descrivono il preside e le insegnanti. «Portato per le scienze - raccontano - ma con una mente aperta a tutto. Nelle attività scolastiche era sempre il primo ad avere una parola di incoraggiamento per gli altri, era intraprendente, sveglio. E soprattutto lo caratterizzava un atteggiamento da bambino più grande, sempre molto razionale, quasi come un adulto». Cosa che forse rende ancora più inspiegabile il gesto che lo ha ucciso, l'assurda volontà di dimostrare qualcosa al fratello più grande, Francesco, con un salto nel vuoto da sei metri e mezzo d'altezza.
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