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L’azienda spiega i rincari
«Acqua, bollette dell'Asa più salatema l'utente non pagherà per i morosi»
Giorgio Pasquinucci
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Fabio Baldassarri presidente del comitato di sorveglianza dell’AsaLe bollette dell'acqua aumenteranno, questo è sicuro. Ma, secondo Fabio Baldassarri, presidente del comitato di sorveglianza dell'Asa, questo non ha niente a che vedere con una presunta intenzione dell'azienda di spalmare su tutti gli utenti la morosità di chi finora non ha pagato. «Ci sono due non sensi in questa interpretazione
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PIOMBINO. Le bollette dell'acqua aumenteranno, questo è sicuro. Ma, secondo Fabio Baldassarri, presidente del comitato di sorveglianza dell'Asa, questo non ha niente a che vedere con una presunta intenzione dell'azienda di spalmare su tutti gli utenti la morosità di chi finora non ha pagato. «Ci sono due non sensi in questa interpretazione - spiega - Il primo è che sarebbe una truffa: l'azienda non può rovesciare i debiti dei clienti morosi su tutti gli altri. La seconda è che comunque il credito da recuperare costituisce una voce attiva del bilancio».
All'origine del caso - che ha lasciato perplessi i cittadini - una delibera dell'Ato (organismo in cui sono rappresentati tutti i Comuni del bacino) che ha riconosciuto all'Asa l'esistenza di uno sbilanciamento tra i ricavi previsti e quelli effettivamente conseguiti, autorizzandola a recuperare nel triennio 6 milioni di euro del fatturato attraverso un aumento delle tariffe. Incrementi che comunque non potranno superare il tetto del 5% annuo, oltre l'inflazione.
«Su questo la morosità non c'entra - insiste Baldassarri - E' molto facile che ci sia infatti uno scarto tra i costi preventivati e quelli effettivi: basti pensare ai costi di un aumento contrattuale dei dipendenti, ad un aumento dell'energia elettrica o addirittura a un consumo più virtuoso dell'acqua potabile».
Più nel merito Baldassarri non entra, precisando che il suo è un compito di vigilanza. Ammette però che all'Asa fino a qualche anno qualche problema c'era. Della gestione di questi due ultimi anni cita però alcuni fatti nuovi: le dimissioni di tutto il consiglio di amministrazione e il suo rinnovo, l'accordo paraziendale tra i Comuni e l'Iride Spa (al 40% in Asa), il rinnovo della convenzione con l'Ato, l'aumento di capitale e, infine l'apertura di un credito con il Monte dei Paschi per circa 200 milioni di euro per effettuare gli investimenti previsti.
«In realtà contiamo di arrivare al pareggio col bilancio 2010 - sostiene Baldassarri - e non ci sarebbe bisogno urgente neppure di quei 6 milioni per ottenerlo. Già l'andamento semestrale del bilancio indica un attivo di 1,5 milioni. Questo perché, grazie al recupero della morosità, paghiamo meno gli interessi bancari». Tra il 31 dicembre 2008 e l'agosto di quest'anno, l'Asa sostiene di aver recuperato circa 21,5 milioni dagli utenti morosi degli oltre 55 che vantava. Questo grazie ad una politica più intransigente: non paghi, ti sigillo il contatore.
«Ma non scherziamo - dice Baldassarri - i debiti ci sono sempre stati, solo che prima venivano ripianati dai Comuni e ripartiti nella fiscalità generale. E' fisiologico che ce ne siano in un'azienda come la nostra che paga tutti i mesi gli stipendi e le forniture, fornisce in anticipo l'acqua ma fattura tre mesi dopo».
Si è parlato del 3%, ma di quanto in buona sostanza aumenteranno le tariffe? «Questo non lo sappiamo - conclude il presidente - E' bene precisare che è l'Ato a fissare le tariffe e non ha ancora deliberato in merito. Da parte mia concordo sul fatto che l'acqua sia un bene primario, ma ci sono dei costi. Si tratta di stabilire chi deve sostenerli. A mio parere i consumi devono pagarli gli utenti, mentre gli investimenti dovrebbero essere sostenuti attraverso la fiscalità».
All'origine del caso - che ha lasciato perplessi i cittadini - una delibera dell'Ato (organismo in cui sono rappresentati tutti i Comuni del bacino) che ha riconosciuto all'Asa l'esistenza di uno sbilanciamento tra i ricavi previsti e quelli effettivamente conseguiti, autorizzandola a recuperare nel triennio 6 milioni di euro del fatturato attraverso un aumento delle tariffe. Incrementi che comunque non potranno superare il tetto del 5% annuo, oltre l'inflazione.
«Su questo la morosità non c'entra - insiste Baldassarri - E' molto facile che ci sia infatti uno scarto tra i costi preventivati e quelli effettivi: basti pensare ai costi di un aumento contrattuale dei dipendenti, ad un aumento dell'energia elettrica o addirittura a un consumo più virtuoso dell'acqua potabile».
Più nel merito Baldassarri non entra, precisando che il suo è un compito di vigilanza. Ammette però che all'Asa fino a qualche anno qualche problema c'era. Della gestione di questi due ultimi anni cita però alcuni fatti nuovi: le dimissioni di tutto il consiglio di amministrazione e il suo rinnovo, l'accordo paraziendale tra i Comuni e l'Iride Spa (al 40% in Asa), il rinnovo della convenzione con l'Ato, l'aumento di capitale e, infine l'apertura di un credito con il Monte dei Paschi per circa 200 milioni di euro per effettuare gli investimenti previsti.
«In realtà contiamo di arrivare al pareggio col bilancio 2010 - sostiene Baldassarri - e non ci sarebbe bisogno urgente neppure di quei 6 milioni per ottenerlo. Già l'andamento semestrale del bilancio indica un attivo di 1,5 milioni. Questo perché, grazie al recupero della morosità, paghiamo meno gli interessi bancari». Tra il 31 dicembre 2008 e l'agosto di quest'anno, l'Asa sostiene di aver recuperato circa 21,5 milioni dagli utenti morosi degli oltre 55 che vantava. Questo grazie ad una politica più intransigente: non paghi, ti sigillo il contatore.
«Ma non scherziamo - dice Baldassarri - i debiti ci sono sempre stati, solo che prima venivano ripianati dai Comuni e ripartiti nella fiscalità generale. E' fisiologico che ce ne siano in un'azienda come la nostra che paga tutti i mesi gli stipendi e le forniture, fornisce in anticipo l'acqua ma fattura tre mesi dopo».
Si è parlato del 3%, ma di quanto in buona sostanza aumenteranno le tariffe? «Questo non lo sappiamo - conclude il presidente - E' bene precisare che è l'Ato a fissare le tariffe e non ha ancora deliberato in merito. Da parte mia concordo sul fatto che l'acqua sia un bene primario, ma ci sono dei costi. Si tratta di stabilire chi deve sostenerli. A mio parere i consumi devono pagarli gli utenti, mentre gli investimenti dovrebbero essere sostenuti attraverso la fiscalità».
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