Il Tirreno

E’ scomparso ieri mattina

L'Elba piange il partigiano Guglielmo PaciniUno degli ultimi testimoni di piazzale Loreto

Baldo Puccini
L'Elba piange il partigiano Guglielmo PaciniUno degli ultimi testimoni di piazzale Loreto

Fu protagonista di un momento cruciale della storia italiana, a lui il merito di aver evitato lo scempio sul corpo di Claretta Petacci

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SAN PIERO. Era un testimone della storia, quella delle mille contraddizioni che partorisce la guerra. Morte e pietà. Guglielmo Pacini, classe 1923. Un minatore delle cave di granito di San Piero. É morto nel piccolo borgo dove era nato, cresciuto, dove si era ammalato di silicosi.
É morto dove aveva vissuto con la moglie Giuseppina, dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita con la figlia Franca e i nipoti, dove ieri si sono svolti i funerali. Una vita da cavatore prima, da pensionato poi. Era stato partigiano della 120a brigata Garibaldi. Aveva 22 anni, il fucile al posto dello scalpello. Il 29 aprile del 1945 era sul piazzale Loreto. Poche ore prima era scampato a un plotone di esecuzione: i fascisti stavano per fucilarlo, fu liberato e portato nella caserma Ettore Muti vicino al castello Sforzesco. Fuori infuriava la battaglia. Sul piazzale Loreto i cadaveri martoriati di Benito Mussolini e Claretta Petacci uccisi a Dongo, esposti al ludibrio della folla insieme a altri due gerarchi. Mussolini e la Petacci erano stesi a terra: intorno ai due corpi martoriati persone inferocite. Gugliemo era di guardia con altri cinque per un turno di due ore. Momenti difficili come quando dalla folla si avvicinò una donna che esplose cinque colpi sui due cadaveri: uno per ogni figlio morto. Poi i corpi di Mussolini e Petacci vennero appesi a testa in giù: appesi a un traliccio di un distributore di benzina. Claretta Petacci aveva la gonna alzata che le copriva il volto e le scopriva le gambe, era nuda. Fu Carla Voltolina, allora giovane partigiana e poi futura moglie di Sandro Pertini che spezzò, per un attimo, la spirale di odio: con un gesto di pietà decise di dare dignità ai cadaveri chiese una spilla di quelle usate per i capelli per fissare la gonna di Claretta, per evitare l'ultima, inutile, umiliazione e ricoprire il corpo nudo di quella che era stata la compagna del Duce. Non ci pensò un attimo il partigiano Guglielmo. Non ci pensò un attimo: insieme a Voltolina fissò la gonna di Claretta in modo che non le cadesse, le mise la sua borsetta a tracolla. Rimase a Milano fino al 17 maggio, non andò più a piazzale Loreto. Giunse a casa, il 21 maggio, in quella casa che ieri ha lasciato.

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