Operazione antidroga
In carcere il clan elbano dei Marini
Luciano De Majo
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Marino MariniTrafficavano in droga. E per aumentare i profitti, i soldi per comprare la "roba" se li procuravano mettendo a segno furti a ripetizione. Era l'isola d'Elba la terra nella quale operava il "clan Marini"
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PORTOFERRAIO. Trafficavano in droga. E per aumentare i profitti, i soldi per comprare la "roba" se li procuravano mettendo a segno furti a ripetizione. Era l'isola d'Elba la terra nella quale operava il "clan Marini": padre, due figli, genero e nuora, tutti oggetto di custodia cautelare. In tutto, i provvedimenti eseguiti ieri mattina dai carabinieri sono dieci. Dieci persone delle quali tre finite in carcere, cinque agli arresti domiciliari e due colpite da obbligo di dimora.
L'indagine della Procura della Repubblica di Livorno, coordinata dal sostituto procuratore Paola Rizzo, era iniziata a seguito di alcune morti per overdose avvenute all'Elba fra il 2007 e il 2008. Droga tagliata male, secondo gli inquirenti. E da lì sono iniziati gli accertamenti, che hanno poi consentito di risalire agli autori dei furti e dello spaccio di droga. Ieri l'operazione è stata illustrata a Livorno dai carabinieri, dal procuratore della Repubblica Francesco De Leo, oltre che dal magistrato che l'ha direttamente seguita chiedendo le misure cautelari al giudice per le indagini preliminari Paola Caporali, che le ha accolte in gran parte firmando la relativa ordinanza.
I numeri dell'operazione parlano di dieci misure cautelari (fra custodia in carcere, domiciliari e obblighi di dimora) e di 22 perquisizioni domiciliari: 14 all'isola d'Elba e altre 8 nelle province di Perugia, Lucca, Pavia, Piacenza e Milano. Secondo gli inquirenti, le dieci persone colpite dal provvedimento del giudice effettuavano furti nelle abitazioni dei turisti all'Elba e perfino in chiesa e con i proventi dei loro colpi acquistavano in Umbria l'eroina e la cocaina da spacciare all'Elba e nelle diverse località di residenza delle persone arrestate. Quella che, nelle parole del procuratore, era una vera e propria banda, faceva perno su una famiglia di Perugia che trascorreva i mesi estivi all'isola d'Elba, in una casa di proprietà a Portoferraio: è il cosiddetto "clan Marini", il cui capostipite, Marino Marini di 72 anni, è finito ai domiciliari per evidenti ragioni di età. Stessa misura anche per i figli, Andrea e Matteo Marini, rispettivamente 27 e 25 anni, che stanno seguendo programmi di riabilitazione e di recupero. La fidanzata di Andrea Marini, la rumena Cosmina Ciurar, 27 anni, ha avuto l'obbligo di dimora a Perugia.
E' finito in carcere, invece il serbo di 34 anni Ivan Markovic, fidanzato di una figlia di Marini estranea all'indagine. Secondo gli inquirenti, sarebbe lui ad aver messo a segno il furto al museo della chiesa della Misericordia di Portoferraio. Un'azione sacrilega che fruttò un bottino di circa 200mila euro.
Sono scattati gli arresti domiciliari, poi non applicati per il condensarsi di alcuni tecnicismi normativi, per Marilena Barbetti, un'elbana alla quale oltre allo spaccio di droga sono state contestate anche le lesioni come conseguenza di altro reato. In altre parole, la donna avrebbe spacciato la droga che mandò in overdose un tossicodipendente, che poi riuscì a salvarsi.
Da segnalare, infine, due particolari: l'arresto a Pavia di una persona alla quale sono stati sequestrati ben 1400 francobolli di Lsd e l'abilità mostrata nel trasportare la droga. Usavano taxi e la ingerivano in ovuli. Eludendo così i controlli delle forze dell'ordine.
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