Il Tirreno

Piano choc dell’azienda

Chiude la fabbrica della Dalmine

Giorgio Pasquinucci
Chiude la fabbrica della Dalmine

Il Gruppo Tenaris-Dalmine ha annunciato ieri al coordinamento Fiom, Fim e Uilm un drastico piano di ridimensionamento degli organici che prevede la chiusura del tubificio di Piombino, dove lavorano 125 persone

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PIOMBINO. Il Gruppo Tenaris-Dalmine ha annunciato ieri al coordinamento Fiom, Fim e Uilm un drastico piano di ridimensionamento degli organici che prevede la chiusura del tubificio di Piombino, dove lavorano 125 persone.

Un piano che ha colto di sorpresa i sindacati, che si sono presentati presso la sede della Confindustria di Bergamo ben sapendo che si sarebbero trovati di fronte ad un piano di riorganizzazione, ma non certo di questa entità. A rivelare i contenuti del piano è stato lo stesso coordinamento sindacale in una nota arrivata in serata sulle scrivanie dei quotidiani on-line bergamaschi. Scarse, invece, le notizie trapelate dalla delegazione piombinese presente all'incontro, che invece, per voce del segretario della Fiom Luciano Gabrielli, continua a parlare di «stabilimento in bilico», non dando per scontata l'assenza di margini di trattativa per far rientrare i dirigenti del Gruppo Tenaris-Dalmine dalle decisioni contenute nel piano.

Il coordinamento sindacale ha comunque deciso immediatamente di reagire proclamando dieci ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo a partire da giovedì. A Piombino è stata convocata un'assemblea dei lavoratori che si svolgerà stamani alle 10 all'interno dello stabilimento, alla quale seguirà una manifestazione per le vie cittadine.

Secondo il segretario della Fim-Cisl di Bergamo, Ferdinando Uliano, la Tenaris si sarebbe dichiarata disponibile a discutere col sindacato i tagli e altri incontri sono già previsti l'8, il 15 e il 19 ottobre.

Oltre alla grave prospettiva della chiusura dello stabilimento di Piombino, il piano Tenaris prevede un taglio di 717 dipendenti su 2.818 nello stabilimento di Dalmine, 119 su 247 a Costa Volpino 64 su 225 ad Arcore. In totale una riduzione di 1.024 unità sulle 2.814 attualmente in forza all'azienda in Italia.

Ad aggravare la situazione di Piombino, secondo il quadro che ieri è stato dipinto dai dirigenti Tenaris-Dalmine, ci sarebbero ancora i nodi irrisolti dei costi dei danni ambientali, calcolati in 15 milioni dal ministero, delle bonifiche e della messa in sicurezza (Mise) della falda idrica che graverebbero sull'azienda per un importo di altri 15 milioni.

Uno spettro, quello del disimpegno dal tubificio piombinese, che la Tenaris-Dalmine sta agitando fin dai primi mesi dell'anno, sotto la spinta della crisi dell'acciaio che ha costretto il gruppo ad abbattere quasi del 70% la produzione.

Pensionamenti e mobilità hanno ormai ridotto all'osso l'organico dello stabilimento di Piombino. Una piccola ripresa degli ordini aveva consentito a quasi tutto il personale in queste ultime settimane di rientrare, anche se la nube scura della cassa integrazione straordinaria si stava già addensando sugli impianti di Ischia di Crociano.

Prima della crisi della siderurgia la Tenaris-Dalmine aveva in serbo un piano di investimenti che avrebbe dovuto fare di Piombino un polo logistico mondiale dal quale far transitare tutte le produzioni del gruppo dirette in Europa, arricchendo gli impianti con una nuova linea per il rivestimento di tubi in polietilene. Investimenti che la Tenaris-Dalmine già nel febbraio scorso ha però deciso di congelare.

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