Secondo il presidente del consiglio di vigilanza è legittimo chiudere i contatori dopo il preavviso
Bollette Asa, non riscuotere è reato
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Gli uffici dell’Asa e il presidente Fabio BaldassarriPerché l'Asa interrompe l'erogazione dell'acqua agli utenti che ritardano il pagamento della bolletta? Lo spiega al nostro giornale Fabio Baldassarri, presidente del consiglio di sorveglianza, che precisa tuttavia che il compito dell'organismo che dirige non è quello di gestire l'azienda, ma di verificare che il consiglio di gestione operi «in modo tale da evitare ciò che è avvenuto per troppo tempo non si verifichi più».
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PIOMBINO. Perché l'Asa interrompe l'erogazione dell'acqua agli utenti che ritardano il pagamento della bolletta? Lo spiega al nostro giornale Fabio Baldassarri, presidente del consiglio di sorveglianza, che precisa tuttavia che il compito dell'organismo che dirige non è quello di gestire l'azienda, ma di verificare che il consiglio di gestione operi «in modo tale da evitare ciò che è avvenuto per troppo tempo non si verifichi più».
«Il compito affidato dal codice civile al consiglio di sorveglianza - precisa Baldassarri - oltre a quello di nominare il consiglio di gestione e di riferire periodicamente ai soci, è di controllare che i conti dell'azienda tornino».
«In concreto - aggiunge il presidente - il consiglio di sorveglianza non poteva non rilevare come in Val di Cornia (e più o meno nel resto dell'Aato) coloro che non pagavano o lo facevano con ritardo erano da anni intorno al 50%».
Questo secondo Baldassarri spiega perché, nonostante un andamento del conto economico che dal 2004 raggiungeva livelli analoghi a quello di altre aziende, più pesante era la situazione finanziaria.
«Asa - spiega - poteva vantare crediti che bilanciavano una quantità ingente di debiti verso il sistema bancario e i fornitori ma, poiché i crediti non venivano riscossi, per far fronte alle spese si faceva sempre più ricorso all'indebitamento rendendo ogni anno meno sostenibile il pagamento degli oneri passivi. Si correva il rischio, in sostanza, di dover fare debiti per pagare gli interessi sui debiti».
Baldassarri ricorda quindi che il consiglio di sorveglianza dal 5 ottobre 2006, in occasione della discussione del bilancio 2007 chiese un intervento diretto dei soci rinviando l'approvazione all'assemblea, che approvò il bilancio e una ricapitalizzazione, «chiedendo in pari tempo al nuovo consiglio di gestione un'amministrazione attenta di cui ha fatto parte, con risultati positivi, la riscossione dei crediti e il conseguente recupero di ingenti risorse».
Secondo Baldassarri il consiglio di sorveglianza non poteva non impegnarsi a verificare il rispetto delle decisioni dell'assemblea dei soci. «Omissione vi sarebbe stata nella riscossione dei crediti, fino al profilo penale. L'interruzione di servizio pubblico è un reato, se non fossero stati rispettati profili ben precisi. Ma così non è stato - sostiene Baldassarri - Nessuno si è mai azzardato a provare il contrario, e nessuna azione giudiziaria ha avuto corso in merito alla chiusura dei contatori per inadempienza contrattuale».
«Un profilo facilmente riconoscibile, per verificare la congruità dell'intervento, è difatti che dal mancato pagamento della bolletta alla chiusura del contatore passano non meno di 90 giorni. Un altro profilo è che 30 giorni prima della chiusura, all'amministratore condominiale o al singolo utente viene trasmesso l'avviso di chiusura. In questi ultimi 30 giorni il titolare della bolletta deve avere il buon senso di avvisare Asa, se paga in prossimità della scadenza, cautelandosi dall'eventualità che banca o le Poste non abbiano il tempo di dare comunicazione prima che l'impresa cui è affidato il servizio chiuda il contatore».
Baldassarri ricorda anche che, nel caso dell'accumulo di pendenze da parte dell'utente, Asa non può annullare il suo credito. Nel 2008 è stato chiarito che l'azienda è sottoposta alla giurisdizione della Corte dei Conti. Ma al massimo può disporre, attraverso un concordato, la rateizzazione dei pagamenti. Il consiglio è dunque quello di «verificare se non si tratti di mancati pagamenti da parte degli utenti o di amministratori condominali che magari, non disponendo della riscossione di quanto dovuto anche da un solo utente, anziché darne comunicazione agli altri per prendere adeguati provvedimenti, si limitano a trattenere le somme».
«Il compito affidato dal codice civile al consiglio di sorveglianza - precisa Baldassarri - oltre a quello di nominare il consiglio di gestione e di riferire periodicamente ai soci, è di controllare che i conti dell'azienda tornino».
«In concreto - aggiunge il presidente - il consiglio di sorveglianza non poteva non rilevare come in Val di Cornia (e più o meno nel resto dell'Aato) coloro che non pagavano o lo facevano con ritardo erano da anni intorno al 50%».
Questo secondo Baldassarri spiega perché, nonostante un andamento del conto economico che dal 2004 raggiungeva livelli analoghi a quello di altre aziende, più pesante era la situazione finanziaria.
«Asa - spiega - poteva vantare crediti che bilanciavano una quantità ingente di debiti verso il sistema bancario e i fornitori ma, poiché i crediti non venivano riscossi, per far fronte alle spese si faceva sempre più ricorso all'indebitamento rendendo ogni anno meno sostenibile il pagamento degli oneri passivi. Si correva il rischio, in sostanza, di dover fare debiti per pagare gli interessi sui debiti».
Baldassarri ricorda quindi che il consiglio di sorveglianza dal 5 ottobre 2006, in occasione della discussione del bilancio 2007 chiese un intervento diretto dei soci rinviando l'approvazione all'assemblea, che approvò il bilancio e una ricapitalizzazione, «chiedendo in pari tempo al nuovo consiglio di gestione un'amministrazione attenta di cui ha fatto parte, con risultati positivi, la riscossione dei crediti e il conseguente recupero di ingenti risorse».
Secondo Baldassarri il consiglio di sorveglianza non poteva non impegnarsi a verificare il rispetto delle decisioni dell'assemblea dei soci. «Omissione vi sarebbe stata nella riscossione dei crediti, fino al profilo penale. L'interruzione di servizio pubblico è un reato, se non fossero stati rispettati profili ben precisi. Ma così non è stato - sostiene Baldassarri - Nessuno si è mai azzardato a provare il contrario, e nessuna azione giudiziaria ha avuto corso in merito alla chiusura dei contatori per inadempienza contrattuale».
«Un profilo facilmente riconoscibile, per verificare la congruità dell'intervento, è difatti che dal mancato pagamento della bolletta alla chiusura del contatore passano non meno di 90 giorni. Un altro profilo è che 30 giorni prima della chiusura, all'amministratore condominiale o al singolo utente viene trasmesso l'avviso di chiusura. In questi ultimi 30 giorni il titolare della bolletta deve avere il buon senso di avvisare Asa, se paga in prossimità della scadenza, cautelandosi dall'eventualità che banca o le Poste non abbiano il tempo di dare comunicazione prima che l'impresa cui è affidato il servizio chiuda il contatore».
Baldassarri ricorda anche che, nel caso dell'accumulo di pendenze da parte dell'utente, Asa non può annullare il suo credito. Nel 2008 è stato chiarito che l'azienda è sottoposta alla giurisdizione della Corte dei Conti. Ma al massimo può disporre, attraverso un concordato, la rateizzazione dei pagamenti. Il consiglio è dunque quello di «verificare se non si tratti di mancati pagamenti da parte degli utenti o di amministratori condominali che magari, non disponendo della riscossione di quanto dovuto anche da un solo utente, anziché darne comunicazione agli altri per prendere adeguati provvedimenti, si limitano a trattenere le somme».
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