Il Tirreno

piombino

Tor del Sale, sfruttiamo il metano Galsi

Tor del Sale, sfruttiamo il metano Galsi

Legambiente: «Ora il pericolo non è il carbone ma il nucleare»

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. L’Enel ha recentemente annunciato ai sindacati nazionali un piano d’investimenti (2009-2013) che interessano anche la centrale di Tor del Sale. Tuttavia dalla direzione di Roma è stata negata l’esistenza di un progetto, anche se in qualche cassetto deve pur esserci sempre il vecchio piano per la riconversione a carbone, a suo tempo caldeggiata dall’ex ad Scarone. Un nodo, quello del futuro di Tor del Sale, che l’Enel sostiene di voler sciogliere d’intesa con la Regione, con il quale sarebbe già aperto un confronto. Oltre al carbone, da più parti, in queste ultime settimane, è stata avanzata (vedi Confindustria) addirittura anche l’ipotesi di costruire a Piombino una centrale nucleare. Il sindaco Gianni Anselmi ha recentemente ribadito la sua contrarietà al carbone e, prendendo atto della mancanza delle volontà dell’Enel per una riconversione a metano, ha avanzato l’ipotesi della dismissione della centrale per riconvertirla «con finalità più compatibili con la vocazione turistica che il Comune intende dare al territorio».

Una dichiarazione che a Legambiente Toscana appare pleonastica, visto che «la decisione di chiudere la centrale “Tor del Sale” è già stata presa con le direttive europee 2003/87 e 2004/101 e con il conseguente decreto legislativo del 4 aprile 2006, e la definitiva deliberazione del ministero dell’Ambiente del 27 novembre del 2008». Per Legambiente la centrale ha dunque un futuro già segnato: quello della chiusura. Le direttive europee recepite dal ministero dell’Ambiente «stabiliscono in modo perentorio l’assegnazione delle quote di produzione della CO2 per ogni singolo impianto produttivo, con riferimento al Protocollo di Kyoto; e per “Tor del Sale” - sostiene Legambiente - fin dal 2003 si prevede una drastica diminuzione delle emissioni, tanto da prevederla per il 2012 fino a 10 volte inferiore a quella del 2008 (da 1 milione 333mila a 133mila tonnellate all’anno di CO2)». L’associazione ambientalista ricorda quindi di aver sostenuto in questi anni l’obiettivo della riconversione a metano della centrale di Tor del Sale, sfruttando la residua quota di emissione di CO2 che aveva ancora assegnata.

«Si sarebbero così create gradualmente - sostiene - le condizioni economiche ideali per lo smantellamento della centrale, per la bonifica del territorio e per uno sbocco occupazionale alternativo per la gran parte degli occupati Enel. L’occasione propizia avrebbe potuto essere il progetto di metanodotto Galsi che dall’Algeria sbarca proprio a Piombino». Per questo obiettivo Legambiente ritiene che sarebbe servito Regione e Comuni concorressero a contrattare quote di utilizzo di metano, anche per riconvertire la centrale. «Invece il metano del gasdotto è già stato tutto prenotato da altre regioni e, oltre alla metanizzazione dell’Elba, la Toscana ha deciso di non giocare la partita». «Il pericolo più grande che vediamo all’orizzonte ora non è il carbone - sostiene a questo punto Legambiente - sia perché non ci sono quote residue di emissione di CO2, sia perché occorre l’assenso degli enti locali, ma il nucleare. E le recenti esternazioni di Confindustria sulla possibilità di un “futuro atomico” per Piombino, non ci rassicurano affatto».

Legambiente chiede dunque a tutte le forze politiche e alle amministrazioni locali «di pronunciarsi nettamente contro la sciagurata opzione nucleare». Invitando Regione e agli enti locali ad riaprire la contrattazione con Galsi, per ottenere quote di metano per usi locali, in vista dell’auspicabile conversione a gas delle centrali della costa toscana.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web