Il presidio
Aziende obbligate a ricontrattare
Cecilia Cecchi
Giro di vite per gli imprenditori già esposti con le banche
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PIOMBINO. Non reggono le Borse ed è soprattutto il pessimismo delle banche a investire - in modo pesante - le piccole imprese di Val di Cornia e isola d’Elba. Al di là dei “grandi nomi” del nostro territorio - Lucchini, Arcelor Mittal, Tenaris - che mettono operai e colletti bianchi in cassa integrazione. La conferma viene da Manuela Minelli, coordinatrice anche per l’Elba della Confederazione nazionale artigianato (Cna). «Abbiamo già fatto appello a livello nazionale - spiega Minelli - per questa, pericolosa, restrizione del credito. Proprio le piccole e medie imprese hanno difficoltà nell’ottenerlo. È il primo, preoccupante effetto della crisi che investe chi non l’ha provocata. Disagi anche per un piccolo fido di 5mila euro. Essendo a rischio l’operazione di rientro - dice - il credito deve essere “ritrattato”, cioè è la stessa banca a rifinanziare con cifre superiori e per periodi più lunghi, invece che in un anno in cinque, in sette, a volte anche 10. Tutti i settori merceologici subiscono un rallentamento negli acquisti e nei pagamenti». Dunque economia in frenata. Anche per Bruno Pietrini, imprenditore piombinese dell’indotto siderurgico: «La tempesta finanziaria internazionale - commenta - sta già avendo riflessi negativi sulla nostra economia reale.
Stiamo assistendo a una repentina stretta creditizia e contrariamente alle informazioni mediatiche - specifica - un rilevante costo del denaro: questi due fattori sono al centro di una grande crisi». Esiste un modo per stare a riparo? «Basterebbe - risponde Pietrini - che le banche erogassero il credito con un costo più basso. Altrimenti le piccole imprese, che hanno bisogno di denaro, saranno presto costrette a chiudere». Sul fronte dell’edilizia, secondo il costruttore Maurizio Berrighi quella presente «è anche una crisi di fiducia che sta interessando in pieno tutta la nostra realtà, per cui l’economia reale è quasi bloccata. L’indotto delle grandi imprese si sta fermando - chiarisce - i consumi calano, in Toscana le opere pubbliche sono ferme, i cantieri dei privati non partono a causa della burocrazia». Tutto questo fa ritenere a Berrighi «che nei prossimi due/tre anni ci saranno grossi problemi anche per la nostra zona». Dunque è vero che i problemi delle banche si riflettono sulla erogazione del credito verso le piccole e medie imprese. «Certo - aggiunge - le piccole imprese che non raggiungono i parametri patrimoniali imposti da Basilea 2 hanno grandi difficoltà di accedere al credito e pagano tassi molto alti. Il problema degli alti tassi lo soffrono anche le imprese più patrimonializzate».
L’unico modo per mettersi “al sicuro”, a detta di Berrighi «è ancora quello di investire ancora una volta nel mattone che non ha mai dato delusioni. Forse i prezzi delle case potranno ripiegare leggermente ma questo comparto storicamente ha sempre dato e darà soddisfazioni con rischi minimi agli investitori». Dei timori delle imprese parla il presidente della Provincia Giorgio Kutufà che conferma come «la tempesta finanziaria, anche da noi, sta interessando tutti, basta vedere la cassa integrazione delle grandi aziende ed il rallentamento dell’attività delle altre». Riguardo alla rarefazione del credito Kutufà ritiene che «non ci sia una preordinata volontà di restringere il credito ma gli affidamenti vengono dati proiettando nel futuro l’azienda e verificandone la capacità di far fronte ai propri impegni». Ancora solo piccole nicchie dove il disagio è meno evidente. Interviene Francesco Iacono, vice presidente dell’azienda fratelli Muratori (responsabile del progetto Arcipelago): «Ormai da qualche anno, con la tenuta Rubbia al Colle - sostiene - siamo presenti a Suvereto.
Quando l’azienda ha deciso, nel ’99, di investire in Val di Cornia, aveva già le sue coperture finanziarie e questa situazione di crisi, come la precedente del 2001, non ha modificato nulla. Lo scorso 12 settembre abbiano inaugurato la nostra cantina. Diversa potrebbe essere la posizione delle vendite visto che i consumi di un bene come il vino, non di lusso ma superfluo, potrebbero essere in contrazione. Sta nelle capacità dei singoli di trovare opportunità e - conclude - se consideriamo il fatturato, per noi, non esiste recessione».
Stiamo assistendo a una repentina stretta creditizia e contrariamente alle informazioni mediatiche - specifica - un rilevante costo del denaro: questi due fattori sono al centro di una grande crisi». Esiste un modo per stare a riparo? «Basterebbe - risponde Pietrini - che le banche erogassero il credito con un costo più basso. Altrimenti le piccole imprese, che hanno bisogno di denaro, saranno presto costrette a chiudere». Sul fronte dell’edilizia, secondo il costruttore Maurizio Berrighi quella presente «è anche una crisi di fiducia che sta interessando in pieno tutta la nostra realtà, per cui l’economia reale è quasi bloccata. L’indotto delle grandi imprese si sta fermando - chiarisce - i consumi calano, in Toscana le opere pubbliche sono ferme, i cantieri dei privati non partono a causa della burocrazia». Tutto questo fa ritenere a Berrighi «che nei prossimi due/tre anni ci saranno grossi problemi anche per la nostra zona». Dunque è vero che i problemi delle banche si riflettono sulla erogazione del credito verso le piccole e medie imprese. «Certo - aggiunge - le piccole imprese che non raggiungono i parametri patrimoniali imposti da Basilea 2 hanno grandi difficoltà di accedere al credito e pagano tassi molto alti. Il problema degli alti tassi lo soffrono anche le imprese più patrimonializzate».
L’unico modo per mettersi “al sicuro”, a detta di Berrighi «è ancora quello di investire ancora una volta nel mattone che non ha mai dato delusioni. Forse i prezzi delle case potranno ripiegare leggermente ma questo comparto storicamente ha sempre dato e darà soddisfazioni con rischi minimi agli investitori». Dei timori delle imprese parla il presidente della Provincia Giorgio Kutufà che conferma come «la tempesta finanziaria, anche da noi, sta interessando tutti, basta vedere la cassa integrazione delle grandi aziende ed il rallentamento dell’attività delle altre». Riguardo alla rarefazione del credito Kutufà ritiene che «non ci sia una preordinata volontà di restringere il credito ma gli affidamenti vengono dati proiettando nel futuro l’azienda e verificandone la capacità di far fronte ai propri impegni». Ancora solo piccole nicchie dove il disagio è meno evidente. Interviene Francesco Iacono, vice presidente dell’azienda fratelli Muratori (responsabile del progetto Arcipelago): «Ormai da qualche anno, con la tenuta Rubbia al Colle - sostiene - siamo presenti a Suvereto.
Quando l’azienda ha deciso, nel ’99, di investire in Val di Cornia, aveva già le sue coperture finanziarie e questa situazione di crisi, come la precedente del 2001, non ha modificato nulla. Lo scorso 12 settembre abbiano inaugurato la nostra cantina. Diversa potrebbe essere la posizione delle vendite visto che i consumi di un bene come il vino, non di lusso ma superfluo, potrebbero essere in contrazione. Sta nelle capacità dei singoli di trovare opportunità e - conclude - se consideriamo il fatturato, per noi, non esiste recessione».
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