Musei e monumenti in ferie il turista resta disoccupato
Federico Lazzotti
Durante il ponte dei Santi non è stato possibile entrare al Castello, al Rivellino e a Cose di ieri
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PIOMBINO. Il cancello che porta al museo del Castello è chiuso dall’interno con un lucchetto. Dentro i mille metri quadri recentemente restaurati c’è - come fa notare la presentazione sul sito del Comune - «la storia della città, dove si possono riconoscere le fasi costruttive sviluppatesi con il passare dei secoli intorno al nucleo originario». Peccato che in questo periodo dell’anno, segnato dal lungo ponte dei Santi, nessun turista, anche il più interessato, possa scoprire, «l’originario splendore di una delle architetture più antiche della città che rappresenta - si legge sempre su Piombino on-line - e uno dei maggiori investimenti mai realizzati dal Comune». Nel nostro tentativo di percorrere un itinerario turistico all’interno del centro storico, il museo del Castello è stato solo l’ultimo che abbiamo trovato chiuso. Prima di questo è toccato al museo Diocesano nella catteddrale di Sant’Antimo dove sono conservate opere e sculture medioevali e un crocifisso del’400; quello privato di via Mozza con le cose di ieri; e il Rivellino, palcoscenico di spettacoli e dibattiti politici.
Ieri mattina, l’unica porta aperta era quella del museo archeologico di Cittadella gestito dalla società dei Parchi: sei euro per entrare e ammirare l’anfora di Baratti con i suoi 132 medaglioni incastonati nell’argento e altre centinaia di reparti. Chi si presenta davanti all’ingresso del Museo della Città, al Castello, trova ad accoglierlo una targa appesa all’inferriata con l’orario d’apertura al pubblico per tutto il 2007. Dal 16 al 24 giugno - spiega la scritta tutta in maiuscolo - specificando, più in basso: da martedì 19 a venerdì 22 dalle 17 alle 20. Sabato 23 e domenica 24 dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 23. E ancora: Dal 18 luglio al 24 agosto sempre dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 23, ma il lunedì è chiuso. Facendo due conti sono quarantasei aperture in tutto l’anno nelle quali è possibile apprezzare «i pannelli, le postazioni informatiche, il film Piombino e la sua storia, le splendide ricostruzioni grafiche, i reperti provenienti dagli scavi archeologici ed esposti nelle vetrine che guidano il visitatore».
E ancora «la spettacolare sala tripla altezza che si apre all’ingresso e alla torre e la terrazza panoramica che offre - dicono le guide - una veduta d’eccezione sull’arcipelago toscano, sulla città e su tutto il territorio». Una porta gialla sbarra invece l’ingresso al museo Diocesano ospitato nei locali accanto alla cattedrale di Sant’Antimo, in via del Coro. «D’inverno - spiega uno dei responsabili - è possibile visitare le stanze il sabato e la domenica dalle 16 alle 18,30». Lo scorso anno furano poco meno di 1500 i visitatori. Le poche risorse economiche per fare un minimo di pubblicità e un progetto per trasferire l’allestimento nella ex caserma della guardia di finanza sono i due nodi da sciogliere il prima possibile. Eppure le sculture medievali e rinascimentali conservate dentro le stanze al piano terra, con particolare attenzione per la produzione dello scultore fiorentino Andrea Guardi, finiscono spesso e volentieri nelle guide, ma - spiega Andrea Panerini - anche gli stessi piombinesi ne ignorano il valore aritistico».
Va peggio a chi vorrebbe visitare sia il Rivellino, la vecchia porta d’accesso alla città, che il museo delle Cose di ieri. Nessun cartello spiega infatti ai possibili visitatori né gli orari d’apertura né eventualmente i numeri telefonici da chiamare per organizzare delle escursioni. Sulla porta del Rivellino c’è solo una targa accanto all’ingresso principale dove si ricorda l’ultimo restauro avvenuto nel 2005 con accanto il logo dei finanziatori: Rotary e Lyons. Non ci resta che andare al museo della Cittadella. La porta per accedere al museo archeologico si apre il sabato e la domenica e nei giorni festivi: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Due piani di allestimento dove serve almeno un’ ora per guardare i reparti archeologici che qui sono conservati. Ci sono le guide scritte e, volendo, una voce registrata che ti accompagna durante il percorso. Il picco dei visitatori? «A febbraio quando ci sono le gite scolastiche e nel mese di agosto» spiega un’addetta al museo. Proprio quando anche il Museo della Città toglie il lucchetto e permette ai turisti di visitare la fortezza.
Ieri mattina, l’unica porta aperta era quella del museo archeologico di Cittadella gestito dalla società dei Parchi: sei euro per entrare e ammirare l’anfora di Baratti con i suoi 132 medaglioni incastonati nell’argento e altre centinaia di reparti. Chi si presenta davanti all’ingresso del Museo della Città, al Castello, trova ad accoglierlo una targa appesa all’inferriata con l’orario d’apertura al pubblico per tutto il 2007. Dal 16 al 24 giugno - spiega la scritta tutta in maiuscolo - specificando, più in basso: da martedì 19 a venerdì 22 dalle 17 alle 20. Sabato 23 e domenica 24 dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 23. E ancora: Dal 18 luglio al 24 agosto sempre dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 23, ma il lunedì è chiuso. Facendo due conti sono quarantasei aperture in tutto l’anno nelle quali è possibile apprezzare «i pannelli, le postazioni informatiche, il film Piombino e la sua storia, le splendide ricostruzioni grafiche, i reperti provenienti dagli scavi archeologici ed esposti nelle vetrine che guidano il visitatore».
E ancora «la spettacolare sala tripla altezza che si apre all’ingresso e alla torre e la terrazza panoramica che offre - dicono le guide - una veduta d’eccezione sull’arcipelago toscano, sulla città e su tutto il territorio». Una porta gialla sbarra invece l’ingresso al museo Diocesano ospitato nei locali accanto alla cattedrale di Sant’Antimo, in via del Coro. «D’inverno - spiega uno dei responsabili - è possibile visitare le stanze il sabato e la domenica dalle 16 alle 18,30». Lo scorso anno furano poco meno di 1500 i visitatori. Le poche risorse economiche per fare un minimo di pubblicità e un progetto per trasferire l’allestimento nella ex caserma della guardia di finanza sono i due nodi da sciogliere il prima possibile. Eppure le sculture medievali e rinascimentali conservate dentro le stanze al piano terra, con particolare attenzione per la produzione dello scultore fiorentino Andrea Guardi, finiscono spesso e volentieri nelle guide, ma - spiega Andrea Panerini - anche gli stessi piombinesi ne ignorano il valore aritistico».
Va peggio a chi vorrebbe visitare sia il Rivellino, la vecchia porta d’accesso alla città, che il museo delle Cose di ieri. Nessun cartello spiega infatti ai possibili visitatori né gli orari d’apertura né eventualmente i numeri telefonici da chiamare per organizzare delle escursioni. Sulla porta del Rivellino c’è solo una targa accanto all’ingresso principale dove si ricorda l’ultimo restauro avvenuto nel 2005 con accanto il logo dei finanziatori: Rotary e Lyons. Non ci resta che andare al museo della Cittadella. La porta per accedere al museo archeologico si apre il sabato e la domenica e nei giorni festivi: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Due piani di allestimento dove serve almeno un’ ora per guardare i reparti archeologici che qui sono conservati. Ci sono le guide scritte e, volendo, una voce registrata che ti accompagna durante il percorso. Il picco dei visitatori? «A febbraio quando ci sono le gite scolastiche e nel mese di agosto» spiega un’addetta al museo. Proprio quando anche il Museo della Città toglie il lucchetto e permette ai turisti di visitare la fortezza.
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