Il Tirreno

Sulla nave in fiamme fumo, pianti e urla

Angela Feo

Il drammatico racconto di uno dei passeggeri a bordo della Sardinia Express

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PIOMBINO. Fumo a bordo, urla, pianti dei bambini, e una nave completamente in balia delle onde, altissime. «Sono stati momenti da incubo, che non dimenticherò mai». A raccontarci di quelle ore di paura è Alessandro Ciabola, uno dei 209 passeggeri del Sardinia Express, il traghetto atteso a Piombino, che si è incendiato al largo della Corsica. Le persone a bordo hanno affrontato un’odissea di 24 ore, prima di poter mettere la parola fine su quel terribile viaggio iniziato a Golfo Aranci.

«Non ne posso più di sentire telegiornali in cui si racconta che era tutto sotto controllo e che non ci sono state scene di panico a bordo - si sfoga Alessandro, infermiere di 26 anni di Grosseto - La verità è che abbiamo vissuto ore di autentico terrore, e molti di noi pensavano che da un momento all’altro avremmo dovuto buttarci in mare». I ricordi di Alessandro cominciano alle 2,30 della notte di mercoledì. Lui e la sua ragazza dormivano sulle poltroncine del ristorante («stare sul ponte era impossibile per il vento fortissimi») quando sono stati svegliati dalle grida “al fuoco!”.

«Appena ho aperto gli occhi ho visto un gran movimento - ci spiega - Membri dell’equipaggio ci hanno intimato di andare sul ponte, senza però spiegarci ciò che stava accadendo. Sentivamo solo il fumo e il forte puzzo. Passeggeri innervositi hanno cominciato a litigarsi le ciambelle che si trovavano sul ponte, finché, nel caos più totale, sono stati distribuiti i giubbetti salvagente». «Quando eravamo già sul ponte - continua Alessandro - ha cominciato, in ritardo, a suonare l’allarme, cosa che ha acuito ancora di più il nostro spavento. I bambini piangevano, le madri tremavano, nessun motore, neanche quello di emergenza, funzionava ed eravamo di notte, in mare aperto in balia delle grosse onde. C’era il rischio che la nave perdesse stabilità, lo stesso equipaggio sembrava molto agitato. Il capitano, durante la notte, non si è mai fatto vedere. Abbiamo sentito la sua voce all’altoparlante, il cui tono era tutt’altro che rassicurante».

Il terrore è continuato fino all’alba, quando, insieme alle prime luci del nuovo giorno, è comparsa l’altra nave della Sardinia, la Mega Express III che, «viste le condizioni del mare, ci ha messo un po’ ad agganciarci». Poco dopo compaiono anche gli elisoccorsi. «Per fare spazio alla squadra dei vigili del fuoco francesi che dovevano scendere sulla nave - dice Alessandro - qualcuno dei passeggeri è dovuto rientrare all’interno, respirando un bel po’ di CO2».

Sono passate 20 ore prima che il traghetto della Sardinia potesse toccare terra. «Ore interminabili, di paura e disagio fisico, senza cibo, con i sanitari inutilizzabili. Quando siamo arrivati a Bastia, alle 18 del giovedì, ci hanno imbarcati su un altro traghetto della compagnia. Ci è stato dato un buono-pasto, ma solo dopo le nostre proteste l’equipaggio ha fatto in modo che alla mensa avessimo la precedenza». Dopo altre 4 ore, finalmente Livorno, dove i passeggeri sono arrivati alle 23 del giorno successivo, al termine di un inferno che Alessandro e la sua ragazza difficilmente dimenticheranno.

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