Il Tirreno

Un super porto per duemila barche alle Terre Rosse

Un super porto per duemila barche alle Terre Rosse

Presentato il progetto per ampliare gli approdi e dare maggiori spazi alla nautica popolare

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PIOMBINO. Un nuovo porto da duemila posti barca, pensato principalmente per la nautica “popolare” e per soddisfare le tante richieste provenienti da piccoli diportisti locali. E insieme il recupero e il risanamento di aree e specchi acquei già esistenti nonché la bonifica e il riuso di vasti terreni dismessi dall’industria siderurgica. Si può riassumere in questi due elementi il progetto per l’ampliamento dell’approdo di Terre Rosse, presentato in questi giorni all’attenzione del Comune da parte delle due società che già gestiscono gli attuali 1.200 posti barca complessivi in quella zona: la cooperativa Circolo nautico Pontedoro e la Cpc. Il progetto, ancora nella fase di illustrazione di massima, vanta numeri impressionanti. Un impegno territoriale complessivo (terra più acqua) di 940mila metri quadrati; la predisposizione di aree per attività produttive di 350mila m³ e di 100mila m³ per la cantieristica; un incremento di 800 posti barca (il 60% dei quali per imbarcazioni oltre i 10 metri) rispetto agli attuali 1.200 localizzati alle Terre Rosse lungo il corso del canale dell’antica bonifica detto Cornia Vecchio e del fosso Cagliana; una previsione occupazionale per 300 addetti.

Tutto per un costo stimato nell’ordine dei 200 milioni di euro. E tutto, come spiegano i proponenti, senza ampliamenti e nuovo impegno a mare; anzi, con interventi destinati a bonificare e rendere nuovamente utilizzabili aree ex industriali ora in disuso. Cardini attorno ai quali ruota l’intero progetto sono il recupero e il riuso del sistema terra-acqua della Chiusa, e la bonifica e il recupero dell’area ex Irfid. La Chiusa. L’intervento previsto sul sistema della Chiusa (ora in concessione alla Lucchini ma di fatto inutilizzato) prevede un impegno territoriale di circa 400mila metri quadrati da destinare all’ampliamento della ricettività nautica di medie-grandi dimensioni e all’apertura alla flottiglia a vela (600 posti barca), nonché alla localizzazione dei cantieri nautici e all’insediamento del porto per i pescherecci professionali. Ex Irfid. In questo caso i terreni interessati dal progetto di Cnp e Cpc appartengono a Fintecna, che ha ereditato le proprietà ex Ilva, e che sono stati di recente messi in vendita.

In quest’area, il progetto prevede un impegno territoriale di 450mila metri quadrati da destinarsi all’ampliamento per 200 posti barca (piccole e medie imbarcazioni) con l’escavo di 50mila metri quadrati di nuovo specchio acqueo; nonché alla realizzazione di un insediamento per attività produttive della filiera nautica (350mila metri quadrati). In sostanza, il cuore di questo comparto nautico con capannoni, rimessaggi, etc. Un blocco nautico-produttivo che, come viene sottolineato dai proponenti il progetto, si verrebbe a trovare in una posizione strategica nel quadro delle previsione del Pianto strutturale: servito dal prolungamento fino al porto della Statale 398 e contiguo al porto commerciale e ai suoi programmati ampliamenti, così come ai relativi servizi (Capitaneria, dogana, spedizioni). Condizioni. Il progetto è legato, per l’effettiva realizzazione, ad alcune condizioni.

Fra queste: il rapido adeguamento della Statale 398 per l’accesso al porto; la rilocalizzazione più a nord di quanto previsto della cokeria 27 forni; l’abbandono dell’ipotesi di ricollocamento dei carbonili Lucchini nell’area degli allevamenti ittici; il completamento dei lavori di ampliamento del porto commerciale con i nuovi banchinamenti a sud della Chiusa; il raggiungimento di intese con le proprietà delle aree interessate. Sul piano economico, infine, vista l’ingente spesa da sostenere, una condizione fondamentale sarà quella della capacità dei proponenti l’intervento di coagulare attorno al progetto valide risorse della realtà economica locale.

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