Il Tirreno

Rifiuti pericolosi da Bagnoli per il porto, crescono i dubbi

Giorgio Pasquinucci
Rifiuti pericolosi da Bagnoli per il porto, crescono i dubbi

Oltre 560mila metri cubi di fanghi inquinati per la colmata. A Napoli resterebbe il materiale migliore della demolizione per fare nuove banchine. Ma l'operazione è al vaglio dei tecnici 

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Il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, intervenendo alla inaugurazione dell’impianto fotovoltaico dell’Unicoop di Vignale, ha definito un’opportunità per Piombino accogliere la colmata e i sedimenti marini di Bagnoli. Nella bozza dell’accordo in circolazione, il primo dei vantaggi è che sono stati trovati 60 milioni per anticipare l’apertura del cantiere della 398 fino al porto.

Un’opera che la città attende da una trentina d’anni, ma che ancora rischiava di restare bloccata nelle pastoie del corridoio tirrenico. Il secondo vantaggio è che, insieme all’operazione, arriveranno circa 258 milioni per mettere in sicurezza le casse di colmata del porto e ampliarne la capacità. Messa in sicurezza comunque già prescritta dal ministero, senza però certezza di chi l’avrebbe pagata. E il riempimento veloce delle casse di colmata, è ovvio, può dare un’accelerata ai programmi già in campo per lo sviluppo a nord del porto (Variante 2 e nuovo Prg).

Così l’operazione è stata descritta anche dal sindaco Gianni Anselmi e dal direttore del ministero Gianfranco Mascazzini, che ha cercato di allontanare anche i più piccoli dubbi sulla sicurezza del trasferimento dei materiali. In realtà la missione è complessa, tanto che si parla di affidarla con pieni poter al generale Leonardo Tricarico, ex addetto militare alla presidenza del Consiglio. A Bagnoli si tratta di demolire l’intera colmata, realizzata in decenni di attività dell’ex Ilva, bonificare i terreni e sabbia per restituire la costa alla balneazione e, inoltre, ripristinare i fondali del porto di Napoli.

Da rimuovere c’è qualcosa come 4,7 milioni di metri cubi di materiali, di cui 560mila pericolosi che finiranno a Piombino. Il presidente dell’Autorità portuale napoletana, Francesco Nerli che si è sempre opposto al trasferimento della colmata a Piombino che avrebbe meglio visto per costruire la Darsena di Levante a Napoli, sembra che il suo “contentino” lo abbia strapatto: 1,2 milioni di materiale finirà infatti per le opere portuali di Coroglio. Ma negli ambienti napoletani circola voce che il forte presidente di Assoporti, tra l’altro toscano di Rosignano, si sia anche scelto il materiale più sicuro, cioè la parte superficiale della colmata: sotto sembra che nessuno sappia cosa si troverà.

A Piombino arriverebbe, dunque, lo strato più profondo, la scogliera e le sabbia fortemente inquinate da Ipa e metalli pesanti. Chi ha vissuto i riempimenti fatti dall’Ilva a Pontedoro ben poco dovrebbe meravigliarsi: sono più o meno gli stessi materiali. Parte dei partiti che appoggiano la maggioranza e le opposizioni di destra e di sinistra, si sono unite in un “cartello” per chiedere al sindaco di non firmare la bozza d’accordo prima dell’apertura di un dibattito soddisfacente con alla città.

Sembra improbabile, dunque, chiudere il caso entro il 23 luglio, come era nell’agenda del sindaco. Nel contempo l’attenzione si è concentrata sull’allegato tecnico all’accordo, per il quale sono già iniziati intensi contatti tra i funzionari degli enti (Comune, Authority, Tap) per guardare fino in fondo in un’operazione che per due anni sconvolgerà il porto con un viavai di bettoline e camion. E qui interrogativi del piano Bagnoli non sono di poco conto (non basta la 398 a fugare tutti i dubbi). Come arriveranno i fanghi? Per stoccare quelli che non andranno subito in vasca c’è da immaginare che verrà costruito un pontile. La Tap dovrà attrezzare, ma ancora non sa dove, aree di stoccaggio per 900mila metri cubi. Si ritroverà anche con il problema dei 230 mila metri cubi di fanghi pericolosi del porto di Piombino e 560mila di quelli di Napoli.

Ma l’impianto per il trattamento rifiuti - che solo tra pochi mesi andrà a gara - può trattare solo i rifiuti industriali non pericolosi. Inoltre è calibrato per una produzione di 300mila tonnellate l’anno di Cic (conglomerato per l’edilizia) e ha già impegni per lavorare 160mila tonnellate di rifiuti Lucchini. Disastro sarebbe se i rifiuti arrivassero e la Tap non fosse pronta e non sapesse neanche dove parcheggiare i “pericolosi”. Ci sarà da costruire un altro impianto per “lavare” i pericolosi.

Il presidente Murzi ha già dichiarato di non poter dare risposte e di aspettare l’allegato. Sembra del tutto ovvio che, per far funzionare l’intero meccanismo come un orologio, dell’affare Bagnoli manca ancora qualche dato, oppure sono pochi a conoscerlo. Il prezzo, dopo che il meccanismo è partito, potrebbe anche essere pesante. Altre decine di colline vicino al mare che nessuno poi si porterà via. Forse è il caso che il mossiere dia una bella occhiata ai cavalli prima di abbassare il canapone e far iniziare la corsa.

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