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Da Bagnoli a Piombino, l'accordo sui fanghi fa discutere

Da Bagnoli a Piombino, l'accordo sui fanghi fa discutere

L'operazione per la colmata del porto è in una fase cruciale, con i tecnici che valutano i problemi di stoccaggio dei materiali in arrivo da Napoli e le ricadute anche in termini economici dell'intesa

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Il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha deciso di risolvere definitivamente problema della colmata di Bagnoli a Napoli creata con le scorie industriali dell’ex l’Ilva, e che ancor oggi impedisce sviluppo turistico. Così al ministero hanno pensato di bonificare Bagnoli inviando loppe, materiali da costruzione e sedimenti marini nella vasche di colmata in costruzione nel porto di Piombino, originariamente previste per il dragaggio dei fondali.

L’Autorità portuale di Piombino ha trovato una prima convenienza nella possibilità di riempire più in fretta le vasche e, quindi, di passare prima del previsto ai banchinamenti. Ma dalla vicenda il sindaco Gianni Anselmi ha cercato di cogliere un’altra opportunità. Realizzare il tratto della 398 fino al porto. Per questo ha già ottenuto nella bozza d’accordo 60 milioni. Il dibattito sui fanghi di Bagnoli è giunto nel vivo proprio in questi giorni. Alcune forze come Rifondazione e Legambiente sono contrarie, altri chiedono di approfondire i particolari delicati dell’operazione entrando nel vivo degli allegati tecnici: che tipo di materiali, dove saranno stoccati, quanti ne può trattare l’impianto Tap che ancora non è in funzione, quanti sono le quantità dei pericolosi.

Problemi delicati perché, ammesso che i fanghi siano davvero un’opportunità, potrebbero trasformarsi in una bomba ecologia se il meccanismo dell’orologio non fosse bel regolato. Il Tirreno segue questo dibattito aprendo un forum. Inoltre diamo la possibilità di leggere l'intero documento alla base dell'accordo tra le istituzioni.

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