Addio traghetto, il porto sarà solo turistico
Luigi Cignoni
L’amministrazione Papi ha deciso e il referendum cittadino non si farà
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PORTO AZZURRO. Addio traghetto. C’è un futuro esclusivamente turistico per il porto di Porto Azzurro. Così ha stabilito l’amministrazione presieduta da Maurizio Papi (foto). E con la decisione cade anche l’ipotesi di indire un referendum popolare, sino a pochi giorni fa sostenuto dalla stessa giunta, affinché a decidere fossero i cittadini. Seconda porta dell’Elb, dunque, sarà il porto di Rio Marina. La chiave di volta dell’intera vicenda che si trascina ormai da mesi si è avuta nel corso dei lavori dell’ultima assemblea consiliare, quando si è affrontato l’argomento di sapere quale destino avrà il porto di Porto Azzurro nei prossimi cinquant’anni.
La giunta era andata alla discussione in sala consiliare ancora convinta sulla bontà della scelta d’indire una consultazione referendaria. «Come segno di massima democrazia - aveva detto a più riprese lo stesso sindaco, Maurizio Papi - Questa amministrazione comunale poi si sarebbe comportata di conseguenza in base ai risultati delle urne». Questi gli intenti, al momento dell’inizio dei lavori del dibattimento consiliare. Poi qualcosa non è andato per il verso giusto e la decisione di far decadere la proposta referendaria è stata quasi naturale. Consequenziale. «Basta con le parole - ha spiegato il sindaco - Basta con le polemiche sterili che non portano acqua alla nostra economia. Bisogna decidere ed imboccare una strada che noi giudichiamo sia la più idonea e confacente con la nostra tradizione e cultura. Il nostro porto è a vocazione turistica: tutto il resto sono chiacchiere». Taglia corto, il sindaco e va dritto per la sua strada sapendo che dietro c’è la maggioranza degli elettori portoazzurrini.
Ma cos’è che ha fatto traboccare il vaso del primo cittadino? Un passaggio del dibattito in aula, quando la minoranza, per bocca del suo capogruppo, Mario Martorella, ha parlato della scelta di indire un referendum popolare su porto commericiale sì, porto commerciale no: «L’occasione di un primo referendum a Porto Azzurro - ha detto il rappresentante della minoranza - potremmo sfruttarla per un’altra occasione e in un altro momento, quando veramente l’opinione delle persone non è precisamente delineata e riconducibile ad un partito, ad una lista od a un’amministrazione, ma quando soprattutto qualsiasi sia l’esito del refederun non si nasconda il buio dietro a un sì o a un no, ma si sappia verso quale futuro si va incontro, coscienti che l’amministrazione in carica si impegni e si possa impegnare in ogni caso a rispettare il voto referendario». Scelte del genere, sempre secondo la minoranza, devono essere ben esaminate, ponderate, sviscerate in tutte le loro componenti perché “indietro, poi, non si può più tornare”.
«La gatta frettolosa - ha aggiunto ancora la minoranza - ha fatto i gattini ciechi; è per questo che occorre valutare attentamente tutte le implicazioni che stanno dietro non tanto e non solo alla soppressione della nave quanto alla destinazione futura del porto». Tutte queste osservazioni devono essere apparse alla giunta pretestuose, come se non ci fosse già stato un intendimento di massimo riguardo sempre alla destinazione del porto. Infatti il consiglio comunale precedente, in una seduta del 2003, a maggioranza si era espresso in merito alla linea A3 della Toremar che collega appunto Porto Azzurro con Piombino, adottando una delibera di indirizzo con la quale si faceva espressa richiesta perché “fosse escluso lo scalo di Porto Azzurro” dalla linea A3.
La giunta era andata alla discussione in sala consiliare ancora convinta sulla bontà della scelta d’indire una consultazione referendaria. «Come segno di massima democrazia - aveva detto a più riprese lo stesso sindaco, Maurizio Papi - Questa amministrazione comunale poi si sarebbe comportata di conseguenza in base ai risultati delle urne». Questi gli intenti, al momento dell’inizio dei lavori del dibattimento consiliare. Poi qualcosa non è andato per il verso giusto e la decisione di far decadere la proposta referendaria è stata quasi naturale. Consequenziale. «Basta con le parole - ha spiegato il sindaco - Basta con le polemiche sterili che non portano acqua alla nostra economia. Bisogna decidere ed imboccare una strada che noi giudichiamo sia la più idonea e confacente con la nostra tradizione e cultura. Il nostro porto è a vocazione turistica: tutto il resto sono chiacchiere». Taglia corto, il sindaco e va dritto per la sua strada sapendo che dietro c’è la maggioranza degli elettori portoazzurrini.
Ma cos’è che ha fatto traboccare il vaso del primo cittadino? Un passaggio del dibattito in aula, quando la minoranza, per bocca del suo capogruppo, Mario Martorella, ha parlato della scelta di indire un referendum popolare su porto commericiale sì, porto commerciale no: «L’occasione di un primo referendum a Porto Azzurro - ha detto il rappresentante della minoranza - potremmo sfruttarla per un’altra occasione e in un altro momento, quando veramente l’opinione delle persone non è precisamente delineata e riconducibile ad un partito, ad una lista od a un’amministrazione, ma quando soprattutto qualsiasi sia l’esito del refederun non si nasconda il buio dietro a un sì o a un no, ma si sappia verso quale futuro si va incontro, coscienti che l’amministrazione in carica si impegni e si possa impegnare in ogni caso a rispettare il voto referendario». Scelte del genere, sempre secondo la minoranza, devono essere ben esaminate, ponderate, sviscerate in tutte le loro componenti perché “indietro, poi, non si può più tornare”.
«La gatta frettolosa - ha aggiunto ancora la minoranza - ha fatto i gattini ciechi; è per questo che occorre valutare attentamente tutte le implicazioni che stanno dietro non tanto e non solo alla soppressione della nave quanto alla destinazione futura del porto». Tutte queste osservazioni devono essere apparse alla giunta pretestuose, come se non ci fosse già stato un intendimento di massimo riguardo sempre alla destinazione del porto. Infatti il consiglio comunale precedente, in una seduta del 2003, a maggioranza si era espresso in merito alla linea A3 della Toremar che collega appunto Porto Azzurro con Piombino, adottando una delibera di indirizzo con la quale si faceva espressa richiesta perché “fosse escluso lo scalo di Porto Azzurro” dalla linea A3.
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