Il Tirreno

Ogni domenica pomeriggio uno spettacolo o una mostra

Piazza d'Akram diventa un polo artistico-culturale

Francesca Zamboni
Giuliana Mettini con alcuni attori in costume in Piazza d’Akram
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Giuliana Mettini con alcuni attori in costume in Piazza d’Akram

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 SUVERETO. Una casa colonica di fine '800, nella straordinaria campagna di Suvereto, è diventata Piazza d'Akram, ovvero un'associazione senza fini di lucro il cui scopo è quello di diffondere la cultura nelle sue più svariate forme, tanto da essere anche chiamata "La casa delle culture".  A guidare il progetto ci sono il regista e attore palestinese Telawe Akram e la cantante lirica, nonché sua moglie, Giuliana Mettini, due artisti talentuosi che hanno fatto della loro professione uno strumento originale da mettere a disposizione di tutti coloro che vogliano esprimere il proprio io intellettuale.  «Piazza d'Akram - sostiene Mettini- è nata nel 2011 dall'esigenza di convogliare energie creative e per creare in Val di Cornia un luogo per contenere forze di respiro internazionale. Questo è il motivo per cui la nostra abitazione vuole essere un polo artistico del nostro territorio, che non sia solo un punto d'incontro fra le persone, ma fra esperienze di diversa origine, spaziando dall'arte alla musica, dall'arte figurativa alla danza, dalla letteratura al cinema». Tutto ciò che viene creato è autoprodotto. Il regista spiega che il progetto risale alla fine degli anni Novanta, quando la coppia si trovava in Palestina e con un teatro itinerante viaggiava nei campi profughi. Esperienze dunque maturate dal diretto contatto con le persone, stimolando la nascita di quella che oggi è una casa culturale. Al bando dunque limiti e cliché. Qui in aperta campagna, proprio di fronte alla casa colonica, si recita, si canta, utilizzando il linguaggio dell'arte come mezzo per combattere i muri della paura dell'Altro e del Diverso. «Ogni domenica pomeriggio alle 17 - spiega il regista - c'è sempre un'attività che può essere uno spettacolo, una mostra, un concerto così come la proiezione di un film o un documentario. Si tratta di una nuova forma di fare teatro che permette alle persone di interagire attraverso l'arte. Tutti i luoghi possono diventare un palco teatrale. Bisogna tornare alle origini, quando gli spettacoli si facevano nelle piazze». E l'associazione è diventato il luogo giusto per realizzare scambi artistici e culturali di questo tipo, attirando la curiosità di un pubblico variegato. «Qui - prosegue la cantante - si può seguire uno spettacolo all'aria aperta in jeans e scarpe da ginnastica. Quello che per noi conta è il contenuto e non la forma».

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