Italia
SALUTE
Aids, campagna di sensibilizzazione informare e prevenire il contagio
Gian Ugo Berti
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E' sempre più nello stile di vita corretto, la prevenzione dell'Aids. Rispetto a 30 anni fa, quando fu diagnosticato il primo caso, la malattia oggi può in sostanza colpire qualunque categoria di persone. Sta quindi al singolo evitare quelle situazioni in grado d'essere infettato e, soprattutto nel dubbio, iniziare invece i necessari controlli, primo fra tutti il test, con un semplice prelievo di sangue. I casi di malattia conclamata sono in aumento, ma destano maggiori preoccupazioni i nuovi casi di sieropositività ovvero i soggetti che vengono infettati dal virus Hiv e che, successivamente, hanno probabilità di sviluppare l'Aids vero e proprio. E' questo il messaggio che viene dal congresso mondiale svoltosi a Roma. Ed anche in Toscana il problema esiste ed occorre potenziare i percorsi d'informazione e sensibilizzazione della popolazione. E' bene quindi sapere che l'infezione si trasmette attraverso sperma, fluidi vaginali, latte materno e non mediante saliva, sudore, lacrime od urina. Indispensabile però, nei rapporti considerati a rischio, il ricorso al preservativo. Con l'ingresso dei moderni farmaci, circa quindici anni fa, si è concretizzato un concetto sbagliato: di aids non si muore più, quindi si guarisce, cioè si tratta di una malattia come un'altra. Il risultato e' stato che si è abbassata la guardia, così da far aumentare progressivamente l'infezione. Che fare? Istituzioni e cittadini devono seguire un percorso comune d' informazione e sensibilizzazione. La comunità è fatta di singoli e dunque occorre informare per orientare il singolo e, nello stesso tempo, difendere la comunità. Ed è proprio l'"effetto di comunità", si è detto nella conferenza stampa promossa da Msd,la svolta emersa dal congresso. L'efficacia delle cura sul singolo individuo si trasforma in un' efficacia estesa socialmente. Occorre però che la persona sia a conoscenza del proprio stato sierologico e perciò resta fondamentale il test. Note positive vengono dai farmaci più recenti come il raltegravir che dimostra come il 69% dei pazienti in cura abbia mantenuto il livello d'infezione al di sotto dei limiti di trasmissibilità, mantenendo oltre all'efficacia una migliore tollerabilità. L'aspetto degli effetti collaterali, e quindi della qualità della vita, è ritenuto sempre più determinante.
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