Il Tirreno

LIBRI

Le storie e i miti locali rivivono in "Piombino leggendaria" di Lupi

Melisanda Massei Autunnali
Gordiano Lupi
Gordiano Lupi

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 PIOMBINO. Il 18 novembre 1951, quando ancora militava nel campionato di serie B, il Piombino disputò un'indimenticabile partita contro la Roma, che in quel momento era la capolista del girone. L'incontro terminò sul risultato di 3 a 1, con le reti piombinesi di Biagioli (due) e di Montani. Da allora in città non si è più smesso di parlare di quella partita, così come dell'intero periodo dei tre anni che la squadra trascorse in seconda divisione, a un passo da fare il colpaccio e approdare in serie A. Non accadde, ma quel tempo rimane comunque leggenda, e assieme ad altri miti arriva ora in libreria col nuovo libro di Gordiano Lupi, che appunto si intitola "Piombino leggendaria. Storie e miti della Val di Cornia" (edizioni Il Foglio, pp. 194, 15). Il volume - già richiestissimo nelle librerie cittadine - si distingue in varie parti: innanzitutto i miti che fecero le origini di Piombino, tra gli Appiani e il periodo napoleonico, a cui fa seguito una decina di storie elbane. La seconda parte è tutta dedicata alle "Nuove leggende piombinesi", distribuendo in quattro sezioni le storie dedicate alla Maremma (come quelle del medico eretico Marcello Squarcialupi o delle origini di Riotorto), a Campiglia Marittima, alla "Maremma leggendaria" del periodo della malaria o dei briganti delle campagne e alla "magia in Maremma", che raduna, con tutta probabilità, le storie più vicine e coinvolgenti all'attuale tessuto della città: oltre alla partita con la Roma, la leggenda di Cicciolo e la storia di Luciano Costanzo, che il 2 febbraio 1989 morì allo Stellino dilaniato da uno squalo. Infine un capitolo per Aldo Zelli.
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