Il presidio
I corti promossi da Pupi Avati
Francesca Lenzi
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Il critico del Corriere della sera Claudio Carabba (da sinistra) il docente di cinema Franco Vigni e Pupi Avati «A Visionaria ho visto opere di ottimo livello»
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PIOMBINO. Su Visionaria 2010 si è chiuso un sipario senza dubbio positivo. La 19ª edizione del festival ha visto un'ottima partecipazione di pubblico e la presenza di ospiti illustri che hanno impreziosito il programma. Isa Barzizza, magnifico volto del teatro e del cinema, molte volte a fianco di Totò, col quale debutta nel 1947 ne "I due orfanelli". Isa, oggi incantevole e ironica 81enne, è arrivata da Sanremo a Piombino con la propria auto, in compagnia di un'amica e del fedele bassotto. E poi c'è stato lui. Pupi Avati, presidente della giuria di esperti, nonché protagonista della retrospettiva. Guarda il catalogo di Visionaria con curiosità, facendo continuamente domande e osservazioni sulle tante iniziative. Questa è la seconda volta di Avati a Piombino nell'arco di un paio d'anno. Ospite di una serata nel 2008 al Centro Giovani, è tornato in città come fiore all'occhiello di un festival pregevole che tanto è piaciuto anche a lui: «I cortometraggi sono lo strumento ideale per il regista che vuole farsi conoscere - spiega Avati - Le opere che ho visto oggi sono state tutte di ottimo livello. E non sempre è così in un concorso». Sabato sera un Metropolitan strapieno ha assistito alla proiezione dell'ultima pellicola dell'autore bolognese, presente in sala. «"Una sconfinata giovinezza" è un film doloroso - afferma Avati - Per questo sta avendo poco pubblico, ed è un insuccesso commerciale che mi pesa più di altri. La gente non vuol guardare un racconto triste. La risposta di chi lo ha visto però è straordinaria. E nel guardarlo, ci si rende conto che non è tanto un film sull'alzheimer, quanto una storia d'amore». Gli spettatori rimangono sorpresi ogni volta dalla varietà dei temi e dei generi affrontati da Pupi Avati, autore che si rinnova continuamente: «Mi annoierei a fare sempre la stessa cosa. Solo in due casi ho accettato di tornare sull'argomento, sbagliando in entrambe le occasioni: per "La rivincita del Natale", e per "Il nascondiglio". Due fallimenti. "La casa dalle finestre che ridono", che poi è un filmetto, è ricordato ovunque come un cult. Tutti a rompermi i coglioni perché facessi un altro film gotico. Realizzo quindi "Il nascondiglio" e che succede? Nessuno lo va a vedere».
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