Il Tirreno

L’opera di recupero degli amici del musicista

Le canzoni di Jonta rivivono ne "Il baro"

La copertina del disco degli Jontas
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La copertina del disco degli Jontas

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 PIOMBINO. Il concerto dello scorso agosto ha segnato l'opportunità per l'ingresso ufficiale in formazione di Paolo "Nipa" Ninci: con tutta probabilità, però, gli Jontas non si faranno attendere a lungo prima di tornare sul palcoscenico per nuove date.  «Il nostro proposito - spiega Massimo Panicucci, voce, chitarra e armonica della band - è quello di portare in giro il disco che abbiamo registrato lo scorso anno, "Il baro". Lo scenario politico sociale attuale, d'altronde, si adatta ancora a queste canzoni scritte tanto tempo fa».  "Il baro" è uscito lo scorso anno, "Alvise", il disco precedente, era uscito nel 1992. Complessivamente diciassette canzoni, che però costituiscono solo una piccola parte del patrimonio di brani lasciati dal cantautore piombinese Claudio Jonta, scomparso nel 1979. «Claudio - spiega Panicucci - aveva solo 28 anni quando se n'è andato. Non è stato facile ricostruire il suo repertorio: non c'era niente di inciso tra i suoi materiali, solamente un grosso libro contenente i testi». Molte musiche sono state ricostruite a memoria; alcune, per le quali non era possibile rintracciare gli accordi originali, sono state completamente ricreate da Panicucci insieme agli altri due membri del gruppo, Pietro Sabatini e Federico Botti.  «Inizialmente della band faceva parte anche Daniele Botti, il fratello di Federico, che però è scomparso alcuni anni fa. Per il resto siamo sempre stati noi, con dei collaboratori di transito, come Mario Manetti o Dario Poli. Amici che hanno sempre fatto musica insieme e che adesso continuano a farla intorno a Claudio».  Il contatto con la famiglia di Jonta in questo si è rivelato essenziale: sia con la moglie Alessandra, sia con i genitori, che vivono con commozione il pensiero che un pugno di amici si ricordi sempre del figlio. «È sempre con noi - dice Panicucci - infatti, sulla copertina de "Il baro" noi siamo seduti attorno a un tavolo, ma un posto è vuoto. È il posto di Claudio». M.M.A.

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