Il Tirreno

SALUTE

Mai tuffarsi con la pancia piena

Gian Ugo Berti

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Mamme e nonne, in questi caldi giorni d'estate, erano categoriche: "Prima di fare il bagno in mare aspetta due - tre ore. Sennò ti viene una congestione". In molti di noi, specie quelli con i capelli grigi, la mentalità dettata dalla prudenza si è radicata. Talvolta, nel gruppo, c'è sempre il più temerario. Indubbiamente, fatte salve le caratteristiche di cui dopo, può non succedere niente, però un detto della costa dice: "Meglio aver paura che toccarne". I dati dell'ultima settimana, fra l'altro, drammaticamente lo dimostrano.  È certo una questione d'abitudine, per cui non è detto s'incappi nel malore se non si rispettassero i tempi. Ognuno sa regolarsi come meglio crede, però è nostro dovere sottolineare come la natura sia quella che è. Dunque, l'intervallo medio indicato può essere soggetto a variazioni in rapporto a cosa ed a quanto si sia mangiato. Una brioche ed un cappuccino è un conto, un pasto completo con tanto di cibi grassi è un altro e del tutto diverso. La laboriosità del processo digestivo è quindi destinata a moltiplicarsi. Mamme e nonne facevano riferimento anche a questo.  Quindi, meglio attendere due-tre ore. Ma altre sono le considerazioni da non dimenticare. Quando si decida di eseguire il tuffo, è sempre ottima cosa non tuffarsi di botto. La differenza fra la temperatura media dell'acqua (18-20 gradi) con quella del corpo, magari esposto al sole, è cospicua. Si può già rischiare così. Utile è invece bagnarsi piano piano, prima le braccia, poi il torace, le gambe. Così da assuefare il nostro corpo al cambio della temperatura.  Anche le situazioni ambientali rivestono il loro spessore. Conoscere bene il luogo del bagno, i fondali, le correnti, mai farlo da soli, osservare eventuali segnalazioni di pericolo come la bandiera rossa. Altro avviso generazionale: "Esci dall'acqua quando le dita e le labbra si fanno viola". È il primo segnale che qualcosa, nel rapporto fra corpo ed ambiente in cui è immerso, sta cambiando. Diamo retta alla tradizione: ci riproveremo domani.  Un'altra cosa, non di secondaria importanza: un minimo d'esperienza nel saper nuotare ci deve essere. Sperare di essere salvati, può rappresentare una sfida al destino su cui non sempre si può fare affidamento.

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