Italia
La gioia di Maneschi «La nostra forza? Non aver mai mollato»
Prima della doccia di rito, il mister abbraccia giocatori e società «Abbiamo sempre remato tutti dalla stessa parte»
MONTECATINI. Gli spogliatoi della Rignanese sembrano il sambodromo di Rio la notte di Capodanno. Tanta gente con gli occhi lucidi ma anche con una voglia incredibile di festeggiare un traguardo che definire impensabile ad inizio di stagione ora pare addirittura riduttivo.
L’artefice principale del trionfo biancoceleste è lui, Giovannino Maneschi, classe di ferro 1961, di professione specialista in promozioni. Con quella conquistata in riva all’Arno sono otto i club che lo scaramantico allenatore cascinese ha fatto salire di categoria. Per i modi ricorda il compianto Sergio Corti , livornese doc, che prese la squadra dal -10 in Prima categoria e la portò alle soglie della D, fallendo di un niente l’impresa.
Maneschi è sanguigno, furbo e verace e sa far gruppo. Prima di essere trascinato a forza sotto la doccia, ha il tempo di presentarsi a taccuini e microfoni pur zoppicante ( si è stirato la gamba nei festeggiamenti) per le dichiarazioni di rito. E le prime parole sono per i giovani.
«Quando c’era da tirare la carretta – esordisce – prima dei rinforzi del mercato invernale sono stati i nostri bimbi (così li chiama, ndr) a farci restare aggrappati ad un sogno che si è avverato nella giornata forse più difficile ma senz’altro più bella di questa stagione. Ragion per cui a Nardi, che ha fatto il gol del pari, Chiaramonti, Giachini, De Petri, Del Vecchio e Chiavacci, bravi a farsi trovare pronti al momento giusto ma sacrificati nel minutaggio, va il mio ringraziamento speciale».
Poi prosegue. «È facile dirlo adesso, ma la forza di questa squadra è stata quella di remare tutti dalla medesima parte, anche quando le cose, per fortuna raramente, non giravano alla perfezione e quando la squadra veniva , a mio avviso, troppo criticata sotto il profilo del gioco da molti addetti ai lavori. Ma nessuno ha fatto un passo indietro, nessuno ha mollato, ed il gruppo, fatto di veri uomini prima che di calciatori, ha fortificato il quadrato dimostrandosi più forte di tutto e di tutti».
Mentre i veterani con in testa capitan Cerri iniziano a strattonarlo verso la canonica doccia gelata , il mister ha parole al miele per i suoi collaboratori. «Il successo è di tutti, dal magazziniere Nacci a Bonizio, passando per il mio fido secondo Fabio Dolfi, il preparatore dei portieri Gianni Capoccia, il prof Luca Di Giulio, il massaggiatore Massimo Sterlino, il grande ds Ennio Pollastrini ed il responsabile dell’area tecnica nonché vice presidente, personaggio unico. Un team fantastico senza il quale niente sarebbe stato possibile. Chiudo abbracciando i nostri sostenitori che ci hanno seguito ovunque. Vi voglio bene».
Se c’è un allenatore esperto in promozioni, c’è anche un giocatore che di campionati ne ha vinti un bel pò, come Lorenzo DI Giusto. L’arcigno centrale di Sesto Fiorentino, alle soglie delle 35 primavere, alza un altro trofeo, rinverdendo i gloriosi e non troppo lontani giorni di Borgo a Buggiano in D e Lega Pro. Primo a spronare il gruppo perché la parola conduce ma l’esempio trascina, il difensore termale aveva predetto anzitempo che sarebbe stato quello di Rignano un match dal primo tempo tattico a cui sarebbe seguita una ripresa più spregiudicata dei fiorentini se il risultato non si fosse sbloccato. E così è stato. «Purtroppo abbiamo incassato il gol – spiega – sull’unica nostra indecisione . Ma da squadra vera abbiamo saputo reagire quando ormai tutto sembrava perduto. Troppe volte e troppo presto ci hanno dato per morti ma questi vecchietti, sorretti dall’assistenza dei giovani, hanno dimostrato di poter dire ancora qualcosa a certi livelli».
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