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Gli azzurri tornano coi piedi per terra Onore alla Pro Patria
Il bomber Paganelli: «Pagati cari i cali di concentrazione» Maretti: «Sapevamo di avere di fronte una squadra forte»
BORGO A BUGGIANO
Blackout. Notte fonda. Scivolone improvviso. La Pro Patria sbanca il Benedetti con un sonoro 4-2 e riporta il Borgo con i piedi ben piantati sulla terra.
I bustocchi sono squadra solida, organizzata, esperta e presentano almeno tre pezzi da novanta che provocano invidia. Serafini, Cozzolino e Giannone, là davanti, prima studiano, poi graffiano, colpiscono e, a lungo andare, affondano la titubante e amareggiata truppa azzurra. Questa è, in verità, una sconfitta che ci può stare: i tigrotti sono formazione di alto blasone e qualità, sarebbero in corsa per la vetta della classifica se non fosse per quei 13 punti di penalizzazione. Mister Firicano lo sapeva. I suoi ragazzi, a giudicare dal match, forse no. I quattro gol sul groppone devono avere valore pedagogico. «Che ci serva da lezione la sconfitta - dice l'ariete Riccardo Paganelli - abbiamo imparato che è necessario mantenere per tutti i 90 minuti la stessa concentrazione, non possiamo permetterci cali così vistosi. Nel primo tempo abbiamo speso tanto per cercare il gol del pareggio. Poi, con l' 1-1 acquisito, un episodio sfavorevole ci ha costretti di nuovo a inseguire. Alcuni errori hanno fatto il resto e così è andata. Ma non dobbiamo abbatterci, da domani, sotto a testa bassa con gli allenamenti».
Qualche pedina sottotono (su tutti: il portiere Grandi e i due terzini Tafi e Crociani) e un paio di uomini fuori condizione (Tognozzi in mezzo al campo e la seconda punta Gucci) erano concessioni che non potevi permetterti contro i lombardi. Se poi ci metti un'attenzione a bassi giri la frittata è fatta. «La Pro Patria è una formazione dal grande valore - afferma Mirko Maretti - noi comunque eravamo consapevoli di affrontare una squadra forte. Dopo l'1-0 però siamo riusciti a reagire, li abbiamo chiusi nella loro metà campo trovando il pareggio prima dell'intervallo. Nel secondo tempo ci siamo sbilanciati troppo in alcune occasioni e loro hanno segnato. Abbiamo abbassato il livello di attenzione e se commetti anche degli errori poi vieni punito».
Vietato piangere, però. È proprio ora che i veri giocatori devono venir fuori. Non sarà certo la battuta di arresto in una fredda domenica di febbraio a pregiudicare i piani salvezza.
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