Il Tirreno

Montecatini

Il tifo del fan club ha spinto Nibali

Stefano Fiori
Vincenzo Nibali premiato sul traguardo di Madrid
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Vincenzo Nibali premiato sul traguardo di Madrid

I supporter giunti da Mastromarco hanno incitato "lo squalo" nel finale di tappa

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 MASTROMARCO. I ricorsi storici significano sempre qualcosa ed è interessante, prima di celebrare doverosamente il trionfo di Vincenzo Nibali nella Vuelta di Spagna versione 2010, andare a vedere cosa accadde in terra spagnola dal 24 aprile al 15 maggio dell'anno 1990.  Giusto 20 anni fa l'ambitissima Vuelta venne infatti vinta da Marco Giovannetti, ultimo ciclista italiano a imporsi fino a oggi, campione adottato dalla Valdinievole (ha vissuto a San Salvatore di Montecarlo e ora abita nel comune di Buggiano) ma nato a Milano. Nella classifica finale i battuti furono molti nomi illustri, da Pedro Delgado a Miguel Indurain, ai colombiani Luis Herrera e Fabio Parra. E come è successo a Nibali quest'anno, Giovannetti vinse la classifica generale finale senza aver riportato nessun successo di tappa.  Molto simili sono anche le caratteristiche tecniche di questi due campioni. Nel palmarès di Marco Giovannetti, vincitore anche del Gp Ezio Del Rosso a Montecatini nell'ottobre del 1984, quando ancora gareggiava tra i dilettanti, figurano sei vittorie tra i professionisti con una tappa al Giro d'Italia, un campionato italiano su strada e una tappa al Giro della Svizzera. È curioso notare come nel 1990, l'anno della sua vittoria alla Vuelta spagnola, anche Giovannetti concluse il Giro d'Italia al 3º posto com'è appunto successo quest'anno a Nibali (a vincere la Corsa Rosa fu Gianni Bugno).  Esaurito l'angolo delle curiosità, non resta che celebrare il 10º trionfo stagionale di Vincenzo Nibali. Quello che più rincuora è la regolarità nel rendimento e il fatto che sembra proprio di trovarsi di fronte a un ciclista "old style". Il capitano della Liquigas-Doimo ha iniziato a vincere il 21 gennaio in Argentina, imponendosi in una tappa a cronometro individuale e successivamente nella classifica finale del Tour de San Luis. A febbraio non ha sfigurato al Giro di Sardegna, a marzo ha brillato nella Tirreno-Adriatico, piazzandosi 5º in una tappa e 8º nella classifica finale e ha poi chiuso al 28º posto nella Milano-Sanremo. Ad aprile ha portato a termine una più che onorevole campagna nelle classiche del nord, piazzandosi 21º nell'Amstel Gold Race, 12º nella Freccia Vallone e 28º nella Liegi-Bastogne-Liegi. A quel punto Vincenzo aveva staccato la spina e se n'era tornato a Messina per rilassarsi in vista del Tour de France, ma l'"affaire Pellizotti" ha fatto sì che venisse precettato dalla Liquigas per partecipare a quel Giro d'Italia che non figurava affatto nei suoi programmi agonistici per quest'anno.  Ma proprio li è nata la sua leggenda, con la conquista della maglia rosa, la vittoria nella cronosquadre e nella tappa di Asolo con uno stupendo assolo, la caduta nel fango di Montalcino con la conseguente perdita del primato in classifica e infine il suo sacrificio sublime a favore di Ivan Basso, con la conquista di un assai "stretto" - in base ai suoi meriti effettivi - terzo posto conclusivo. Finito il Giro ancora gloria nibaliana al Giro della Slovenia (vittoria di tappa e nella classifica finale), quindi un poco di meritato riposo e la ripartenza a fine a luglio in Spagna, con il brillante terzo posto conclusivo nella Vuelta a Burgos che ha annunciato la netta vittoria al Trofeo Melinda sul traguardo trentino di Fondo, ottimo viatico per la Vuelta di Spagna che è ormai leggenda. Resta da evidenziare il fatto che, lungo i terribili 2200 metri al 20% di pendenza dell'infernale salita di Bola del Mundo - il momento decisivo della gara a tappe iberica - Vincenzo ha ritrovato il caldo incitamento dei CanNibali del suo Fan Club di Mastromarco, rappresentati nell'occasione, tra gli altri, da Carlo Alberto Malucchi e dal suo ex-diesse Carlo Franceschi. La loro presenza, quella corsa al suo fianco ripresa in mondovisione, ha dato a Nibali le energie e la grinta necessarie per riacciuffare Mosquera proprio sul traguardo e mettere in tal modo il sigillo finale al suo strameritato trionfo nella Vuelta 2010.

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