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A un anno dalla morte del corridore smentite le ipotesi di un malore causato dal doping
Gli esami rendono giustizia a Fazio
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LAMPORECCHIO. Fabio Fazio adesso riposi in pace. A fine luglio dello scorso anno, perdeva la vita dopo avere accusato un fatale malore mentre stava disputando il Gp Città di Vinci, il giovane ciclista siciliano Fabio Fazio, tesserato per la "filiale" dilettantistica del Team Neri-Nuova Comauto. Una morte improvvisa, che suscitò i sospetti immediati e immotivati di coloro che identificano il ciclismo con la parola doping e diede così la stura a una serie infinita di illazioni e di ipotesi, spesso inopportune e in chiara malafede. In questi giorni la famiglia di Fazio e in particolare il fratello, hanno informato i mass-media dei risultati dell'autopsia e delle altre accurate analisi che sono state effettuate. Ebbene, il povero Fabio è risultato essere assolutamente pulito, non aveva assunto alcuna sostanza dopante o assimilabile al doping e di conseguenza la sua è stata una morte dovuta soltanto a cause naturali. E' perciò auspicabile che tutti coloro che durante questi mesi hanno sparso fango e sospetti su di lui e sulla sua società adesso si guardino allo specchio ed effettuino un doveroso anche se tardivo esame di coscienza. Il ciclismo non ha bisogno di questo genere di persone che ne evidenziano unicamente gli aspetti negativi.
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