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Tiro al  volo

Campione a 14 anniLa storia vincentedi Gabriele Rossetti

Matteo Baccellini
Una veduta del bell’impianto del Tiro a volo Pieve-Montecatini ormai un centro di riferimento nazionale per questa disciplina
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Una veduta del bell’impianto del Tiro a volo Pieve-Montecatini ormai un centro di riferimento nazionale per questa disciplina

È fondamentale accettare l'errore per non sbagliare più In allenamento si crea la concentrazione giusta.  Ha imparato da subito i colpi del mestiere, rubando trucchi e memorizzando i pregi degli altri dal vivo: a 7 anni il giovane Rossetti ha iniziato per gioco a sparare al piattello, mentre il papà era sempre un professionista del tiro a volo.

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MONTECATINI. È nato con il fucile in mano, Gabriele. No, nessuna crudeltà. Questione ereditaria piuttosto: papà Bruno è stato campione del mondo di skeet (ne parliamo a fianco), la specialità del tiro a volo che consiste nel colpire i piattelli sparati da due gabbiotti laterali rispetto alla pedana.
Ha imparato da subito i colpi del mestiere, rubando trucchi e memorizzando i pregi degli altri dal vivo: a 7 anni il giovane Rossetti ha iniziato per gioco a sparare al piattello, mentre il papà era sempre un professionista del tiro a volo. A 14 è diventato quasi senza accorgersene il più forte tiratore in Italia per la sua età. Tanto che in nazionale dall'anno prossimo sarà inserito negli Junior, passando direttamente dalla sua categoria Esordienti, dove si è laureato campione italiano negli ultimi due anni, e saltando di netto gli Allievi.
Da poco ha iniziato la scuola alberghiera, Gabriele, perché va bene la carriera agonisitica, ma nella vita non si sa mai e a 14 anni è presto per capire cosa fare. «Per il momento riesco a conciliare bene studio e allenamenti - dice dal Tiro a volo, al ritorno dalla scuola - Per ora è tutto molto divertente. Allenarmi è stimolante, così come poter gareggiare con tiratori più grandi di me». E batterli, spesso.
Chi lo conosce bene, come suo padre, assicura che Gabriele ama le sfide: reagisce benissimo allo stress. Ed è uno che tira meglio in gara piuttosto che in allenamento, dote rara anche tra i grandi. Lui si schernisce. Anche se non sembra proprio di parlare con un ragazzo del 1995. «Il mio obiettivo è migliorarmi sempre in allenamento. Solo così si alza il livello di concentrazione. Nello skeet la cosa principale è accettare l'errore. Se la testa resta ferma al tiro sbagliato, è probabile non prendere il piattello la volta dopo. E quella dopo ancora».
Domenica scorsa si è piazzato secondo assoluto in un torneo per adulti: ha sbagliato appena 5 volte su 100, roba da stropicciarsi gli occhi. Grazie alla sue prodezze la Toscana ha vinto il campionato italiano a squadre dello skeet, riservato alle regioni. «Nel mio futuro c'è la concorrenza con atleti più grandi e il passaggio di livello per approdare in nazionale - dice Gabriele - Ma non voglio avere fretta».
Sembra una battuta, detta da un baby prodigio di 14 anni. Ma ha ragione lui, in fondo ci vuole pazienza anche quando hai talento da vendere.

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