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Scuole in subbuglio

Pescia, sedi diffuse, accorpamento, agibilità. In assemblea i problemi del liceo Lorenzini

di Maria Salerno
Pescia, sedi diffuse, accorpamento, agibilità. In assemblea i problemi del liceo Lorenzini

Gli studenti si organizzano e ragionano delle questioni serie che riguardano l’istituto

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Pescia Primo step: il confronto per capire come muoversi. Con questo obiettivo giovedì 29 ottobre gli studenti del liceo Lorenzini di Pescia - o per meglio dire dell’istituto magistrale Lorenzini-istituto tecnico agrario Anzilotti (così si chiama la scuola dallo scorso primo settembre, data in cui è avvenuto l’accorpamento voluto dal ministero dell’Istruzione e formalizzato dal Provveditorato regionale) - si riuniranno in assemblea per stilare un elenco delle problematiche che intendono portare all’attenzione della collettività e soprattutto concordare un piano d’azione nel tentativo di affrontarle e risolverle.

Non c’è improvvisazione in questi studenti, al contrario intendono seguire una linea che definiscono loro stessi «precisa» e «scrupolosa», non lasciare nulla al caso insomma. A raccontarlo al Tirreno è Aschalew Melosi (detto Ascha), che al momento è solo candidato a rappresentare gli studenti per la lista Onda studentesca (le elezioni si svolgeranno a novembre). «Non intendiamo scendere in piazza coi forconi – chiarisce subito – ma condurre una protesta pacifica, senza colpi di testa». Organizzazione sembra essere la parola d’ordine. Non a caso sono tra i promotori del Collettivo pistoiese che riunisce tutti gli studenti della provincia e che agisce d’intesa con l’Unione degli studenti (Uds) il più grande sindacato studentesco italiano per le scuole superiori.

Sul tavolo della discussione: la divisione delle classi, da tempo sparpagliate su più sedi a Pescia dopo la chiusura di parte del complesso di San Michele, ciascuna delle quali presenta problematiche (o alla struttura, o per via del riscaldamento non funzionante), e ancora autobus che non tengono conto degli orari di uscita delle classi, non ultimo l’accorpamento tra Lorenzini e Anzilotti che sta già mostrando tutti i suoi limiti, come era del resto preventivabile. «Accorpare in sé non necessariamente è negativo – chiarisce Ascha – potrebbero addirittura esserci dei vantaggi, il punto è vedere perché è stato fatto, ovvero per tagliare il costo delle spese, che non può essere l’unico criterio. Mi auguro che la partecipazione sia massiccia giovedì e che si possa riuscire a convergere sui punti così da “combattere” insieme per trovare delle soluzioni. Non intendiamo manifestare per assaltare la scuola o saltare qualche interrogazione, vogliamo manifestare coscienziosamente con un fine ben preciso che è quello di farci ascoltare».

In questa prima fase l’incontro sarà aperto agli studenti del liceo Lorenzini e dell’agrario Anzilotti riuniti sotto una dirigenza unica, ma è già avvenuto un confronto con i rappresentanti studenteschi dell’istituto tecnico Marchi e l’orizzonte è allargare il coinvolgimento il più possibile anche alle altre scuole. «Il Collettivo è aperto a tutti – precisa Ascha – perdere di credibilità è l’ultima cosa che vogliamo». Nel merito delle tensioni registrate nelle scuole, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara - presente a Firenze nella giornata di lunedì 26 ottobre - ha espresso una ferma condanna, definendo gli episodi di vandalismo e gli scontri con le forze dell'ordine una «aggressione alle istituzioni».

Chiediamo ad Ascha se si senta rappresentato da questa politica. «Credo che attualmente pochi si sentano rappresentati dalla classe politica, ovviamente parlo a nome personale – sottolinea – non intendo solo da chi sta al Governo, ma anche dall’opposizione». Nel merito delle manifestazioni dei giorni passati e della deriva violenta assunta da qualche protesta, invece? «Ci si è focalizzati unicamente sulle violenze – conclude lo studente del Lorenzini – i motivi principali per i quali il 90 per cento dei ragazzi è sceso in strada sono stati quasi del tutto ignorati. Io credo che è quel 90 per cento che andrebbe tutelato e capito. Oggi la classe politica non è disponibile a mettersi in discussione davanti ad una piazza, io credo invece che il confronto sia fondamentale». 

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