Eccidio del Padule di Fucecchio: ora c’è il diritto al risarcimento
Storica sentenza del Tribunale di Pistoia: sì agli indennizzi per i familiari delle vittime. Sono 40 i ricorrenti, per i quali è stata quantificata una cifra pari a 14 milioni di euro
Valdinievole. Una sentenza non ancora definitiva, ma comunque già storica. Perché il tribunale civile di Pistoia ha stabilito la responsabilità delle forze armate tedesche, in particolare di quattro compagnie del battaglione carri leggeri e reparti del genio militare della 26ª divisione, per l’eccidio del Padule di Fucecchio. Il rastrellamento nazista nel quale, il 23 agosto del 1944, furono assassinati 174 civili, nei territori di Monsummano Terme, Larciano, Ponte Buggianese, Cerreto Guidi e Fucecchio.
E per quel crimine di guerra contro l’umanità, la giudice Lucia Leoncini ha riconosciuto per la prima volta il diritto al risarcimento per i quaranta ricorrenti, familiari di una parte delle vittime. Un totale di circa 14 milioni di euro, l’importo sancito nella sentenza, quantificato per ciascun ricorrente sulla base delle Tabelle di Milano per il danno da perdita del rapporto parentale. Tra i ricorrenti, tutti assistiti dall’avvocato Massimo Brancoli del foro di Pistoia, c’è chi quel tragico 23 agosto di quasi 82 anni fa non l’ha vissuto in prima persona e ha agito per diritto ereditario, ma c’è anche chi, da bambino o bambina, subì direttamente lo sterminio, assistendo all’uccisione di padri, madri, zii e zie e non solo. Alcuni si erano già costituiti nei processi nei confronti dei singoli esecutori dell’eccidio, celebrati di fronte al tribunale militare e alla Corte militare d’appello di Roma tra 2011 e 2012, ma non erano mai stati risarciti.
Poi nel 2022, tramite un accordo con la Germania, lo Stato italiano ha istituito al Ministero dell’economia e delle finanze il cosiddetto “Fondo ristori”, da 61 milioni di euro, per il risarcimento dei danni subiti dalle vittime dei crimini compiuti dal Terzo Reich sul territorio italiano o in danno di cittadini italiani tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945, a seguito di sentenza definitiva. L’occasione, per i familiari delle vittime non solo dell’eccidio del Padule di Fucecchio ma di tutte le stragi nazifasciste avvenute in Italia, di ottenere una volta per tutte un riconoscimento pieno, per chiudere un cerchio attorno a un dolore eterno, insanabile.
Per la chiusura del cerchio però i 40 ricorrenti dovranno aspettare il passaggio in giudicato della sentenza, condizione necessaria per la liquidazione dei risarcimenti a favore dei parenti delle vittime. Una sentenza che lo Stato, tramite la sua Avvocatura, può ancora impugnare ricorrendo alla Corte d’Appello di Firenze. E poi eventualmente alla Corte di Cassazione. Sempre che poi non emergano problemi al momento della liquidazione, e che il fondo basti a rispettare gli importi decretati dai giudici. Lungi dal considerarla una partita chiusa, il provvedimento sancisce il definitivo superamento dell’immunità giurisdizionale per atti che integrano crimini di guerra, garantendo alle vittime e ai loro discendenti il diritto fondamentale alla tutela giudiziale.
C’è poi un 41° ricorrente a cui il tribunale di Pistoia ha riconosciuto il diritto a un risarcimento, per l’importo di 50mila euro, per il danno morale alla comunità e il depauperamento del territorio. Si tratta della Regione Toscana, che rappresentata dall’avvocato Aldo Baldaccini del foro di Roma ha partecipato alla causa per manifestare la propria concreta vicinanza ai familiari delle vittime. «Sappiamo che potrebbero esserci altri due gradi di giudizio – commenta l’avvocato Baldaccini – ma il fatto che l’eccidio del Padule di Fucecchio sia stato riconosciuto come crimine di guerra contro l’umanità è già un traguardo importante».
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