In Toscana c’è una nuova truffa che rischia di colpire tutti: parte con una telefonata – Come funziona e come difendersi
Già decine di segnalazioni: finti agenti chiamano a casa e provano a entrare con una scusa. Nel mirino soprattutto gli anziani. Le indicazioni utili per riconoscere il raggiro e avvisare subito le forze dell’ordine
VALDINIEVOLE. Le prime segnalazioni sono arrivate da Larciano, al punto che la stessa sindaca Lisa Amidei ha lanciato un appello: «Alcune cittadine di Larciano sono state contattate telefonicamente da persone camuffate da forze dell’ordine, le quali hanno avvisato di aver rinvenuto la loro auto utilizzata per furti. Non assecondate le richieste. Sono truffe». Poi altre telefonate analoghe hanno cominciato ad arrivare nel resto della Valdinievole, soprattutto a persone non più giovanissime e in possesso di un’automobile.
La truffa della falsa rapina
È la truffa della falsa rapina, una versione un po’ più sofisticata della truffa del parente (solitamente il figlio o la figlia) in stato di fermo. Nel caso della truffa del parente arrestato, infatti, la comunicazione è accompagnata da una richiesta di denaro per sostenere le spese legali necessarie al rilascio del congiunto, con una persona, che talvolta si finge come un appartenente alle forze dell’ordine, altre come un avvocato, che si presenta a casa della vittima per farsi consegnare soldi e preziosi. Ma quel metodo, per quanto ancora utilizzato e nonostante riesca ancora a fare delle vittime, comincia a essere sempre più conosciuto. E chissà, forse (magari dalle risposte presumibilmente poco gradevoli che ricevono) anche i truffatori si stanno rendendo conto che sempre meno persone ci cascano, quasi sicuramente le stesse persone hanno deciso di cambiare copione, ricorrendo a un’altra “sceneggiatura”, abbastanza nuova per le nostre latitudini, ma che da qualche mese ha cominciato a diffondersi in altre zone d’Italia. Stavolta non si tratta di liberare un parente ma, in un certo senso, di liberare sé stessi dal sospetto di essere dei criminali.
Come funziona la nuova truffa
Come funziona? Come spiegato dalla telefonata riportata dalla sindaca, le persone ricevono una telefonata dalle forze dell’ordine, e dall’altro capo del telefono il sedicente carabiniere, o poliziotto, o finanziere, avvisa che l’auto della vittima è stata utilizzata per commettere un reato (solitamente una rapina in gioielleria, questa la versione più usata), e che quindi riceveranno a casa loro una visita delle stesse forze dell’ordine per un controllo. E già questo rappresenta un primo campanello di allarme, anzi, un campanaccio: se siete sospettati di qualcosa è a dir poco improbabile che le forze dell’ordine vi avvertano prima, soprattutto se per annunciare un controllo a casa vostra. Comunque, se la sceneggiata degli imbroglioni va avanti questi poi arriveranno a domicilio. Per fare cosa? Nel caso della Valdinievole al momento resta capire quale sia il resto del copione, poiché attualmente a fronte di tante segnalazioni di telefonate ricevute di questo tenore non vi sono testimonianze di colpi messi a segno (anche per il comprensibile imbarazzo delle vittime, un altro aspetto sul quale i delinquenti fanno affidamento per poter continuare ad agire), anche se il fatto inventare una scusa pur di riuscire a entrare nelle case apre a tanti scenari possibili e tutti preoccupanti.
Cosa accade nelle versioni già viste altrove
Ma basandoci su quanto accaduto in altre parti d’Italia dove è stato messo a segno questo tipo di truffa, una volta presentatisi a casa, i falsi agenti o militari, riescono, semplicemente parlando, a far perdere di lucidità alle loro vittime, quasi incantandole (esattamente come accade spesso con il truffatori del parente “arrestato”), spiegano che con ogni probabilità si tratta di un colpo commesso da un rapinatore che usava un’auto con la targa clonata, si dicono convinti dell’innocenza della loro vittima, il tutto con modi suadenti in grado di stabilire un rapporto di fiducia, ma anche di non far allontanare l’ansia di chi teme di essere accusato di un crimine che non ha commesso. Quindi la vittima tende ad abbassare le difese, e a non opporre alcuna resistenza, anzi, spesso a collaborare, quando i falsi rappresentati gli o le dicono di dover sequestrare tutti i gioielli che sono in casa per fare un confronto e verificare che non sono quelli rubati. Stesso discorso con il denaro contante, che viene “sequestrato”, ma “solo il tempo necessario” per controllare i numeri di serie. Inutile dire che le vittime quei gioielli e quel contante non lo rivedranno mai.
Le contromisure da adottare
Le contromisure? Avvertire subito le autorità chiamando il 112. Ma con un’accortezza: non utilizzare lo stesso telefono su cui si è ricevuto la chiamata perché anche qui, come nel caso del finto parente arrestato, i truffatori solitamente tengono occupata la linea in modo che quando si crede di chiamare le forze dell’ordine sono sempre loro a rispondere. Quindi cambiare telefono, magari recandosi da un vicino di casa se necessario. Oppure, a voler essere più intraprendenti, si può fingere di essere cascati nel tranello e, nel frattempo (ma da un altro telefono), avvisare le vere forze dell’ordine.
