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Terme di Montecatini, aste sospese: «Ragioni di prudenza»
Organi della procedura al lavoro per capire se sia necessaria una richiesta di autorizzazione al ministero della Cultura
MONTECATINI. Si cerca di capire come porre le condizioni per un via libera pieno e blindato, senza futuri possibili intoppi uniti ai rimpianti sulla strada della svendita totale di mezza città con la speranza di un rilancio. Il dato di fatto è che per ora le aste a “spezzatino” del patrimonio termale sono sospese e quindi slittano a data da destinarsi: aleggia l’incubo della richiesta di autorizzazione al ministero della Cultura per i beni vincolati di proprietà pubblica, come indicato dal Codice dei beni culturali. E regna ancora l’incertezza su una materia complessa che pure gli organi del concordato preventivo delle Terme di Montecatini spa (dal notaio al liquidatore fino al commissario giudiziale e al Tribunale fallimentare) hanno chiesto tempo per studiare le carte e dirimere i dubbi emersi.
«Dubbi interpretativi»
All’indomani della commissione Partecipate che ha confermato le indiscrezioni fatte emergere nei giorni scorsi dal Tirreno, interviene l’assessore a bilancio e partecipate Enrico Giannini. «Il rinvio è stato disposto esclusivamente per consentire gli opportuni approfondimenti giuridici e autorizzatori volti a garantire la piena regolarità della procedura – spiega Giannini – nel corso della commissione Partecipate è stato spiegato che il notaio incaricato della predisposizione dei bandi ha sollevato un dubbio interpretativo circa la possibile necessità dell’autorizzazione all’alienazione prevista dal Codice dei beni culturali per i beni vincolati. Pertanto, per ragioni di prudenza, gli organi della procedura hanno ritenuto opportuno acquisire pareri qualificati su una questione interpretativa non pacifica e svolgere tutte le attività che saranno necessarie per il corretto svolgimento delle aste. Nel caso in cui l’autorizzazione si rendesse necessaria, l’iter prevede la richiesta al ministero della Cultura tramite la Soprintendenza competente». L’assessore alle partecipate sottolinea inoltre come l’approfondimento in corso «risponda all’esigenza prioritaria di assicurare la più completa tranquillità e certezza giuridica, sia nei confronti della società che degli investitori pubblici e privati».
Verifica del vincolo
Giannini inoltre evidenzia come «per alcuni immobili storicamente appartenuti al demanio, anche se oggi non formalmente vincolati, gli organi della procedura stanno comunque richiedendo la verifica dell’interesse culturale alla Soprintendenza: l’esito della verifica consentirà di chiarire definitivamente il regime giuridico di questi beni e, se ne sarà accertato l’interesse culturale, si valuterà la necessità dell’autorizzazione all’alienazione». Il riferimento è alle Serre Calde annesse allo stabilimento Torretta, alle ex Latrine Fortuna (storico noleggio cicli in pineta) e alla ex Capanna Spazzini: cioè i beni opzionati dal Comune di Montecatini che ha presentato l’offerta d’acquisto. Queste aste erano in corso ma sono state sospese. L’assessore comunque assicura: «L’amministrazione comunale conferma che il temporaneo slittamento delle aste ha carattere esclusivamente tecnico e prudenziale e che, una volta completati gli approfondimenti da parte della procedura, le vendite proseguiranno regolarmente». I tempi però sono incerti.
Le preoccupazioni
Per il consigliere di minoranza Alessandro Sartoni (Fratelli d’Italia) «purtroppo ora si rallenta la procedura e non è chiarissimo per quante settimane o mesi». E inoltre «sul tema manutenzioni al Tettuccio la sensazione è che nel breve periodo si riesca a fare poco o nulla non avendo liquidità a disposizione». Una liquidità che poteva essere assicurata dai primi beni venduti all’asta, in quanto l’amministratore unico delle Terme spa Luca Quercioli aveva chiesto di valutare «la possibilità di utilizzare eventuali sopravvenienze derivanti dalle aste di cessione degli immobili, visto che la legge non consente alla proprietà interventi di soccorso finanziario». Così il collega Edoardo Fanucci: «I chiarimenti forniti non sono convincenti fino in fondo. Interesse di tutti è arrivare a una soluzione nel più breve tempo possibile, in particolare nei lotti di cui il Comune è promissario acquirente, che devono essere messi in sicurezza e valorizzati. Il punto debole riguarda l’autorizzazione ministeriale e l’interesse culturale, visto che per la pineta la richiesta non fu necessaria. Ma se dovesse risultare necessaria, non si capisce come mai la procedura non sia stata avviata, a differenza di quanto fatto con la Palazzina Regia, sollecitata dal Comune nel 2018. Invece adesso siamo arrivati all’ultimo».
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