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Monsummano, due persone indagate per le scritte no vax sul palazzo comunale
Nelle loro case il materiale utilizzato nelle azioni
Monsummano Potrebbero avere un’identità le persone che, nella notte tra il 7 e l’8 novembre scorsi, presero di mira il palazzo comunale di Monsummano e le auto della polizia municipale in sosta lì accanto, e, armati di bombolette spray di vernice rossa, imbrattarono il palazzo e le vetture con scritte deliranti riferibili al cosiddetto mondo dei “no vax”. Accanto al classico simbolo, lo stesso che periodicamente “adorna” questi messaggi, ossia la doppia v in un cerchio rosso, sulla parete comparvero scritte in cui si definiva la sindaca di Monsummano Simona De Caro “genocida”, per la sua posizione favorevole ai vaccini, e in cui si faceva anche riferimento alla tragedia che appena un paio di mesi prima aveva colpito la comunità monsummanese, con la morte di una bambina di otto anni colpita da un crisi respiratoria.
Alcune persone infatti risultano indagate per deturpamento e imbrattamento in concorso (articoli 639 e 110 del codice penale) e per due di questi sarebbe stata accertata la responsabilità di quanto accaduto al palazzo comunale, dopo che la polizia di Stato ha proceduto all’esecuzione di perquisizioni domiciliari disposte dalla Procura della Repubblica di Pistoia nei confronti di alcuni soggetti indagati per quanto accaduto nel novembre scorso.
L’attività di indagine, coordinata dalla procura, ha consentito al personale della Digos della questura di Pistoia non solo di accertare l’identità di due degli autori delle scritte no vax, ma anche di scoprire una dotazione di tutto rispetto, anche sotto il profilo tecnologico, per mettere a segno i loro blitz. Al termine delle perquisizioni, eseguite nei confronti di un uomo residente a Lucca e di una donna residente nella montagna pistoiese, sono stati sequestrati gli indumenti indossati in occasione degli imbrattamenti, nonché alcuni strumenti utilizzati per la relativa esecuzione. Tra questi spiccano degli striscioni rivendicativi “no vax” dotati di un congegno elettronico che, attivato da un telecomando, permetteva di farli srotolare a distanza. E, ancora, uno strumento per poter spruzzare con più forza la vernice, per imbrattare anche eventuali telecamere, telefoni cellulari e supporti informatici per i quali la procura ha affidato l’analisi a un consulente tecnico. Ulteriori accertamenti sono in corso per individuare eventuali responsabilità in “opere d’arte” analoghe.l
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