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Pescia, stop agli accorpamenti scolastici. Tutto rinviato di un altro anno

di Luigi Spinosi
Pescia, stop agli accorpamenti scolastici. Tutto rinviato di un altro anno

Il provvedimento riguarda le 14 realtà toscane coinvolte nel dimensionamento: sospesa (momentaneamente) la fusione dell’agrario Anzilotti con il Lorenzini

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Pescia Adesso è ufficiale: per quanto riguarda gli accorpamenti scolastici previsti in Valdinievole (e nel resto della Toscana) se ne riparlerà tra 12 mesi, anche se forse è meglio utilizzare un altro termine: è tutto rinviato di 12 mesi. Questo perché invece sarà bene cominciare a parlarne, e da subito, per non ritrovarsi tra un anno (come successo negli ultimi mesi) davanti a un problema senza avere né strumenti, né soluzioni per affrontarlo.

Ma andiamo con ordine, è arrivata ieri infatti la notizia che, sulla base di un decreto legge del 16 gennaio, i 14 accorpamenti scolastici previsti in Toscana non saranno effettuati nell’anno scolastico 2025/2026. Questo nel nostro territorio, coinvolge tre situazioni: un unico comprensivo per Buggiano, Ponte Buggianese e Chiesina Uzzanese; un unico comprensivo per Lamporecchio e Larciano e l’accorpamento dell’istituto agrario Anzilotti di Pescia con un altro istituto superiore (con la scelta che poi era ricaduta sul liceo Lorenzini, sempre a Pescia). Questo il nuovo dimensionamento scolastico previsto dalla delibera della giunta regionale del 23 dicembre, giunta che era stata chiamata anche a prendere una decisione al posto degli enti locali: alla richiesta di prevedere tre accorpamenti scolastici nel nostro territorio, l’accordo era stato trovato solo per quanto riguarda l’istituto comprensivo unico tra Buggiano, Ponte e Chiesina . Per il resto dalla Provincia di Pistoia non erano arrivate altre proposte e, a quel punto, è toccato alla Regione prendere una decisione al suo posto. E, come era stato previsto, gli altri due accorpamenti (indicati appunto nella delibera del 23 dicembre) sono stati quelli tra il comprensivo Berni di Lamporecchio e il comprensivo Ferrucci di Larciano, e quello dell’istituto agrario Anzilotti con l’istituto Lorenzini.

Ma quella stessa delibera prenatalizia conteneva anche un altro elemento importante, ossia la decisione della Regione Toscana di sospendere per 12 mesi gli accorpamenti previsti, che sarebbero dovuti partire già dall’anno scolastico 2025/2026. In quella delibera infatti la Regione, dopo aver ricordato che era stato avviato un nuovo contenzioso amministrativo con il ministero dell’Istruzione, evidenziava una serie di aspetti. In particolare sottolineava come, secondo la sua lettura, non tornassero i numeri della popolazione scolastica e che, quindi, «gli accorpamenti previsti dal decreto interministeriale sono pertanto basati su conteggi errati effettuati dal ministero dell’Istruzione e del merito che non corrispondono ai numeri reali degli studenti attualmente frequentanti gli istituti toscani». Da qui la decisione della giunta regionale di «procedere in via cautelativa, sussistendone i gravi motivi evidenziati a sospendere l’esecuzione degli accorpamenti per un termine massimo di 12 mesi, mantenendo invariato per l’anno scolastico 2025/2026 il numero di 466 istituzioni scolastiche autonome attualmente presenti in Toscana, fino al corretto aggiornamento annuale del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi ovvero fino alla risoluzione del contenzioso avviato dalla Regione nei confronti della nota del ministero dell’istruzione e del merito».

Ora quella delibera, che appunto in Toscana interessava 14 realtà scolastiche, è stata superata dai fatti, anche se non è stata inutile, visto che ha probabilmente contribuito a esercitare sul governo una sorta di “moral suasion”, al punto da arrivare al decreto legge del 16 gennaio. Provvedimento che ha dato alle Regioni (e tra queste la Toscana) che non avevano approvato – completamente o parzialmente – il numero di accorpamenti previsti di prevedere una quota aggiuntiva di autonomie scolastiche. Una quota fissata al 2,99% del contingente previsto inizialmente dal governo. Ora, senza stare a perdersi in troppi arzigogoli matematici quella percentuale, tradotta in numeri reali, corrisponde a “13 virgola qualcosa”, approssimato a 14: ossia lo stesso identico numero degli accorpamenti previsti in Toscana. Un’opportunità di cui la Regione Toscana ha subito approfittato nella riunione di giunta di lunedì scorso. Quindi tutto come prima, almeno per un anno, per quanto riguarda i comprensivi del Montalbano, quelli della Valdinievole occidentale e l’istituto agrario Anzilotti (e di riflesso il Lorenzini).

«Dire che sono felice è riduttivo – è il commento del sindaco di Pescia Riccardo Franchi – è il premio fatto alla battaglia contro gli accorpamenti, e contro le soluzioni alternative proposte dall’opposizione (la creazione di un megacomprensivo pesciatino per l’istruzione primaria ndr) che avrebbero creato ulteriori difficoltà. Adesso però occorrerà mettersi subito al lavoro per trovare delle soluzioni, nella speranza però che questo provvedimento possa ritirato definitivamente, e non solo per noi, ma per il bene di tutto il sistema scolastico».

Analoga soddisfazione e un appello a lavorare si da subito sono stati espressi anche dalla consigliera regionale del Pd Federica Fratoni: «La Toscana difende il proprio sistema scolastico con coraggio. Per tutto questo il mio ringraziamento va al presidente Eugenio Giani e all’assessora Alessandra Nardini. Dobbiamo, però, avere ben chiaro che questo ulteriore stop agli accorpamenti, che riguardano principalmente la Valdinievole, ha valenza soltanto per un ulteriore anno, con il rischio concreto del riproporsi della medesima problematica in un futuro non troppo lontano. Quindi, se da un lato la Regione proseguirà nella lotta per la difesa delle nostre istituzioni scolastiche, dall'altra gli enti, Comuni e Provincia, devono adesso impiegare i prossimi mesi per mettere mano a un progetto complessivo di riorganizzazione, da condividere in primis con i sindacati dei lavoratori, che consolidi e metta al riparo per i prossimi anni la nostra rete scolastica. Il criterio numerico degli alunni non può essere l'unico elemento da valutare ma, anzi, in tempi di autonomia il fine deve essere la più alta qualità dell'offerta didattica, che di per sé rende poi attrattivi gli indirizzi. Vale a maggior ragione per l'istituto agrario Anzilotti, che per storicità e coerenza con la vocazione economica del territorio merita di essere posto quale priorità da salvaguardare attraverso un'azione politica condivisa e corale».l

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