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Montecatini

Donne nel mirino

Montecatini, abusi su 23 giovani pazienti. Ex psicologo davanti al giudice

di Massimo Donati
Aula di tribunale (foto d'archivio)
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Aula di tribunale (foto d'archivio)

Il pm chiede il processo per violenza sessuale aggravata

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Montecatini C’era la classica stanza con divano e poltrona, comune più o meno a tutti gli studi di quel tipo. Ma poi c’era anche l’altra stanza, più grande, dove era solito portare le sue giovanissime pazienti quando riteneva fosse il momento di passare allo step successivo, alla terapia degli abbracci, del contatto fisico, all’applicazione di quel metodo che, a suo dire, portava il suo stesso cognome. Una stanza con una pila di materassini, alta come un normale letto, su cui faceva stendere le ragazze. E su cui, tra massaggi, palpeggiamenti e sfregamenti, applicava le sue pratiche terapeutiche. Non previste, però, in alcun protocollo, neppure come prassi, tanto meno per pazienti adolescenti, oltretutto vittime di abusi sessuali infantili.

Così come aveva poi messo nero su bianco dal consulente tecnico della procura di Pistoia, incaricato dal pm titolare delle indagini, di valutare i comportamenti professionali tenuti nell’arco di 12 anni di attività dal 46enne allora psicologo montecatinese, finito in carcere il 14 novembre dello scorso anno con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata.

Concluse le indagini, per l’ormai ex psicologo (si è cancellato dall’Ordine) è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero Giuseppe Grieco. Difeso dagli avvocati Mauro Cini e Davide Pucci, del foro di Prato, l’uomo, che attualmente si trova agli arresti domiciliari (mitigazione della misura cautelare ottenuta anche grazie al fatto che adesso non può più esercitare la professione) dovrà comparire davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Pistoia il 25 settembre.

Sono 23 le giovani – tra i 14 e i 20 anni di età, di cui 10 che all’epoca dei fatti contestati erano minorenni – sulle quali l’ex psicologo (di cui non pubblichiamo il nome per evitare che le sue vittime possano essere identificate) avrebbe commesso il reato di violenza sessuale aggravata dal 2011 al 2023, nel suo studio di Montacatini. Violenza consistita, come accennato, nell’indurle a sottoporsi a una terapia basata sul contatto fisico, nel corso della quale, ripetutamente, le ragazze avevano avuto modo di percepire chiaramente lo stato di eccitazione sessuale che pervadeva lo psicologo in quei momenti.

«Tecniche che non trovano riscontro in pratiche terapeutiche riconosciute» ha spiegato nella propria consulenza tecnica lo psicologo-psicoterapeuta incaricato dal pm Giuseppe Grieco di analizzare la descrizione fatta dalle vittime delle sedute a cui erano sottoposte. «Pur ammettendo come plausibile, con grande prudenza scientifica, il ricorso a tecniche di manipolazione diretta del corpo del paziente all’interno di un contesto di psicoterapia, le tecniche adottate non risultano rispondenti né ai requisiti minimi di una buona prassi clinica, né possono dirsi allineate con lo specifica formazione in psicoterapia del medesimo... L’attivazione di una risposta sessuale nel terapeuta, la gestione dei contatti extra-sedute e l’insistenza delle comunicazioni via social, la scarsa considerazione dell’impatto delle medesime “tecniche” sulle pazienti, la non considerazione della loro età (si veda la controindicazione dell’uso di tecniche corporee con pazienti adolescenti) , fanno concludere per una loro globale invalidazione» aggiunge il consulente tecnico di parte, sottolineando come dalla lettura degli atti di accuse si profili la possibile violazione di alcuni importanti articoli del Codice deontologico degli psicologi italiani: nello specifico, gli articoli 3, 5,11, 22, 26 e 28.

Dieci le ragazze che i poliziotti del commissariato di Montecatini, nella fase iniziale dell’indagine, avevano preso a verbale in seguito alla denuncia presentata dalla prima di loro nel gennaio 2023. Dopo l’arresto, altre 13 si erano fatte avanti per denunciare gli stessi abusi.

Alcune avevano conosciuto lo psicologo durante incontri di gruppo con lui organizzati nelle scuole in cui all’epoca studiavano (non solo in Valdinievole ma anche a Pistoia), altre addirittura in occasione di spettacoli parrocchiali, una perché consigliata da un’amica: ma tutte loro avevano raccontato più o meno la stessa storia.

Le prime sedute era caratterizzate da un comportamento da parte dello psicologo che seguiva gli schemi tradizionali, anche se in alcuni casi orientato a focalizzarsi su aspetti connotati sessualmente. Poi, però, scattava lo step successivo, in cui si passava dalle conversazioni sul divano alle sedute nella stanza dei materassi: «sdraiati su un fianco uno di fronte all’altra»; «era eccitato e iniziava ad avere movimenti durante l’abbraccio con i quali si strusciava contro il mio corpo»; «mi palpava il seno e il sedere». E ancora, «si sfregava su di me, mi creava un forte disagio, ma all’epoca non riuscivo a rendermi conto di quanto mi stava accadendo» aveva raccontato una ragazza che al momento della terapia aveva 14 anni. E poi, quando l’uomo comprendeva di essersi spinto troppo oltre, c’erano le assurde giustificazioni, come sostenere che quella mano sul seno o sul sedere fosse per preparare la paziente alle molestie sessuali che avrebbe senza dubbio subito in futuro visto che era così bella. Oppure, in caso di reazione visibilmente contrariata, rispondeva con un “brava, hai imparato a dire di no», oppure spiegando che quel suo gesto era voluto per suscitare una reazione di rabbia, per superare il trauma dovuto agli abusi subiti da bambina. «Mi ha manipolata a tal punto da credere che era l’unica persona di cui potermi fidare» aveva spiegato una delle giovani vittime ai poliziotti.l

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