Il Tirreno

Montecatini

La città del basket

Montecatini, entusiasmo e passione riaccesi per un amore sbocciato nel 1949

di Lorenzo Mei
Nelle foto di Nucci un momento della partita martedì sera e la curva est
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Nelle foto di Nucci un momento della partita martedì sera e la curva est

Gli Herons in finale per l’A2 trascinano Montecatini fuori dai vecchi ricordi

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MONTECATINI. C'è poco da fare, lo maltratti con due fallimenti, con altre due sparizioni, con le sofferenze di un pubblico che ha vissuto troppe delusioni per non fare fatica a crederci fino in fondo, ma alla fine l'amore tra questa città e la pallacanestro è una cosa che ha radici profonde.

Nasce dal fatto che come diceva il presidente storico dello Sporting Club Raoul Bellandi, in ogni casa le mamme lavavano le canottiere di lana rosse e blu (quelle che bucavano la pelle come un cilicio) dei loro figli e delle loro figlie, nasce dal fatto che qualsiasi babbo, zio o nonno, può raccontare ai bambini di quando si allestivano otto pullman per andare a vedere la partita con la Fortitudo, di quando si spruzzava la schiuma da barba in testa a un arbitro, di quando Valerio Bianchini convocava capitan Niccolai in Nazionale dalla serie B.

Ecco, quei bambini finalmente oggi capiscono meglio quei racconti un po' ripetitivi e nostalgici, perché vivono sulla loro pelle (d'oca) emozioni che saranno i loro ricordi. "Siamo tutti casa e Chiera" è un po' come "Chris, guarda in alto: neanche il cielo è più grande di te", che esaltava Mc Nealy e i suoi decolli verso il ferro. "Come siamo ARROganti", o il musicofilo "You shot me down BEN BEN", che trasforma Benites nel protagonista di una canzone di Cher famosa in Italia per la cover dell'Equipe 84, fanno parte di una sinfonia per striscioni che diventa corale quando aumenta la popolarità che sciorina la fantasia.

Il Palaterme di martedì sera era uno spettacolo, nel vero senso della parola. La marching band che suona l'inno, diverte il pubblico e rinnova la colonna sonora che parte con l'elicottero di "On the run" dei Pink Floyd sparata dalle casse e sbraca gioiosamente sui Ricchi e Poveri pompati dagli ottoni. La mascotte Larry che tra un passo di danza e un incitamento al pubblico finalmente segna quasi da metà campo e raccoglie un'ovazione supplementare, e alla fine quella via lattea di telefonini illuminati che regala ai giocatori un brivido e li spinge a tornare dal +10 al +21, li spinge sul pullman che li porterà ad Avellino, per tentare un'impresa fallita dalla Pielle, e quindi difficile, ma in cui credono tutti.

Quanti montecatinesi ci andranno? Quanti trepideranno davanti alla piattaforma Lnp pass, quanti ancora faranno refresh compulsivo sul sito della Lega, il nipotino del "nostro" televideo della pagina 230 e qualcosa?

Martedì erano più di 2.500, un numero inimmaginabile, il 10% abbondante di una città che ha bisogno di ritrovare l'entusiasmo e se stessa, e mentre sceglie chi votare come sindaco, intanto prova a ripartire dalla pallacanestro, tanto da avere perfino lì più candidate, con due squadre fino a oggi nella stessa categoria, perché anche in questo il carattere di Montecatini non si smentisce. La pallacanestro, l'amica di una vita, una passione che va avanti dal 1949, e che finalmente prova a superare la nostalgia dei ricordi, ad appenderli alla parete per non dimenticarli, ma desiderando un futuro.


 

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