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Montecatini, trafugava soldi dalla cassa dell’azienda: chi è l’impiegata condannata a due anni e 9 mesi
Nel tempo l’azienda ha rilevato un ammanco di mezzo milione di euro
MONTECATINI. Due anni e nove mesi di reclusione in primo grado, cumulativo dei due reati a lei contestati: appropriazione indebita aggravata e calunnia. Tra novanta giorni le motivazioni della sentenza.
Ieri mattina è arrivata la condanna in tribunale a Pistoia per Morika Onofrietti, 44 anni e residente a Massa a Cozzile, accusata di aver rubato i soldi dalla cassa di una nota azienda di vendita all’ingrosso fra Montecatini e Pieve a Nievole, della quale era dipendente. Un comportamento che sarebbe andato avanti per almeno dieci anni, almeno secondo quanto ricostruito durante le indagini. Lo dimostrerebbe la cifra dell’ammanco complessivo: oltre mezzo milione di euro.
La 44enne è stata fermata il 28 marzo del 2018 dagli investigatori del commissariato di Montecatini, che avevano bloccato l’impiegata all’uscita dal lavoro, trovandole addosso 650 euro appena trafugati dalla cassa. Per poi scoprirne altri 56mila perquisendo la sua auto e la sua abitazione, soldi messi subito sotto sequestro. I poliziotti sono arrivati a individuare la donna piazzando una microcamera nell’ufficio, per trovare le prove a conferma della querela sporta dagli imprenditori e per ricostruire l’entità del maltolto.
La restante somma rubata è stata sequestrata e riconsegnata ai titolari dell’azienda durante il corso delle indagini, anche difensive (il legale della parte lesa è l’avvocato Claudio Del Rosso). Per Onofrietti lo scorso dicembre il pubblico ministero Claudio Curreli aveva chiesto sei anni di reclusione: ha giocato un ruolo nello sconto di pena inflitta appunto la restituzione dell’ingente somma trafugata in un decennio dalla dipendente che si credeva fedele.
Imputata nel processo anche la madre dell’ex impiegata, Daniela Sorini, 69 anni, alla quale Morika Onofrietti, una volta denunciata, avrebbe trasferito con dei bonifici più di 130mila euro. Ieri è stata assolta dal capo d’accusa contestato, riciclaggio. Il pm aveva chiesto la condanna a quattro anni e 6 mesi.
Quanto al reato di calunnia, si configura in quanto la 44enne un anno dopo essere stata denunciata ritrattò quanto aveva dichiarato agli investigatori della squadra di polizia giudiziaria del commissariato termale, accusandoli di non aver mai rilasciato quelle dichiarazioni messe a verbale e da lei sottoscritte. I cinque poliziotti che si sono costituiti parte civile hanno promosso domanda di risarcimento del danno, con il giudice che ha fissato una provvisionale di 200 euro ciascuno.
Come detto, le indagini erano partire quando i due titolari dell’azienda avevano scoperto che qualcosa nei loro conti non tornava. Nell’ultimo periodo ciò che veniva versato quotidianamente in banca era meno di quanto incassato: solitamente mancavano dai 250 ai 500 euro. E così avevano piazzato una microcamera nell’ufficio cassa. Scoprendo che a far sparire i soldi era l’impiegata al loro servizio da vent’anni. Solitamente, la donna tirava fuori le banconote dalla cassa, le ricontava più volte in attesa del momento giusto e, quando era sicura di non essere vista, se ne infilava una parte in tasca. Con quella prova, i due commercianti erano andati in commissariato. E i poliziotti avevano dato il via ad appostamenti e pedinamenti, prendendo anche il controllo della telecamera spia.
Per poi bloccare la donna il 28 marzo del 2018.
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