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Montecatini, il baratro di Massimiliano: «Ho ucciso un rider, ho venduto tutto e ora mi sfrattano con moglie e bimbi»
L’appello di Massimiliano Vezzosi, imprenditore sotto sfratto con la famiglia. «Tre anni fa ho investito un uomo e sono andato in depressione, la mia ditta distrutta»
MONTECATINI. Fra un mese un uomo, sua moglie e due bambini di uno e due anni saranno sfrattati da casa. Sarà un dovere delle istituzioni, ma anche della comunità aiutare questa famiglia che altrimenti sarà divisa dai servizi sociali che si stanno occupando del caso. Non tutto può sempre essere gestito come una pratica burocratica, soprattutto se di mezzo ci sono dei bambini e una storia straziante alle spalle.
Perché la storia di questo padre di famiglia è cambiata in una manciata di minuti una sera di tre anni fa. La vita di Massimiliano Vezzosi si è fermata sabato 30 gennaio del 2021, quando con la sua auto ha investito uccidendolo Romulo Sta Ana, un rider di 47 anni di origine filippina, mentre stava attraversando la strada all'altezza del McDonald's, sulla via Camporcioni, per ritirare un ordine e consegnarlo tramite la piattaforma Deliveroo, per la quale lavorava. Pioveva quella tragica sera nell’inverno di tre anni fa, c'era un violento acquazzone, la visibilità ridotta.
«È un ricordo straziante, ogni volta che cerco senza riuscirci di transitare da quel tratto di strada – dice con la voce strozzata Massimiliano Vezzosi, 51 anni – è un dolore lancinante, una ferita che sanguina. Sono tre anni che la mia vita è finita in un baratro, precipitata, distrutta. E come epilogo c'è che fra pochi giorni con la mia famiglia sarò in mezzo alla strada. Ho bisogno di essere aiutato, lo chiedo umilmente con tutta la disperazione possibile. Quel giorno è stata una tragedia e la fine di tutto, per la persona che è morta innanzitutto e per la sua famiglia, ma anche per me e per la mia di famiglia».
Adesso la famiglia Vezzosi resterà senza un tetto sulla testa. «Ho un enorme problema e non so proprio come risolverlo – continua il racconto – ho due bambini e una moglie di 24 anni. Questo grosso incidente ha cambiato completamente e per sempre la mia vita e la mia persona, tutta la mia esistenza».
Prima di quel maledetto 30 gennaio la vita di Vezzosi era tranquilla e serena. «C'era la mia ditta, sette dipendenti, e i clienti. Ero proprietario in via Ponte del Terzo a Pieve a Nievole di un'officina meccanica, di una concessionaria, noleggiavo auto e avevamo anche un carro attrezzi – spiega ancora – prima la pandemia che ha cominciato a bloccare il lavoro e poi la tragedia dell'incidente. Ero uscito di casa per andare a comprare dei panini. Non potrò mai dimenticare quel giorno. Io guidavo a 72 km/h come hanno confermato anche le forze dell'ordine. Pioveva, c'era nebbia, un pedone correndo mi ha attraversato la strada e io l'ho investito. Abbiamo avuto questa disgrazia, lui è morto. Ci penso tutti i giorni e tutte le notti, ma non posso tornare indietro. Mi hanno fatto i test ed è stato accertato che non avevo bevuto e neppure altro. Mi hanno tolto la patente. Sono stato io a dare a quell'uomo i primi soccorsi, a chiamare l'ambulanza e i carabinieri. Anch'io quel giorno ho perso un pezzo di vita. Da tre anni sto vivendo l'inferno».
La vita dell’uomo è cambiata completamente. «Ho dovuto svendere tutto e chiudere la mia attività – va avanti – sono in depressione e da quel giorno, cerco di curarmi. La mia gioia adesso sono mia moglie e i miei bambini». Ma anche la certezza della sua famiglia sta per essere spezzata. Dopo l'incidente Massimiliano Vezzosi deve lasciare anche la sua casa in affitto nella zona del Gallo, tra Montecatini e Pieve, perché non può più pagare più di mille euro al mese di affitto e così trova un appartamento più economico ad Uzzano, dove va ad abitare con la sua famiglia per 550 euro al mese.
«Ho dato una caparra di duemila euro – aggiunge l'uomo – ma non sono mai riuscito a farmi fare un regolare contratto di affitto. Il proprietario rimandava sempre con una scusa. Poi abbiamo scoperto che non ce lo poteva fare, perché questa casa era stata venduta all'asta. Adesso l'ufficiale giudiziario ci ha dato tempo fino al 15 marzo per andare via. Dopo di che verrà con i carabinieri a buttarci fuori».
«Il sindaco di Uzzano ci ha trovato la possibilità a me di andare in albergo per un mese, per mia moglie e i piccolini invece una sistemazione in una casa famiglia, ma a Calenzano». L’appello dell’uomo a non dividete la sua famiglia: «Vi imploro, non separatemi da mia moglie e dai miei bambini. Per favore non mandateli a Calenzano. Dateci la possibilità di restare uniti. Datemi una casa, anche piccola, ma dignitosa. I bambini sono veramente piccoli, abbiamo bisogno di essere aiutati. La vita è stata molto dura con noi. I miei figli non hanno nessuna colpa. Lo sfratto è alle porte. La legge fa il suo percorso senza considerare le problematiche umane, quello che è accaduto. Chiedo di poter restare unito ai miei cari, la possibilità di una casa popolare, una mano a rialzarmi, ad andare avanti. Non lasciatemi nell'indifferenza, non lasciatemi solo».
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