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Il raggiro

Condannata la medium che prometteva di mettere in contatto gli anziani con i defunti – Chi è e chi sono i suoi complici

di Massimo Donati
Condannata la medium che prometteva di mettere in contatto gli anziani con i defunti – Chi è e chi sono i suoi complici

La sedicente pranoterapetua di Ponte era accusata di circonvenzione d’incapace insieme ai suoi due figli. Aveva truffato un imprenditore di 72 anni e un’ereditiera di 77

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PONTE BUGGIANESE. Era con le sue vantate abilità di pranoterapeuta e di medium che la donna riusciva ad avvicinare le possibili vittime. Per poi, con l’aiuto dei due figli, raggirare quelle più facoltose e più facilmente manipolabili per via delle loro patologie psichiatriche. Una tecnica che nell’arco di quattro, cinque anni, avrebbe fruttato alla famiglia milioni di euro fra denaro, quote aziendali, gioielli e beni di vario genere. Sottratti – attraverso donazioni, procure speciali e utilizzo di carte di credito – a un settantaduenne imprenditore di Santa Croce sull’Arno e a un’ereditiera pisana di 77 anni. Che erano stati anche indotti a nominare quali eredi testamentari dei loro averi il figlio più grande e la stessa sedicente medium.

Al termine di una lunga indagine portata avanti dai carabinieri di Montecatini Terme e della sezione di pg della procura di Pistoia, madre e figli erano finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di circonvenzione di incapace, mentre il padre era stato denunciato a piede libero per il reato di ricettazione: nella cassaforte del suo capannone aveva nascosto preziosi, denaro e documentazione bancaria provento dei raggiri.

Ieri mattina, per l’intera famiglia di Ponte Buggianese è arrivata la condanna da parte del giudice monocratico del tribunale di Pistoia Raffaella Amoresano: 4 anni di reclusione per Luana Palatresi, 58 anni, e per il figlio maggiore Alessio Maddalena, 33; 2 anni e 9 mesi per l’altro figlio, Jonathan Maddalena, 31 anni (assolto per il capo di imputazione 1, quello relativo ai reati commessi nei confronti del 72enne imprenditore); e 2 anni e 3 mesi di reclusione per il marito, Donato Maddalena, 62 anni. I primi due sono anche stati condannati al pagamento di una provvisionale di 10mila euro a una delle vittime, che si è costituita parte civile: l’altra, la 77enne pisana, ha ritirato la costituzione in seguito al raggiunto accordo sul risarcimento del danno subito (grazie all’impegno profuso dai carabinieri della sezione di pg, soprattutto nel sequestro dei vari conti correnti, è riuscita a rientrare in possesso di molti suoi beni).

Nella precedente udienza, al termine della propria requisitoria, la pm Chiara Contesini aveva chieso 6 anni di reclusione per Luana Palatresi e Alessio Maddalena, 5 anni per Jonathan Maddalena; e 3 anni Donato Maddalena.

Secondo la procura, complessivamente, considerando denaro e beni già sottratti e patrimonio indicato nei testamenti, gli inquirenti ritengono che il valore di ciò che la famiglia avrebbe potuto mettersi in tasca si aggira attorno ai 13 milioni di euro.

La prima vittima: l’ereditiera
La prima vittima a cadere nella loro rete – sempre secondo le accuse – è stata, fin dal 2016, l’ereditiera pisana, che da tempo conosceva Luana Palatresi e si rivolgeva a lei per mettersi in contatto, attraverso le sue capacità di medium, con i genitori defunti. In particolare con il padre, a cui era molto legata, tanto da continuare a seguirne i consigli anche dopo la morte: consigli i studiati a tavolino da madre e figli. Una tecnica che aveva portato a una prima donazione di 300mila euro e a una seconda di 4 milioni e 700mila euro a madre e figli. Quindi era arrivata la procura generale per la gestione del patrimonio immobiliare e la nomina a eredi universali di madre e figli. Nonché un trasferimento di poco meno di 900mila euro che, accompagnandola a Vienna, Luana Palatresi e Alessio Maddalena, avevano ottenuto da un conto estero della donna. Che, a causa dei disturbi di cui soffre, non si era mai resa conto della rete in cui era caduta.
L’imprenditore in depressione
Tant’è vero che gli inquirenti avevano appreso della sua esistenza solo indagando sul raggiro in atto nei confronti dell’imprenditore di Santa Croce sull’Arno, che, nell’estate del 2020, in un momento di lucidità dopo un periodo di profonda depressione con manifestazioni psicotiche, aveva sporto querela. È stato così che i carabinieri avevano scoperto come, all’improvviso, il settantaduenne imprenditore, all’inizio dell’anno precedente, senza alcun preavviso se ne era andato di casa, chiedendo la separazione e isolandosi da tutto e da tutti. Per poi delegare i propri affari al figlio maggiore della medium e pranoterapeuta a cui si rivolgeva da anni per i suoi problemi di “salute”. Era stata quest’ultima – aveva poi denunciato – a convincerlo che la moglie lo tradiva e che quindi avrebbe dovuto mettere al sicuro il proprio patrimonio. Naturalmente liquidandolo e trasferendone la gestione a un amico, il proprio figlio Alessio. Che l’imprenditore aveva in seguito nominato anche erede universale, oltre ce beneficiario di alcune polizze sulla vita.

Nella sua lunga requisitoria, il pm ha spiegato come il processo in questione sia l’emblema di come davvero le prove si formino durante il dibattimento, con il contraddittorio fra le parti: «Tutti i testimoni ascoltati hanno aggiunto un nuovo tassello a quanto già emerso in maniera importante dalle indagini, confermando l’impostazione accusatoria». Sottolineando come la stessa testimonianza delle parti offese abbia dimostrato inequivocabilmente la loro condizione di vulnerabilità, di fragilità. Condizioni «subdolamente sfruttate» dalla Palatresi, accusata appunto di riuscire a individuare le persone più vulnerabili grazie alle sue vantate capacità di pranoterapeuta per poi, attraverso quello che secondo la procura era uno schema consolidato, acquisire la loro fiducia e introdursi nella loro vita insieme ai figli.

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