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Montecatini, violenza sessuale di gruppo nel pub: la difesa chiede il rito abbreviato
Il giudice deciderà a febbraio: strategie diverse per i due giovani montecatinesi imputati
MONTECATINI. A questo punto le posizioni e le strategie dei due imputati divergono. Per uno (Giovanni Magrini) gli avvocati difensori Claudio Del Rosso e Silvia Perondi hanno chiesto il rito abbreviato condizionato ad ascoltare un perito tecnico di parte, la criminologa Silvia Calzolari. Per l’altro (Matteo Capaccioli) nessuna richiesta da parte dei legali Nicola Bastiani e Cristina Gradi, che hanno deciso di affrontare il dibattimento in aula in caso di rinvio a giudizio.
Magrini (31 anni) e Capaccioli (27), entrambi montecatinesi e ancora agli arresti domiciliari, misura cautelare alla quale sono costretti da maggio, sono accusati di violenza sessuale di gruppo che sarebbe stata commessa nei confronti di una giovane italiana, oggi ventenne, nella notte del primo settembre dello scorso anno all’interno di un pub lungo viale IV Novembre, il viale della movida di Montecatini.
Per i due imputati il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco, ha chiesto il rinvio a giudizio. Ieri mattina l’udienza preliminare davanti al giudice Luca Gaspari, che di fronte alla richiesta di rito alternativo presentata anche se soltanto dai difensori di Magrini, si riserverà di decidere per entrambi come da prassi. A gennaio e a febbraio (quando è in programma la discussione nel merito) sono fissare altre due udienze su un caso che quando è venuto a galla ha sconvolto la città. Magrini, dunque, in caso di condanna col rito abbreviato (il gup decide sulla base degli elementi contenuti nel fascicolo del pm) beneficerà di uno sconto di un terzo della pena; mentre per Capaccioli il gup deciderà se mandarlo a dibattimento, durante il quale si formeranno le prove. Insomma, le strade dei due giovani da adesso si separano.
Secondo quanto hanno ricostruito dagli inquirenti - anche attraverso i messaggi che i due indagati si erano scambiati quella sera in chat - la ragazza presunta vittima della violenza sessuale di gruppo aveva incontrato Capaccioli (che già conosceva e con cui aveva avuto un rapporto intimo un paio di mesi prima) nel locale in cui lui lavorava, e lì, a fine turno, avevano bevuto qualcosa insieme. La ragazza, che era anche a digiuno, abbondando con le consumazioni alcoliche. Intorno alle 4, i due erano usciti in strada per fumare una sigaretta ma Capaccioli l’avrebbe accompagnata verso un altro locale, quello di cui era socio l’amico Magrini, che aveva già avvertito via sms del loro arrivo. Proprio nei messaggi scambiati fra i due indagati, come accennato, secondo il gip, che poi aveva disposto l’arresto di entrambi, ci sarebbero le prove della premeditazione di ciò che sarebbe successo in seguito. Fatto sta che la ragazza, in stato confusionale per aver bevuto troppo - e anche a causa dei farmaci che assumeva in quel periodo - era stata fatta entrare nel secondo locale, già chiuso ma riaperto appositamente da Magrini. E lì, in una stanza di servizio, si sarebbe consumata la violenza sessuale di gruppo. Con la ragazza - avrebbe poi raccontato - che subiva inerme, senza reagire, estraniandosi da quanto stava avvenendo per paura di una reazione violenta dei due e dovuta al fatto, come si legge nel capo di imputazione, di trovarsi in un locale senza avventori e ormai chiuso e alla presenza di un estraneo.
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