Montecatini, il mito e la storia di Ramon. La città piange il re dei locali
Incontri vip, aneddoti e foto celebri: ecco chi era The King
MONTECATINI. Per raccontare chi è stato Gianpaolo Becchi in arte Ramon per Montecatini, basta scorrere le foto della sua intensa vita. C’è quella dove lui sorride stringendo il braccio di Sylvester Stallone e molti anni dopo un’immagine in cui con una scopa e un secchio con tanto di pettorina d’ordinanza, pulisce lo sporco in una strada di Montecatini. Questo era Gianpaolo Becchi, morto lunedì sera intorno alle 20 a 78 anni, dopo aver a lungo combattuto contro una di quelle malattie che non ti danno scampo.
Un ‘bimbaccio’ irriverente, goliardico e con idee rivoluzionarie nella ristorazione e nel mondo dei locali notturni e non solo. C’era Ramon, e poi Nerio Natalini e ancora tutta quella sfilza di camerieri, barman, gestori di locali e dell’accoglienza che grazie a una professionalità e gentilezza unica riuscirono a trasformare Montecatini nel regno dell’ospitalità a livello mondiale. Erano gli anni d’oro all’ombra delle terme. Senza esagerazione se pensiamo a Cristian Dior, lo Scià di Persia, il principe di Monaco Ranieri, ma anche presidenti vari, attori di Hollywood, vip di ogni genere e cantanti internazionali che scorrazzavano sul viale Verdi sorseggiando aperitivi e colazioni alla Cascina Igea come se nulla fosse.
Per Ramon tutto era più che normale. Fare una gara di barzellette con Gino Bramieri oppure un giro di ballo con Carla Fracci. Se c'era una star a Montecatini di sicuro nei pressi si trovava Ramon, intento a riempire un calice di champagne. Per questo, dopo aver creato i locali alla moda e aver vissuto quella Montecatini che viveva di rendita (oltre alla Cascina, l’American Bar a Montecatini Alto, il Jefferson, il Gambrinus), Ramon male si era adattato al cambiamento dei tempi. Grazie a lui quelli che avevano cominciato da ragazzini sono riusciti ad imporsi nelle location prestigiose in giro per il mondo.
C’è per esempio Tommaso Natalini, figlio del mitico Nerio, che lo rimpiange e ricorda: «Per me sei stato un amico carissimo, un maestro che mi ha insegnato tante cose del mio lavoro. Un complice, un punto di riferimento. Nel 1986 il mio primo impiego alla Cascina Igea come commis, poi arrivarono gli anni al Gambrinus, al tuo fianco con Nerio al Sulky club all’ippodromo Sesana dove fosti tu a volermi affidare il delicato ruolo di direttore di sala. Poi negli anni a seguire un confronto interminabile fra noi, opinioni, ricette, servizi insieme e tantissime apparizioni in televisione. Dal 2013 in poi a parlare spesso di mio padre Nerio con te che ho sempre considerato il mio padre putativo, professionalmente parlando e non solo. Negli ultimi tempi anche se non stavi bene ci siamo visti spesso, quando mi cercavi mi riempivi il cuore di orgoglio. Ciao omone, ciao Ramon».
Fra i commercianti storici c’è il grande amico Gabriele Salcino, orefice di via San Martino. «Era un uomo avanti nei tempi – commenta Salcino – innovativo e pieno di idee. Avevo un cavallo in un piccolo ranch in Valdinievole, molto rustico, lui si presentava con il secchiello del ghiaccio, i calici e la bottiglia di champagne. Questo era Ramon». Un pezzo di storia che se ne va, che finisce, ricordi e rimpianti di una gioventù volata via per generazioni di montecatinesi che sono passati dai suoi locali. Ramon era un uomo che parlava, ma soprattutto agiva. Negli ultimi anni, prima che la malattia gli togliesse molte forze aveva indossato la divisa di “Angelo di Montecatini”.
«È vero – ricorda l’albergatrice Valeria Innocenti – era l’uomo della notte, dei locali alla moda, io che personalmente e non solo di fama, l’ho conosciuto tardi posso dare un’immagine diversa di lui. In quei giorni sui social erano state pubblicate le foto del laghetto dietro alla Palazzina Regia in stato di abbandono. Quindi un gruppo di cittadini di cui facevo parte decise di riunirsi e di agire, con noi c’era anche Ramon. In quel momento ho capito veramente il suo grande amore per la città di Montecatini, e insieme abbiamo creato ufficialmente il gruppo degli Angeli di Montecatini. Chiesi a Ramon di fare il presidente, perché rappresentava un modo di vivere, un’immagine positiva della nostra città, un passato glorioso. Ma lui rifiutò, perché era già malato. Preferì restare nelle retrovie». «Abbiamo fatto un percorso insieme con altri volontari – continua – conosceva tutto di Montecatini. Ogni angolo e le singole storie di ogni pezzo della città. Gli piaceva raccontare delle sue marachelle di bambino, di quando andava di nascosto con gli altri ragazzini a fare il bagno nelle Leopoldine o il cinema all’aperto arrampicati sull’albero per non pagare il biglietto. Con lui se ne va un pilastro, un uomo su cui fare affidamento, una guida. Reputava come un torto personale i gesti delle persone che in qualsiasi modo danneggiavano l’immagine di Montecatini».
Una tonnellata di ricordi, un armadio pieno di fotografie. Rossella Boni, una voce straordinaria, che aveva ricevuto il giusto riconoscimento con la vittoria di Fantastica Italiana e che non dimentica il fan club a lei dedicato che aveva la sede proprio dentro La Cascina Igea e dell’accoglienza da star che le riservò Ramon al suo ritorno in città. «Sono stata a salutarlo – sussurra Rossella Boni – e sul libro dei ricordi ho voluto scrivere: per l’uomo che più di ogni altro ha amato la sua Montecatini».
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