Toscana
Intrappolata nell’auto in fiamme, trovato il secondo soccorritore: chi è l’“angelo” che l’ha salvata
Monsummano, la donna aveva lanciato un appello per poter ringraziare i due automobilisti
MONSUMMANO. Antonietta potrà abbracciare chi l’ha salvata dall’auto in fiamme. Dopo esser riuscita a trovare una delle due persone che il 24 maggio la tirò fuori dalla sua Citron C3 già a fuoco, grazie al Tirreno potrà ringraziare anche il secondo automobilista che in via Camporcioni la soccorse senza esitazioni mettendo a rischio anche la sua vita. È David Moschini, di Ponte Buggianese, un imprenditore che lavora nella zona.
Antonietta Lepore aveva il desiderio di esprimere la sua gratitudine a chi le aveva evitato conseguenze estreme in seguito all’incidente di cui era stata protagonista. E così, non appena si sarà ripresa (ancora non può camminare), potrà incontrare queste due persone nel corso di un momento di ringraziamento che probabilmente sarà organizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale.
«Se loro non mi aiutavano sarei morta sicuramente nel rogo», ha detto la donna. Il 24 maggio scorso andò a sbattere contro il muro di una casa. E la sua auto, una Citroen C3, si incendiò in pochi minuti. Stava andando a pranzo dalla figlia quando, all’improvviso, perse il controllo del mezzo e andò a sbattere contro l’angolo di un’abitazione. «L’auto prese fuoco subito - va avanti Antonietta Lepore - io ero immobile dentro. A un certo punto dal finestrino un uomo mi disse che dovevo uscire velocemente e io risposi che non ce la facevo».
Ad affacciarsi era stato David Moschini che stava portando la madre a un controllo in ospedale. «Per prima cosa telefoni al 118 – racconta – poi però l’auto cominciava a bruciare. I feriti non dovrebbero essere spostati ma non avevamo scelta».
E così con un’altra persona presero Antonietta e la portano fuori dall’abitacolo.
«Tra l’altro - va avanti Moschini - l’abbiamo dovuta spostare due volte perché all’inizio era troppo vicina alla macchina che poteva scoppiare da un momento a un altro». E poi conclude: «Purtroppo per l’automobile non c’è stato nulla da fare perché abbiamo chiesto se c’erano estintori ma nessuno in quel momento lo aveva a portata».
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