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Pescia, tutti contro il Centro per migranti. Ma il sindaco apre: «Discutiamone»

di Maria Salerno
Un passato sopralluogo all’ex carcere di Veneri costruito nel 1986 e mai utilizzato
Un passato sopralluogo all’ex carcere di Veneri costruito nel 1986 e mai utilizzato

L’ipotesi è aprirlo all’ex carcere di Veneri mai utilizzato e in abbandono

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PESCIA. Compare anche Pescia tra le sedi toscane candidate a ospitare un Centro per il rimpatrio dei migranti (Cpr) che il Governo vorrebbe aprire. Un paio di mesi fa, ha spiegato il sindaco Oreste Giurlani, la prefettura di Firenze insieme ad alcuni tecnici del ministero hanno svolto dei sopralluoghi nell'ex carcere di Veneri. La struttura, realizzata nel 1986 e mai utilizzata, dalla fine degli anni ’90 è di proprietà del Comune. Grazie ad un recente investimento di 140 mila euro, una parte dell'ex penitenziario è stata recuperata ed è adibita a magazzino comunale.

«Si tratta di un posto che per 15 anni è stato totalmente abbandonato – ha spiegato il sindaco – noi non abbiamo detto no a priori al Cpr, ma essendo i proprietari ci aspettiamo che prima di prendere qualsiasi decisione se ne possa discutere». Sebbene il luogo non presenterebbe le caratteristiche per un utilizzo immediato, l’ipotesi del Centro migranti non ha mancato di suscitare accese reazioni. «La nostra posizione è chiara: non accetteremo che Pescia sia sede di un centro che rappresenta una modalità di gestione dell'immigrazione che è stata fallimentare e inefficace – ha dichiarato il candidato sindaco Riccardo Franchi (centrosinistra) – siamo la terra di Pinocchio, il burattino più famoso del mondo che è simbolo dell'infanzia e del rispetto dei valori della dignità umana che, troppe volte, nei Cpr sono negati». Anche il candidato sindaco Giancarlo Mandara (lista civica Voltiamo Pagina) ha espresso contrarietà: «Veneri non merita questo ennesimo “regalo” da parte della politica, con tutti i problemi da decenni irrisolti – ha detto – la frazione rimane ancora quello che un vecchio parroco in una lettera indirizzata circa vent’anni fa all’amministrazione comunale definì “paese di frontiera”, ai margini di qualsiasi concreta ipotesi di rilancio. Questa collocazione si scontra con la promessa riqualificazione del carcere. Non possiamo accettare soluzioni che penalizzino ancora una volta il nostro territorio». La candidata Sabrina Lazzerini (Pescia a Sinistra) l'ha definita «una cosa vergognosa», evidenziando come quel centro «non si ha da fare né qui, né altrove e gli altri, peraltro inutili anche per lo scopo per cui vengono proposti, debbono essere chiusi». «Il Comune di Pescia può e deve costruire opposizione formale, istituzionale e sociale con mille azioni diverse e insieme a tanti soggetti sociali, culturali, religiosi e politici a una scelta crudele come quella di incarcerare senza alcun processo gente fuggita da guerre, epidemie, fame e morte», ha concluso Lazzerini.

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