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Monsummano, ex calciatore malato di Sla picchiato: «L’aggressione? Resta l’amarezza. Tanto lavoro da fare coi genitori»

di Roberto Grazzini
Monsummano, ex calciatore malato di Sla picchiato: «L’aggressione? Resta l’amarezza. Tanto lavoro da fare coi genitori»

Stefano Turchi è stato premiato a un torneo. Romani, presidente del Via Nova: «È un combattente, sarà sempre in prima linea»

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MONSUMMANO. L’acquazzone di venerdì ha pulito l’aria lasciando il posto a un bel sole primaverile che scalda il cuore e l’anima, dominando il cielo sopra il centro sportivo della Palagina, quartier generale della società Giovani Via Nova, teatro di due tornei riservati alle fasce d’età dei più piccolini e intitolati a Ivo Rastelli, uomo di sport inteso come sano e puro divertimento e al maestro di calcio e di vita Aquilino Bonfanti.

Fra le squadre partecipanti c’è il Brusaporto, sodalizio dell’hinterland bergamasco in piena evoluzione, che punta molto sull’aspetto educativo. Qui è ormai di casa, da diversi anni è sempre ai nastri di partenza della kermessse valdinievolina, grazie anche all’ottimo rapporto di collaborazione esistente fra i due club e i rispettivi direttori sportivi Ennio Pollastrini per i padroni di casa e Stefano Turchi pari grado nel Brusaporto.

Stefano è nato al di là del Serravalle, nella città di Cino nel 1969 ed è stato un gran bel giocatore di football vestendo le maglie di Prato, Carrrarese, Ancona (con cui salì in serie A) chieti e Vis Pesaro. Una persona davvero speciale, specialmente fuori dal rettangolo di gioco, al quale nel 2007 fu diagnostica la Sla. Da allora è instancabile in prima linea nelle varie iniziative per combattere questa subdola è sfiancante malattia.
 

Non vuole, non cerca compassione ma anzi è fortemente motivato nel dimostrare che si può convivere con un male contro il quale la scienza sta prendendo importanti contro misure.

La sua fiducia nel prossimo e l’amore per il football non sono mai vacillate neppure per un attimo fino a pochi giorni fa quando è stato vittima di una barbara e ignobile aggressione da parte di un genitore di una squadra rivale, che dopo averlo scaraventato a terra lo ha colpito ripetutamente con calci e pugni, prima di essere fermato da due dirigenti del Brusaporto.

E pensare che alla base del fattaccio c’è il gesto di cortesia della società di casa, per l’occasione, di far entrare con la propria auto nell’area riservata ai dirigenti tale individuo, il cui figlio aveva preso una fortuita pallonata in volto.

Il ragazzo, ripresosi, era rimasto in panchina a vedere il match mentre il padre, invitato a riprendere posto in tribuna e a spostare l’auto, non ha sentito ragioni e anzi alle giuste rimostranze di Stefano ha risposto passando alle mani. Quindi Stefano è stato trasportato in ospedale, dove gli è stato riscontrato un trauma cranico e varie contusioni.

Un episodio il cui eco mediatico ha fatto il giro del mondo nel vero senso della parola, e che ha segnato dentro il buon Stefano. La notizia è stata ripresa da tutte le testate online, dai telegiornali e dalla carta stampata e ha fatto parlare per diversi giorni. Un evento che ha turbato molto turchi, il quale sembrava aver preso in seria considerazione l’idea di farsi da parte, di passare la mano.

In tanti all’inizio del torneo in Via Nova hanno sbirciato quel cancello da cui Stefano era solito passare in carrozzina per poi assistere alle gare dietro la porta degli spogliatoi.

Lui “doveva” essere lì, per non darla vinta alla parte malata dello sport più bello del mondo, e a chi pensa che il campo di gioco sia solo una sorta di barbara arena senza principi morali, a uso e consumo di vigliacchi regolamenti di conti.

E alla fine nella tarda mattinata di sabato Stefano è arrivato, quasi senza far rumore, facendo capolino sul manto sintetico. Pur visibilmente provato ha sorriso a tutti: «Il dolore fisico è passato – spiega – e con quello che resta ho imparato a conviverci da anni. L’amarezza invece per ciò che è avvenuto rimane. Ma quanto ho provato sulla mia pelle mi ha fatto capire che ancora c’è tanto da lavorare sotto il profilo educativo a livello di settore giovanile e soprattutto sui modi di pensare dei genitori. Non auguro il male a chi me ne ha fatto, però certe persone devono stare lontane dai campi di calcio, per il bene di tutto il movimento».

Chi non ha mai dubitato della presenza di Stefano alla Palagina era il presidente dei Giovani Via Nova, Osvaldo Romani, come dimostra la targa d’incoraggiamento e solidarietà consegnata all’amico Stefano nel fine settimana pasquale: «I combattenti sono fatti per stare in prima linea – ha dichiarato – per essere di esempio a chi li segue. Ce ne fossero di persone così!».

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