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Appello per salvare Colleviti: il tetto è in cattive condizioni

di Maria Salerno
Appello per salvare Colleviti: il tetto è in cattive condizioni

Mobilitazione per il convento del XV secolo che finora ospitava una comunità. Il consigliere Franceschi: «Bisogna impegnarsi per un suo pieno utilizzo e rilancio»

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PESCIA. Adagiato su un colle da cui si gode una bellissima veduta, il francescano convento di Colleviti fu costruito sul finire del XV secolo. Fino a poco tempo fa ospitava una comunità di recupero e rappresenta uno dei gioielli architettonici più pregevoli di Pescia, oltre a costituire un itinerario naturalistico di grande bellezza.

Oggi, però, rischia di logorarsi a causa della mancanza di opportuna manutenzione. A portare all’attenzione dell’opinione pubblica la questione è il consigliere comunale e provinciale Oliviero Franceschi (Lega) che ha fatto sorvolare la struttura da un drone, che ha consentito di metterne in luce le criticità.

Parte del tetto riparato in maniera temporanea, una gronda in angolo che mostra segnali di possibile crollo ed embrici di copertura smossi un po’ su tutto il tetto della parte frontale. «Tutto questo fa pensare, a detta del consigliere Franceschi «che sarebbe il caso di intervenire e di programmare, qualora ci fosse la volontà da parte della proprietà, un utilizzo che ne consentisse il recupero e la conservazione».

Sebbene si possa a buon diritto considerare “il biglietto da visita della città”, infatti, questa meraviglia appartiene alla Provincia Toscana di San Francesco Stimmatizzato dei Frati Minori. La sua architettura fu completamente rimaneggiata nel Seicento per volere del Granduca di Toscana, Cosimo III, legato da profonda amicizia con il padre guardiano, Serafino Giani.

Oggi il complesso comprende la chiesa dedicata a San Lodovico, che contiene, al suo interno, tele di importante fattura sei-settecentesca, una biblioteca contenente circa 3000 libri, incunaboli e codici miniati, sopravvissuta solo in parte alla furia delle soppressioni napoleoniche. La facciata è scandita da due ordini di finestre con un caratteristico portico: quello superiore un tempo serviva da vestibolo per la biblioteca e quello inferiore invece dà l’accesso al convento e alla chiesa. Un luogo di pace e di preghiera, circondato da vigne e oliveti, che nessuno vorrebbe vedere andare in malora.

«Si tratta di 34 mila metri cubi di bellezza unica – sottolinea Oliviero Franceschi rivolgendo un appello perché ci si adoperi a salvare il convento – questa opera di fatto appartiene alla cartolina della città e non possiamo non impegnarci per un suo pieno utilizzo e rilancio culturale. Su questo, chi davvero ama Pescia deve impegnarsi nel breve futuro interloquendo con i legali rappresentanti di questa struttura affinché sia messo in sicurezza uno dei luoghi più belli della città».


 

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