Il presidio
Gli 85 anni non le evitano la fine: la merceria Bellandi ha chiuso
I proprietari: «I piccoli negozi sono frequentati solo da un pubblico di vicinato»
PONTE BUGGIANESE. Dopo 85 anni la storica merceria Bellandi Di Vita di Ponte Buggianese ha deciso di gettare la spugna. Marusca Bellandi e Massimo Di Vita hanno entrambi tagliato il traguardo dei 64 anni e hanno raggiunto i requisiti di età e di versamenti per andare in pensione. I due coniugi quindi, hanno deciso di porre fine alla loro lunga permanenza dietro il bancone, resa sempre più complicata negli ultimi anni dall’invadenza dei centri commerciali e dall’esplosione dell’e-commerce. La storia ultradecennale della merceria cominciò nel lontano 1938, quando l’Italia aveva ancora le colonie e per muoversi i pontigiani usavano tutt’al più la bicicletta. Situata inizialmente nel pieno centro storico del paese, anni fa la l’attività si trasferì in via Buggianese 2, sempre in zona centrale ma più visibile alle auto di passaggio.
«I tempi erano cambiati – dice l’ex titolare Marusca Bellandi – e il nostro negozio si è sempre adeguato». Nato come emporio di paese, col tempo l’esercizio prese la fisionomia che lo ha poi caratterizzato per anni e anni: quella di una merceria con articoli specifici per sartoria e scelta di maglieria. «La merceria Bellandi Di Vita – dice il sindaco di Ponte Buggianese Nicola Tesi – fa parte della mia storia personale. Mia nonna e mia mamma erano sarte e fin da piccolo ho iniziato a frequentare il negozio. Comprendo però la scelta di Massimo e Marusca che, dopo tanti anni di duro lavoro, vogliono godersi un giusto riposo». E, in effetti, nei piani dei due coniugi ci sono viaggi e vacanze. Tutte quelle che, seguendo i ritmi del lavoro, non hanno mai potuto fare.
Tuttavia, prima di abbassare del tutto la saracinesca, Marusca ci tiene a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Da quando abbiamo deciso di cessare l’attività, non abbiamo mai cercato nessun potenziale acquirente. Oggi le licenze di attività come la nostra non hanno più alcun valore commerciale. Chiunque può andare in Comune e uscire con un’autorizzazione in mano che lo abilita ad aprire un esercizio. Abbiamo quindi preferito cercare di liquidare quello che avevamo».
«I piccoli negozi – poi conclude – sono ormai frequentati solo da un pubblico di vicinato spesso in là con gli anni. Molti preferiscono girare per trovare, a prezzi più o meno simili, gli stessi oggetti che troverebbe vicino casa in un clima di cordialità maggiore. Altri ormai, sono completamente succubi del commercio online. Soprattutto i giovani pare che ne siano particolarmente affascinati ma questo li priva del tutto del contatto umano». La chiusura della merceria Bellandi accende il dibattito sullo stato di salute del commercio di zona. «Le attività commerciali – afferma l’assessora al commercio Beatrice Giannanti – tendono a uscire dal centro storico per posizionarsi lungo le direttrici di maggior percorrenza, soprattutto nell’area-Conad. Recentemente, abbiamo avuto come amministrazione un incontro conviviale con i commercianti, che è servito a raccogliere i loro consigli e i loro pareri sul modo di rilanciare il settore. Quello che è certo è che la nostra giunta non seguirà l’esempio di Montecatini, dove il progetto “pop up” (sei mesi di affitto che è pagato dal Comune con fondi regionali ai negozi che aprivano in una zona più svantaggiata, nella fattispecie via Marruota) è poi miseramente fallito».
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